Dalla Francia un film su Riace

Dom, 05/02/2017 - 10:06

Che il mondo si sia accorto di Riace è cosa nota. Meno noto, invece, è che ad accorgersene ci sia anche il cinema.
“Un paese di Calabria” è un film girato a Riace e opera dei registi Shu Aiello e Catherine Catella.
Racconta la storia di Rosa Maria che, in un giorno d’estate del 1931, ha lasciato Riace, il suo paese natale, in cerca di fortuna in Francia. Da allora gli abitanti di Riace hanno visto le case abbandonate dagli emigrati coprirsi di edera e le terre impoverirsi. Un giorno dal mare è arrivato un barcone con duecento profughi curdi. Le case degli emigrati d’inizio novecento sono state date ai migranti che le hanno restaurate. Oggi gli abitanti del paese calabro si chiamano Roberto, Ousmane, Emilia, Mohamed, Leonardo, Taira. Gli abitanti non hanno molto, ma s’inventano ogni giorno il loro destino comune. È la storia di un'amministrazione e di una cittadinana che hanno saputo guardare lontano, facendo dell'accoglienza e dell'integrazione una missione. Oggi le case abbandonate sono di nuovo abitate e nel paese è tornata la vita grazie al progetto Futura, portato avanti dal sindaco Domenico Lucano, insieme ai migranti.
“Un paese di Calabria” è un dolce racconto fatto di persone, di vite trapiantate e devozione popolare, impegno politico e lotta alla 'ndrangheta. La cronaca di una trasformazione coraggiosa guidata da un principio: nessuno si salva da solo.
Dopo un’alta formazione nell’audiovisivo, Shu Aiello ha iniziato a collaborare con la 13 Productions, progetto che ha l’intenzione di esprimere una nuova visione della società attraverso la produzione di documentari. Nei suoi lavori esplora i temi di resistenza da contrapporre al pensiero convenzionale. Catherine Catella, di cultura mista italo-francese, invece, ha dedicato molto tempo al tema dell’esilio e anche la sua è una storia di migrazione. È montatrice di documentari televisivi, e anche autrice e regista.
“I rapporti umani sono molto più semplici di quello che sembra – ha dichiarato Catherine durante il Film Festival Diritti Umani di Lugano. – Accogliere non è così complicato. Tendere la mano non è un gesto mistico. Un paese di Calabria racconta la storia delle migrazioni, concentrandosi non solo su chi parte ma anche su chi resta e soffre nel vedere partire gli altri”.

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