Un’interessante scoperta archeologica a Locri: “Il Santuario delle Acque”

Mar, 12/07/2016 - 09:55

Nell’ambito della festa nazionale dei Musei, nella serata del 3 luglio, presso il parco archeologico di Locri Epizefiri, con la partecipazione di un attento pubblico sempre desideroso di conoscere la storia e la forma dell’organizzazione sociale dell’antica Locri, si è tenuto un interessante incontro relativo agli scavi archeologici effettuati dall’Università di Torino, che opera nell’area locrese ininterrottamente dal 1969. L’attività di ricerca, avviata dal prof. Giorgio Gullini e continuata dalla prof.ssa Marcella Barra Bagnasco, oggi è portata avanti da valenti ricercatori quali Valeria Meirano e Diego Elia, con l’ausilio di giovani dottorandi e collaboratori di lunga data. La Meirano ed Elia hanno illustrato le attività che si sono tenute negli ultimi anni e che hanno portato alla luce vestigia risalenti alla fondazione della colonia magno-greca (dal VII a.C. fino all’abbandono della città nel VII sec. d.C.). Si è discusso, inoltre, di come attraverso convegni e seminari (Roma, Los Angeles, Atene, ecc.) il suddetto ateneo torinese diffonde il nome di Locri. Con slides relative alla sistematica campagna di scavo effettuata nell’area di Contrada Petrara nei pressi del Casino Macrì, gli archeologi hanno mostrato altresì un’area sacrale, detta “santuario delle acque”. Quindi, si è aggiunto un nuovo tassello interpretativo della topografia della città, una nuova conoscenza di come l’insediamento abitativo venne modellato secondo l’attraversamento dei canali d’acqua, stante la localizzazione di altre strutture di sbarramento costruite a difesa della parte pianeggiante a salvaguardia degli effetti devastanti delle piene che scendevano dalla collina di Castellace e dai valloni di Abbadessa e Mannella. Si è parlato ancora dell’utilizzo delle acque nelle aree sacrali, in particolare di quelle insite nell’area oggetto di scavo. Tra gli isolati dissepolti posti a fianco del canale che scorreva parallelo, ad ovest delle mura perimetrali, vi era quello che occupava una vasta area di circa 300 mq (ancora oggetto di studio), dove si svolgevano attività rituali e al quale è stato dato il nome di “Santuario delle Acque”. Qui sono stati dissepolti vari ambienti, alcuni dei quali dotati di vasche e bacini lustrali, pozzetti votivi e vario materiale (astragali, matrici integre con soggetti femminili, antefisse, vasi, arule, protome, pesi di telaio, terrecotte con il volto della Gorgone, ecc) che hanno dato una chiara chiave indiziaria circa l’utilizzo di questo spazio. Un doveroso ringraziamento va dato a questa equipe archeologica torinese dai cittadini locresi, che si aggiunge a quelli della dott.ssa Rossella Agostino responsabile del parco archeologico e dall’amministrazione comunale presenti al convegno.
A margine di questa nota, a parte la lodevole sistemazione dell’area archeologica che oggi risulta più pulita e praticabile, si chiede da più parti maggiore attenzione della Teca dell’archivio del tempio di Zeus di c/da Pirettina, dei sarcofaghi romani posti all’esterno del Casino Macrì, oltre a un intervento razionale, se ancora possibile, sul teatro greco-romano prima della totale scomparsa di tutti i settori della cavea.

Autore: 
Pepè Napoli
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