A 20 anni dall’11 settembre: distrutto un simbolo, ma non una civiltà!

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Mi è stato subito chiaro, nel momento stesso in cui le Twin Towers di New York crollavano collassate dall’incendio, conseguente all’impatto dei due aerei guidati dai terroristi di Bin Laden, che essi avevano distrutto un simbolo, ma neppure scalfito la nostra civiltà. Sì, ci avranno costretto a limitazioni momentanee della libertà, ma non sono riusciti a rallentare l’evoluzione della nostra cultura.

Mi sono sempre chiesto, nel momento stesso in cui le Twin Towers, le Torri Gemelle di New York, crollavano collassate dall’incendio conseguente all’impatto dei due aerei guidati dai terroristi di Bin Laden, se con esse Al Qaeda avesse distrutto soltanto uno dei simboli della civiltà occidentale o la nostra civiltà medesima.

L’emozione, che è ancora vivissima, era molto forte ed intensa mentre vivevo in diretta tramite la televisione la tragedia, appena attenuata dalla tenerezza di un momento intimo che mi piace ora raccontare. Ecco rivedo chiaramente i miei due figli minori, Antonio e Renato, all’epoca di 12 e 13 anni, increduli e muti, evidentemente sbigottiti davanti alla TV. Rivivo ancora con un brivido il loro sussulto al momento del crollo e un lungo silenzio. Poi, improvviso, un ingenuo commento da uno dei due, rivolto al fratellino: «miiii, siamo storici!». Esprima così la sua sensazione di essere stato testimone di una cosa importante. E con orgoglio ricordava di essere salito, in un viaggio a New York di due anni prima, in cima a quel simbolo, inesorabilmente distrutto dall’odio e dalla violenza.

Ci penso spesso a quel giorno.

L’undici settembre ha rappresentato uno spartiacque del nostro modo di vivere.

Da allora i protocolli di sicurezza in tutto il mondo si sono via via fatti più severi, restringendo la sfera delle nostre libertà individuali e collettive. Non solamente negli aeroporti di tutto il mondo, piccati della facilità con cui i terroristi di Al Qaeda si fossero impadroniti di tre aerei contemporaneamente, ma in tutti i settori del vivere civile. Piano piano ci siamo abituati a vedere l’esercito schierato nei luoghi ritenuti sensibili, monumenti, uffici pubblici, a vedere sbarrate le strade, a subire controlli fino ad allora sconosciuti, a confrontarci con leggi sempre più restrittive.

Un sacrificio che è stato generalmente accettato sull’altare, Dio vero o idolo non lo so, della sicurezza. Con un progressivo crescendo del quale non ci siamo resi conto, ma che ogni giorno in questi ultimi venti anni ci ha resi meno liberi.

Un poco quello che accade in questi giorni in cui la paura del Covid-19, reale o indotta, neppure su questo ho una certezza, sta generando una cultura conformistica di accettazione quasi unanime di restrizioni, che proprio in questi giorni il Governo sta ancora aggravando.

Il mio spirito liberale e libertario mi farebbe tornare alla mia più sincera e originale opinione: nessuna restrizione, ma solo profilassi personale, ciascuno con la propria prudenza.

Ma ho l’onestà intellettuale di ammettere che se avessi dovuto decidere io, qualche provvedimento restrittivo lo avrei preso, per difenderci dal Covid-19 e dal terrorismo. Anche se per me è evidente il pericolo, e l’ho denunciato in qualcuno dei miei articoletti, che se si accetta una limitazione della libertà per l’emergenza Covid-19 o terroristica, potremo finire a vederci imposte restrizioni per qualsiasi altra ragione che il potere possa ritenere costituisca emergenza.

Perché fin dall’11 settembre 2001 mi è stato chiaro che i terroristi islamici avevano distrutto un simbolo, ma neppure scalfito la nostra civiltà. Sì, ci avranno costretto a limitazioni momentanee della libertà, ma non hanno neppure rallentato l’evoluzione della nostra cultura. Che, badate, non ho la pretesa di ritenere superiore a quella musulmana, ma solamente differente e in uno stato evolutivo più avanzato. L’Islam deve ancora vivere il suo illuminismo che, ne sono certo, prima o poi arriverà perché neppure quei paesi sono estranei alle pulsioni del mondo.

L’errore che l’Occidente ha rischiato, e rischia ancora, di commettere è proprio quello suggerito proprio dalla parte più anti-islamica: mutare la nostra cultura, adeguandola a quella subcultura minoritaria e terroristica che l’ha così vilmente colpita, vietando tutto ciò che sia musulmano. Ma la nostra cultura è più forte e non è mai “Anti”, ma è ispirata alla tolleranza e accetta la diversità.

Non accettare l’assolutezza dei terroristi islamici significa vanificare lo scopo di quel clamoroso attentato, degli atti terroristici che l’hanno preceduto e di quelli che l’hanno seguito, che era proprio questo: indurci ad adottare un modo culturale di intolleranza del tutto simile al loro.

La tolleranza, l’accettazione della diversità, il rispetto della dignità umana e dei diritti inviolabili di ciascun essere umano, insomma, sono valori nostri, ai quali non potremo mai abdicare.

Tommaso Marvasi