Autonomia differenziata: “Noi ci abbiamo tentato”

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La nostra parola d’ordine è stata una sola “La nostra barricata è la Costituzione”. A cinque anni di distanza. Il ministro Calderoli dichiara solennemente che l’autonomia differenziata presto sarà legge e, probabilmente, verrà approvata con il voto favorevole di entrambi gli schieramenti. Se l’autonomia differenziata dovesse passare così com’è, tra meno di venti anni la Calabria sarà la Columbia d’Europa e la ‘ndrangheta il “sindacato” unico dei calabresi.

Ci abbiamo messo l’anima per tentare di fronteggiare il referendum “secessionista” indetto dai governatori di Veneto e Lombardia.

Non eravamo più di 100, quel 22 ottobre del 2017, nella sala del consiglio comunale di Siderno, ma eravamo molti di più già un mese dopo preso l’hotel “President” ad invocare l’unità delle forze democratiche per fermare l’offensiva antimeridionale.

Non siamo caduti nella trappola: i nostri avversari neanche per un momento sono stati i veneti o i lombardi, ma piuttosto un modello di sviluppo che pretende il sacrificio del Sud.

La nostra parola d’ordine è stata una sola “La nostra barricata è la Costituzione”. A cinque anni di distanza. Il ministro Calderoli dichiara solennemente che l’autonomia differenziata presto sarà legge e, probabilmente, verrà approvata con il voto favorevole di entrambi gli schieramenti. Mancano perfino i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), ma la Lega morde il freno e la legge, molto probabilmente, si farà. Se così fosse la battaglia, iniziata mezzo secolo fa, dal senatore Bossi sarà vinta senza aver incontrato alcuna resistenza.

In realtà, l’approvazione della legge sull’autonomia differenziata sarà nei fatti la collocazione del Sud, e in particolare della Calabria, sulle coste africane e la conseguente “morte della Patria”.

L’Italia tornerà ad essere una mera “espressione geografica”.

Eppure, nello stesso giorno in cui Calderoli annunciava la prossima approvazione della legge, a Catanzaro andava in scena la Calabria delle magnifiche sorti progressive. Alla presenza del ministro Nordio, dell’ex ministro Del Rio, del presidente Occhiuto, veniva inaugurata la nuova procura nella sede d’un antico convento recuperato, in tempi record, con otto milioni di euro.

La seconda “Grande opera” dopo l’aula bunker di Lamezia in cui, nel disinteresse completo dell’Universo mondo, si sta celebrando il processo kafkiano che va sotto il nome di “Rinascita Scott”.

Il ministro Nordio si dice contento dei risultati raggiunti, ma non sarebbe stato un male se si fosse domandato se la procura di Catanzaro in questi anni abbia prodotto Giustizia. I dubbi sono legittimi dal momento che nonostante un capillare sistema di intercettazioni telefoniche, l’impiego massiccio di uomini e mezzi con operazioni che a vederli in Tv non sai se si tratta dell’Italia o dell’Egitto e, nonostante tutto ciò, sembra che gli innocenti triturati dal sistema giustizia siano molto di più dei mafiosi condannati con sentenza definitiva. C’è un mio caro amico magistrato da una vita, convinto che in Calabria le persecuzioni giudiziarie siano molto di più oggi che durante il fascismo.

Anche la legge Pica del 1863 ha ucciso molto più innocenti che “briganti”; si tratta d’un metodo collaudato in cui con una mano si diffonde il terrore del “fuorilegge” dall’altro si creano le condizioni in cui questi crescono.

L’ex ministro Del Rio è venuto a Catanzaro per congratularsi con il procuratore, ma non ci ha spiegato, perché da ministro dei lavori pubblici e per sua stessa ammissione, da ministro ai LLPP non abbia cavato un ragno dal buco nel territorio calabrese; perché gli intoppi, i lacci e laccioli che in Calabria ritardano anche i lavori più urgenti siano spariti come per incanto dinanzi al procuratore di Catanzaro. Quantomeno ci sveli il “segreto” di cotanta efficienza. La presenza di Del Rio, ovviamente in posizione del tutto subalterna, la dice lunga sul declino del PD.

Il presidente Occhiuto parla della nuova procura come d’un avamposto della lotta alla mafia e finge di non sapere che questa nasce e cresce e si legittima negli sprechi, nelle clientele, ed in tal senso l’incredibile trovata sul consigliere supplente crea più mafiosi di mille “battesimi”.

Infine, ma non per ultimo, il discorso solenne del procuratore generale di Catanzaro Lucantonio che dichiara “I governi passano, la Patria resta”. Il nuovo palazzo della procura, come già la più grande aula bunker dell’Europa Occidentale, sarebbero le prove della presenza della Patria nel territorio calabrese.

Mi permetto di dissentire.

Noi la Patria la vediamo soffrire nel momento in cui si sega l’Italia con l’autonomia differenziata; la vediamo piangere in ogni innocente arrestato, in ogni telefono violato, per ogni ferita inflitta alla Costituzione, in ogni inutile “retata”, in ogni ospedale ridotto in infermeria da campo.

Le donne e gli uomini sofferenti per responsabilità secolari dello “Stato” sono parte della mia Patria. Aggiungo che se l’autonomia differenziata dovesse passare così com’è, tra meno di venti anni la Calabria sarà la Columbia d’Europa e la ‘ndrangheta il “sindacato” unico dei calabresi.