Calabria terra che non godrà mai della sua bellezza

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In Calabria o si vince o si tace. E chi vince si prende tutto. Anche a questo giro chi ha vinto s’è preso tutto: in questo la velocità è sbalorditiva a occupare ogni posto di potere e a portare i propri a poltrone, sedie, sediole e strapuntini. Relativamente alle emergenze si va pianissimo, così piano che l’anti-corsa quasi sempre viene superata dagli eventi che rendono inutile il prosieguo.

 Fosse, la Calabria, terra normale, si potrebbe procedere con calma, assecondando l’ozio sudicio. Come vedere in lontananza un bimbo sull’orlo di un precipizio e, invece, di correre all’impazzata, fermarsi: una volta per ravvivarsi i capelli, darsi una spuntatina alle unghie, rifarsi il trucco. Continuerà in questo modo la corsa dei soccorritori, sarà il fondo all’arrivo. Parlando di Regione e, a cascata, di istituzioni amministrative, gerarchicamente, inferiori, si ode, fragoroso, il silenzio delle opposizioni: di qualunque colore esse siano, perse le elezioni scompaiono, si inabissano fino ai sei mesi precedenti le elezioni successive, se ne perde pure il ricordo, anche se sono fatte di consiglieri e di stipendi ai consiglieri. In Calabria o si vince o si tace. E chi vince si prende tutto. Anche a questo giro chi ha vinto s’è preso tutto: in questo la velocità è sbalorditiva, una capacità imbattibile a occupare ogni posto di potere e a portare i propri a poltrone, sedie, sediole e strapuntini.

Relativamente alle emergenze si va pianissimo, così piano che l’anti-corsa quasi sempre viene superata dagli eventi che rendono inutile il prosieguo. Occhiuto procede rapidissimo per annunci, in quanto ai fatti, di eclatanti non se ne vedono: aveva iniziato col “basta ai borghi, al mare, al sole: diventeremo una potenza industriale”. Al giro di boa dei sei mesi, di annunci e proclami, sempre nel silenzio catatonico delle opposizioni, sta tornando al “il sole, il mare, i borghi: porteremo il turismo a pesare per il 25% del Pil regionale”. Il polo logistico portuale, la sanità, punti focali del programma, annunciato e proclamato, sbiadiscono sotto la mannaia degli eventi. La guerra non è certo responsabilità della Giunta calabrese, purtroppo ridisegnerà la logistica mondiale, soprattutto quella mediterranea. A Gioia Tauro, un tempo cattedrale dell’olio ora cattedrale nel deserto, arriverà il raddoppio del termovalorizzatore, e arriverà il rigassificatore, una sorta di sberleffo divino: ti abbiamo fatto bellissima, ma non godrai mai della tua bellezza. Il mare davanti al porto perderà 5 gradi di temperatura, con le annesse conseguenze ambientali e sarà solcato dalle metaniere, anziché dalle mega-navi porta container. Il colpo a effetto, nella sanità, il colonnello Bortoletti, è rimasto un colpo a salve: il terrore degli intrallazzatori sanitari in Calabria non arriverà mai e gli intrallazzatori sanitari calabresi dicono, dall’ombra bordo mare, col mojito in mano, “ve l’avevamo detto, dormite tranquilli”.