A Milano la Calabria da sagra paesana

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Lo spazio calabrese al meeting del turismo milanese, rappresenta un triste luna park, un baraccone demodè vestito a festa che esalta la modernità ambientale di una regione che raddoppia i termovalorizzatori e reclama i rigassificatori, in un tripudio di depuratori che a ogni giro di giostra saranno messi a posto e la schiumetta se la ride. A ogni, ennesima, discesa dalle montagne russe si risale e si torna: all’immagine della Calabria, a una nuova narrazione della Calabria, al dai “Che stavolta è la volta buona”.

 Partono i bastimenti… e i nostri continuano a partire, in tutti i modi, con tutti i mezzi. Se ne vanno le idee possibili, le forze giovani. Pochi, encomiabili, resistono, restano. Nonostante tutto. Perché tutto è concepito perché si vada via, si tolga il disturbo. Tutto si fa perché non si faccia nulla.

La Calabria straordinaria, della Bit di Milano, emana depressione. L’Italia è tutta splendida, ogni suo angolo custodisce un tesoro. Ogni regione ha qualcosa di unico da offrire. E la Calabria non ha diminuzioni rispetto ad altri luoghi, certo non è il centro dell’universo di note narrazioni retoriche, ma avrebbe risorse notevoli per assicurare un futuro dignitoso ai propri figli. Non c’è chi, su larga scala, trasformi beni teorici in opportunità pratiche, non c’è chi sia in grado di farlo, abbia la forza di farlo, sia aiutato a farlo e sia, realmente, deputato a farlo. La mission delle classi dirigenti pubbliche sembra essere l’ordinaria amministrazione: la via lenta e inesorabile del declino, celata all’interno d’improvvisi spari d’artificio. In questo senso lo spazio calabrese al meeting del turismo milanese, rappresenta un triste luna park, un baraccone demodè vestito a festa che esalta la modernità ambientale di una regione che raddoppia i termovalorizzatori e reclama i rigassificatori, in un tripudio di depuratori che a ogni giro di giostra saranno messi a posto, e la schiumetta se la ride. A ogni, ennesima, discesa dalle montagne russe si risale e si torna: all’immagine della Calabria, a una nuova narrazione della Calabria, al dai “Che stavolta è la volta buona”. E c’è un nuovo volto, il volto splendido di una magnifica bellezza di Calabria, come se fossero i volti ad avere il potere di cambiare le cose e non i progetti, le visioni. Si va a Milano, come si va a Torino, a Roma, dappertutto, non per riportare a casa opportunità. Si va per dire a quelli che restano, momentaneamente, a casa, la valigia già chiusa e pronta all’imbarco, “Oh, siamo a Milano, Torino, Roma, dappertutto e siamo i più belli”. Di fatti se ne faranno pochi, ma ai propri si racconterà di accoglienze straordinarie, di imprese straordinari e di accordi che, se quagliano, sarà rivoluzione. Ma poi non quaglierà mai nulla, passeranno gli anni, cambieranno figure e volti e si riparlerà di immagine, nuova narrazione e imprese straordinarie che mai ci saranno finché si andrà in giro con lo spirito da sagra paesana: non per costruire occasioni, solo per proiettare, giù al paese, l’immagine dei vincenti. E si passerà dalla cassa del tirassegno per ritirare il bambolotto che la nostra infallibile mira ci ha fatto vincere.

E partono, i bastimenti partono.