Al mercato del cinema cinese Hollywood china la testa!

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A partire dagli anni 2000, la Cina ha ampliato il proprio mercato del cinema a livello locale e mondiale penetrando tra gli apparati burocratici di Hollywood attraverso importazioni di titoli, finanziamenti e coproduzioni, trasformandosi nel mercato cinematografico più redditizio a cui ambire.

Nel corso della rivoluzione culturale cinese (1966 – 1976) i film hollywoodiani erano banditi dalla Cina, tra gli anni Ottanta e Novanta vengono riammessi nel rispetto dei criteri nazionali di censura. Nel 2020 il mercato cinese del cinema diventa il più grande al mondo, registrando una vendita al botteghino pari a 1.988 miliardi di dollari, superando il grande mercato cinematografico americano, Hollywood, le cui vendite hanno raggiunto 1.937 miliardi di dollari, secondo le stime dell’agenzia di consulenza cinematografica asiatica Artisan Gateway.

A partire dagli anni 2000 la Cina ha ampliato il proprio mercato del cinema a livello locale e mondiale penetrando tra gli apparati burocratici di Hollywood attraverso importazioni di titoli, finanziamenti e coproduzioni, trasformandosi nel mercato cinematografico più redditizio a cui ambire. Una serie di elementi rendono estremamente attraente e potente il mercato del cinema cinese: il numero di spettatori è in crescita e molto consistente, quantificabile attraverso il numero delle sale presenti nel paese ossia 75 mila, a fronte delle 41mila americane; la qualità tecnica dei film cinesi è migliorata a tal punto da ideare e produrre sul piano nazionalegrandi successi in sostituzione dei kolossal hollywoodiani. Questi ultimi nel 2018 dominavano la classifica dei 10 film più visti in Cina, mentre nel 2020 solo un film di produzione americana era presente nella classifica e i restati nove erano cinesi. L’abilità cinese di programmare e presentare al pubblico spettacoli è amplia e funzionale, ma ha un prezzo elevato: la censura. Il governo cinese regola e controlla l’intera industria dell’intrattenimento locale, occupandosi di selezionare i film nazionali ed internazionali da mostrare nelle sale, le date di uscita, la quantità di pubblicità di cui possono godere e il numero di sale in cui uscire. Ciò significa non solo che i registi e i produttori hollywoodiani, adattano i propri film in base al taglio del mercato cinese, ma anche che sono disposti all’autocensura in base ai criteri dettati dal governo cinese, pur di non rinunciare ai profitti garantiti dall’immenso mercato asiatico. I contenuti bannati dai film risultano volutamente vaghi e generici, quali minaccia all’unità nazionale, alla sovranità e all’integrazione territoriale; violazione dei principi basilari della costituzione; incitamento alla minaccia delle politiche religiose nazionali e alla distorsione della storia etnica; messa a repentaglio della moralità, della stabilità e dell’ordine sociale. Queste categorie proibite vengono utilizzate del governo cinese su scala più ampia come arma politica contro coloro che criticano o si oppongono al regime, legittimando lo stato a criminalizzare i dissidenti in ogni ambito sociale, siano attivisti LGBT o scrittori o registi. Gli analisti del settore guardano con preoccupazione la smania americana di circolare nel mercato cinematografico cinese, tacciando i grandi produttori hollywoodiani di asservimento al mercato e al governo cinese. Il casting di attori cinesi nei film americani è aumentato nell’ultimo decennio, mentre temi quali il conflitto tra Hong Kong e la Cina, la drammatica condizione degli Uiguri o il malcontento verso l’operato nazionale da parte delle regioni del Tibet o di Taiwan sono spariti persino dai riferimenti scenici. Addirittura la rivista Internazionale riporta l’accettazione sui set americani di controllori cinesi, come avvenuto durante le riprese di Iron Man 3. L’autocensura statunitense si presta alla politica del governo cinese nel mostrare una nazione potente, armoniosa, in crescita, in cui il Partito Comunista Cinese gode di un’immagine positiva in patria e nel resto del mondo. Si tratta di una politica di soft power che permette alla Cina di influenzare i media internazionali non solo autocensurandosi preventivamente, ma includendo anche dei messaggi positivi relativi alla storia e all’operato dello stato cinese. È il caso di film quali Mission Impossible III, Casino Royale, Skyfall, Cloud Atlas, Star Trek Beyond, BohemianRhapsody e molti altri in cui scene di bacio tra attori dello stesso sesso, o scene in cui attori cinesi venivano uccisi o ancora in cui si mostrava la prostituzione e gli abusi della polizia in Cina, sono state rimosse prima di presentarli nelle sale cinesi. In definitiva l’acquiescenza dei produttori hollywoodiani ai criteri di censura del mercato cinematografico cinese, risulta preoccupante non solo perché con il tempo il pubblico internazionale può abituarsi ad una determinata immagine della Cina, ma perché il Partito Comunista Cinese può ampliare la sua influenza su altri mercati cinematografici inasprendo e aumentando i criteri di censura.

Carla Macrì