HomeattualitàSanità in Calabria, il diritto alla cura si ferma in coda: aumentano...

Sanità in Calabria, il diritto alla cura si ferma in coda: aumentano le attese e le rinunce

Peppe Giannetto

Tempi da rispettare sempre più difficili, prestazioni che slittano e cittadini costretti a scegliere tra pagare e rinunciare. I dati della Fondazione Gimbe fotografano una situazione preoccupante: nel 2025 il 10,4% dei calabresi ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria.

Curarsi non dovrebbe essere una questione di fortuna, né tantomeno di disponibilità economica. Eppure, in Calabria, ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico nei tempi necessari continua a rappresentare una difficoltà per tanti cittadini.

Le liste d’attesa rimangono uno dei nodi più delicati della sanità regionale. Dietro i numeri ci sono persone che aspettano, pazienti che rinviano gli accertamenti e famiglie costrette a rivolgersi alle strutture private, quando possono permetterselo.

Gli altri, invece, rischiano di rinunciare alle cure o di rimandarle, con conseguenze che possono diventare particolarmente gravi quando si tratta di individuare tempestivamente una patologia.

I numeri confermano le difficoltà

A riaccendere l’attenzione sulla situazione calabrese è l’ultima analisi della Fondazione Gimbe, elaborata sulla base dei dati dell’Agenas e relativa al periodo gennaio-settembre 2026.

Il quadro evidenzia un peggioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: la quota di prime visite specialistiche prenotate entro i tempi previsti è diminuita di 2,7 punti percentuali, mentre quella relativa agli esami diagnostici ha registrato una flessione di 2,1 punti.

Un segnale che merita attenzione, soprattutto perché arriva in un settore nel quale la tempestività delle prestazioni può fare la differenza.

Ancora più significativo è il dato relativo alle rinunce. Nel 2025, infatti, il 10,4% della popolazione calabrese ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,6%. Si tratta di un indicatore che non dipende esclusivamente dalle liste d’attesa, ma che restituisce comunque la misura delle difficoltà di accesso alle cure.

Quando la sanità pubblica non riesce a rispondere

Il problema non riguarda soltanto il tempo trascorso tra la prescrizione medica e l’appuntamento.

La questione investe l’effettiva possibilità di accedere alle cure, indipendentemente dal reddito e dalla condizione sociale.

Chi dispone delle risorse necessarie può cercare una soluzione nel settore privato, sostenendo spese spesso considerevoli. Chi non può permetterselo rischia, invece, di rimanere intrappolato nell’attesa

Si crea così una disparità che contrasta con il principio fondamentale del Servizio sanitario nazionale: garantire a tutti il diritto alla salute.

Non basta, pertanto, aumentare il numero delle prenotazioni o migliorare formalmente alcuni indicatori. Occorre verificare se le prestazioni siano realmente disponibili quando servono, con particolare attenzione alle patologie che richiedono accertamenti tempestivi.

Anche i dati regionali, del resto, devono essere interpretati con prudenza: le percentuali aggregate non raccontano da sole l’intera realtà, perché incidono sulle statistiche le classi di priorità e la tipologia delle prestazioni considerate.

Le responsabilità e le risposte che servono

Di fronte a questa situazione, la domanda è inevitabile: quali interventi concreti sono necessari per ridurre le attese e restituire fiducia ai cittadini?

La risposta richiede una programmazione efficace, un migliore utilizzo delle risorse disponibili, un’organizzazione più efficiente delle strutture e una verifica costante dei risultati raggiunti dalle aziende sanitarie.

È inoltre fondamentale valorizzare il personale sanitario, affrontare le carenze organizzative e utilizzare pienamente le risorse destinate all’abbattimento delle liste d’attesa.

Non è sufficiente annunciare nuovi programmi: bisogna stabilire obiettivi verificabili, tempi certi e responsabilità precise.

I cittadini hanno diritto di sapere quali prestazioni possono ottenere, in quanto tempo e quali alternative siano previste quando non è possibile rispettare i termini stabiliti.

Il diritto alla salute non può aspettare

La sanità calabrese affronta problemi complessi, stratificati nel tempo, che non possono essere risolti con un singolo provvedimento. Ma proprio la complessità della situazione rende indispensabile un impegno concreto e continuativo. Le liste d’attesa non sono semplicemente un problema amministrativo: sono una questione di equità sociale, di dignità delle persone e di fiducia nelle istituzioni.

Una visita rimandata non è soltanto una data spostata sul calendario. Per un paziente può significare preoccupazione, incertezza e il timore che una malattia venga scoperta troppo tardi.

Per questo la riduzione dei tempi d’attesa deve diventare una priorità effettiva della politica sanitaria regionale, accompagnata da interventi misurabili e da una rendicontazione trasparente dei risultati.

Perché il diritto alla salute non può dipendere dalla possibilità di pagare una prestazione privata, né dalla capacità di attendere più a lungo degli altri.

Una sanità efficiente si misura anche da questo: dalla capacità di garantire a ogni cittadino le cure necessarie, quando ne ha davvero bisogno.

- Spazio disponibile -
- Spazio disponibile -
- Spazio disponibile -
ARTICOLI CORRELATI

Le PIU' LETTE