Ambiente questo sconosciuto

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Prosegue la campagna elettorale verso il voto di fine settembre. Su molti temi si odono soprattutto slogan, è il caso dell’ambiente: parlare genericamente di «difesa dell’ambiente» significa poco se non si declina l’impegno in politiche che, a fronte di un rallentamento del processo che sta portando a un rapido peggioramento delle condizioni di vita anche chi si trova in aree del pianeta un tempo considerate privilegiate, comportano dei costi.

Prosegue la campagna elettorale verso il voto di fine settembre. Con molti scontri tra i leader a colpi di dichiarazioni (anche plurilingue) e pochi scambi sui contenuti. Su molti temi si odono soprattutto slogan, ma scarsi sono gli interventi articolati. Più facile spendere parole d’ordine che argomentare proposte che potrebbero risultare divisive presso il proprio elettorato di riferimento.

È il caso dell’ambiente: parlare genericamente di «difesa dell’ambiente» significa poco se non si declina l’impegno in politiche che, a fronte di un rallentamento del processo che sta portando a un rapido peggioramento delle condizioni di vita anche chi si trova in aree del pianeta un tempo considerate privilegiate, comportano dei costi.

Eppure, quella della transizione ecologica è una questione particolarmente cara ai più giovani che, proprio per questo, dovrebbero esigere dalle forze politiche impegni precisi.

Proprio la generazione dei Fridays for Future, che per ragioni anagrafiche vedrà più a lungo l’esito delle scelte fatte o non fatte, ha il compito di obbligare le forze in campo a prendere posizioni e ad argomentarle.

Dopo la Conferenza per il futuro dell’Europa – di cui si è parlato molto poco, in verità – le esperienze di democrazia partecipativa a livello europeo continueranno: il tempo del consenso implicito sembra essere definitivamente tramontato, l’opinione pubblica europea non vuole più essere ignorata.

Recentemente uno dei più importanti ambientalisti italiani, Roberto della Seta, si è apertamente lamentato dell’assenza dal dibattito pubblico e dalla campagna elettorale dell’ambiente. Il grande assente, con l’eccezione (fragile) del PD e della sinistra. Eppure proprio in queste settimane il capovolgimento ambientale ha letteralmente sconvolto intere parti del nostro paese, con siccità alluvioni, morti e feriti, devastazioni del territorio. E lo stesso in gran parte dell’Europa continentale.

Presi dall’altra faccia della guerra con la crisi energetica e il rialzo del prezzo del gas i partiti politici italiani hanno dimenticato colpevolmente che anche questo alla fin fine è l’altra faccia della medaglia dell’emergenza ambiente, messa alla porta nei decenni passati. Il problema riguarda tutti ma ha ragione Della Seta a richiamare PD e sinistra, visto tra l’altro che l’unico partito che esplicitamente si richiama nel suo simbolo e nel suo nome all’ambiente è quello di Bonelli, alleato di Letta e Fratoianni. Sicuro che non si potrebbe e dovrebbe fare di più? Sicuro che questo atteggiamento timido non sia la causa della fragilità politica in termini anche elettorali dei Verdi italiani, rispetto ad esempio a quanto accade nei paesi europei a noi più vicini?

In ogni caso anche questa assenza sostanziale dal dibattito pre elezioni dei temi ambientali al termine spiega il perché’ l’opinione pubblica è distante dalla politica e non si ritrova più nella richiesta di partecipazione a tutti i livelli della competizione del 25 settembre. Il non voto e l’astensionismo hanno tante facce e questa è una di quelle.