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Siamo stati comunisti

A Casignana il confronto sulle grandi stagioni di lotta, dal contrasto ai moti del ’70 alle conquiste sociali. Riflessioni a margine della presentazione del volume di Testa e Velardi nel territorio locrideo

Ilario Ammendolia

È stato presentato alla villa romana di Casignana, il libro di Chicco Testa e Claudio Veraldi: siamo stati iscritti al PCI.

Hanno partecipato al dibattito, Claudio Velardi, direttore del Riformista, il senatore Nicola Irto e il sottoscritto. Moderatore l’onorevole Franco Crinò.

Libro particolarmente audace perché gli autori, ex dirigenti nazionali del partito, mettono in discussione dogmi e mostri sacri del partito comunista. Ed infatti la prima domanda posta da Franco Crinò è stata: “si ha diritto di cambiare idea?”.

Certo che si ha! Ma tenendo conto che non basta cambiare nome sulla carta d’identità per partire daccapo. Ognuno di noi è figlio di ciò che è stato ma deve vivere nel mondo attuale senza sentirsi prigioniero del passato.

Personalmente non rinnego affatto… ma non ho nostalgia del PCI.

Ho invece una forte nostalgia delle cose belle e dei momenti pubblici in cui mi sono sentito gratificato, vivo, felice.

Ricordo la mia adolescenza nella Azione Cattolica e la possibilità di dialogare con Dio che era lì, proprio accanto a me. Così come ricordo bei momenti di entusiasmo collettivo che ho vissuto nel PCI. La grande emozione per la resistenza vietnamita che nel nostro immaginario collettivo era la vittoria dei deboli sui prepotenti, di coloro che sognavano la pace come alternativa all’olocausto nucleare.

Ma anche nella nostra storia di comunisti calabresi vi sono state momenti indimenticabili.

Per esempio la nostra resistenza al tentativo eversivo che era più che evidente dietro i moti di Reggio dei 1970.

Infatti alle spalle dell’ignaro popolo in rivolta si svolgevano le oscure manovre che avrebbero dovuto portare al golpe militare in Italia.

Noi abbiamo contribuito a sventarlo e manifestare a Reggio non era proprio una passeggiata.

Così come abbiamo conosciuto la fatica giornaliera nel rivendicare una sanità pubblica e gratuita per tutti. Una legge che il mondo ci ha invidiato e che oggi viene smontata pezzo dopo pezzo. E potrei continuare dicendo che non è stato facile battersi a favore della legge sul divorzio ricacciando indietro il rigurgito oscurantista. Tali momenti di impegno collettivo non credo siano da rinnegare ma piuttosto da ricordare come contributi fondamentali alla nostra storia nazionale.

Non sono da rimpiangere invece i riti del PCI officiati da un “clero rosso” cinico ed ipocrita che in qualche momento ha addirittura teorizzato la diversità genitica del militanti del PCI.

Come se i comunisti fossero estranei alla natura umana.

Forse ci abbiamo anche creduto.

Ma poi la realtà è venuta fuori: eravamo uomini come tutti gli altri. Con tante debolezze e tanti difetti e qualche virtù.

Ovviamente escludo i santi e soprattutto i santoni.

Sostenere però che i comunisti italiani (ed aggiungo i socialisti) siano stati sostanzialmente dalla parte sbagliata della storia significa collocare I loro avversari nella parte giusta di essa.

È non mi pare proprio che l’Europa, l’Italia, la Calabria di oggi corrisponda al migliore dei mondi possibili. In tal senso non nascondo la sensazione di imbarazzo quando ho ascoltato l’ onorevole Veltroni (che immagino avrà fatto come tutti noi le lotte per il Vietnam o per il Cile), parlare degli Stati Uniti di America come patria della libertà e esempio di democrazia.

Era una svolta a 180 gradi fatta con estrema presunzione e senza sentire alcun bisogno di confrontarsi con gli altri.

Una forma di superbia intellettuale e autosufficienza non rara nel vecchio PCI.

Infine condivido la tesi secondo cui bisogna impedire ad una generazione di restare prigioniera del proprio passato.

Non possiamo vivere nel 2000 come se fossimo nel 1968 o nel 1972.

Per esempio, nel prendere posizioni pubbliche per il “si” al referendum sulla giustizia sapevo che mi sarei confrontato criticamente con le posizioni ufficiali dei partiti della Sinistra.

Non discusse e non concordate con la base.

Quindi, lo rifarei …perché è stato giusto farlo e per tanti motivi che oggi sono ancora più evidenti della scorsa primavera.

Infine ritengo che il notevole patrimonio storico e politico del PCI possa e debba come patrimonio di tutti gli italiani. In particolare della Sinistra. I vecchi militanti sono pochi e, in gran parte, estranei alla vita politica. Credo che potrebbero avere ancora un ruolo se con estrema umiltà riuscissero a filtrare le speranze e le delusioni maturate nella loro militanza. Non ponendosi come esempio da imitare ma piuttosto come testimoni di una storia vissuta con grande intensità.

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