Antonio Guerrieri: Io unico candidato della Locride nell’uninominale

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Ci scrive Antonio Guerrieri candidato nelle liste di Unione Popolare alle prossime elezioni del 25 settembre.

Caro Rosario,

tu più di me per ragioni anagrafiche, ma anche di determinate atmosfere vissute in prima persona, sei testimone attivo della storia passata e recente delle vicende politiche del nostro territorio, ancor di più di quelle progressiste.

Hai intuito, preventivato, raccontato e fatto raccontare il distacco progressivo tra la politica e la nostra società locale. In alcuni momenti hai persino sopperito con la tua Riviera ad evidenti carenze nel dibattito politico, anzi alla carenza del dibattito politico stesso.

E proprio sulla indomita Riviera (a proposito, bentornata!) ho letto in questi giorni i due autorevoli editoriali con riflessioni legate al destino della sinistra.

Per la prima volta le ho sentite a me estranee e ho impiegato qualche ora a capire se c’entrasse qualcosa l’essere candidato con un altro e nuovo schieramento.

Solo ora, nel momento in cui ti scrivo, ho capito che il vero motivo del mio straniamento era ed è l’amara constatazione che forse in questi anni abbiamo sbagliato tutti.

A focalizzarci su cosa avrebbe dovuto fare questa o quella sinistra per il popolo e non su cosa avrebbe dovuto fare la gente, il popolo. Per sé stesso. Per riorganizzarsi, per rimettere motu proprio esso stesso al centro del dibattito e protagonista attivo del proprio destino. A prescindere dagli Dei dell’Olimpo romano e dalle divinità locali a loro fedeli.

E noi storditi da quel credo partitico intriso di Costituzione che attribuisce ai partiti funzioni vitali per la democrazia, ma non ne stabilisce l’araldica a cui troppi rimangono affezionati anche di fronte alle evidenze, abbiamo solo iniziato a percepire il progressivo abbandono dell’attenzione popolare alle nostre (?) vicende, a notare che pur dicendo cose giuste erano sempre altri ad aver detto le cose che mai nessuno aveva osato dire, così ci siamo, increduli, sempre più sentiti dire.

A un certo punto abbiamo persino smesso di avere il tempo di preoccuparci di questo perché fiato e orecchie erano concentrati su ciò che avevamo da dirci in un’eterna lotta tra chi poteva permettersi il lusso di avere torto sempre e chi non poteva aver ragione mai.

Intanto non dal nulla, ma facendo ciò che si era sempre fatto e non si voleva e non si vorrebbe ancora fare mai, sempre più cittadini, anche alle nostre latitudini apparentemente refrattarie a discorsi di democrazia partecipativa, che mai avevano trovato porte aperte e forse neanche le porte delle nostre sezioni non solo si organizzavano, ma le elezioni le vincevano anche, seppur per poi contribuire a smantellare pezzi di democrazia mentre via via, sentendosi più cittadini degli altri, si scioglievano uno alla volta fusi dall’ebbrezza del potere.

Tutto questo tra pandemia, crisi economica, guerre, crisi energetiche e le mille questioni che ci circondano è diventato ancora più democraticamente tossico e non è un caso che nessuna delle liste costrette a raccogliere sessantamila firme in pieno agosto non abbia faticato per niente a raccoglierle e a presentarle in pochi giorni.

Questo, insieme alla grande e crescente mobilitazione rispetto alla proposta di Unione Popolare con de Magistris, mi rincuora, ma mi intristisce allo stesso tempo. Troppi argini sono già crollati e non è un bene per nessuno. Neanche per me che mi ritrovo ad essere l’unico candidato alla Camera non di destra della Locride e l’unico della Locride nel maxi collegio uninominale da Monasterace a Scilla. Per un attimo mi verrebbe da dire che è l’anno zero per ricostruire la sinistra. Ma intanto mi concentro ad incarnare, a supportare e a rappresentare una proposta chiara, netta, coraggiosa e credibile e un territorio che molte cose costituzionalmente garantite non le ha più o ne le ha avute in fondo mai e che con Unione Popolare ci siamo messi in testa che qui e ora e ovunque dovranno essere garantite.

La Sinistra poi verrà…