Calabria tra disperazione e rassegnazione

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Comunque andranno le cose, dopo il 5 ottobre la Calabria sarà ancora più debole ed i calabresi avranno molto meno autostima di sé stessi. Un “Sole” che brillerà solo il giorno delle elezioni per poi fare spazio ad una lunga notte che sembra stia per calare, ancora una volta, sulla Calabria

 

Il sentimento prevalente in Calabria, oggi molto più che nel secolo scorso, è di marcata sfiducia e di rabbia verso la “politica” e le Istituzioni. A volte di rassegnazione e addirittura di sdegno perché le elezioni si susseguono, ma i problemi restano e si aggravano. Ci sono mille indizi che confermano la nostra tesi, basti pensare che la maggioranza assoluta degli elettori non ha esercitato, nelle ultime tornate elettorali, il diritto di voto mentre una minoranza mette il proprio voto sul mercato e lo offre al miglior acquirente. Ovviamente ci sono anche coloro che votano secondo convinzione e coscienza.

Rispetto al passato c’è una notevole differenza.

Per un lungo periodo è stata la “Sinistra” a calamitare i sentimenti (anche quelli negativi) presenti nella società calabrese trasformandoli in “Politica”. A volte strumentalizzando problemi drammatici come nel caso della lotta alla ‘ndrangheta. Oggi la Sinistra, nelle varie tonalità, ed in particolare il PD è un partito di “Palazzo”. Lontano dai luoghi di lavoro, dalle piazze, dai quartieri, dalle viuzze dei paesi dove vive un popolo incazzato che cerca disperatamente qualcuno che restituisca il protagonismo e la dignità perduta. Cerca persino l’ombra di quella che fu la Sinistra, ma non la trova perché, ormai il PD è in fuga dalla gente e tutta la “Sinistra” è “in sonno”. Nessuna meraviglia quindi se, in questi anni, il popolo calabrese per mancanza di riferimenti sia passato rapidamente dal paternalismo di Berlusconi, alla confusa protesta del movimento “5 stelle”, alla demagogia razzista e forcaiola di Salvini. Tutti tesi a cavalcare i drammatici problemi presenti nella società calabrese ma senza mai trasformarli in proposta politica e neppure in qualcosa che somigli ad un progetto di governo sia pure allo stato embrionale.

Oggi Salvini ed i “Cinque stelle” sono in evidente difficoltà e sicuramente non sono più in grado di assorbire la sfiducia, la rabbia e la protesta che fermentare in Calabria.

Ci tenta De Magistris, sfruttando il “Profumo” giustizialista che emana dalla procura di Catanzaro, in cui Lui è stato un PM, forse non proprio esemplare in quanto a rispetto delle garanzie costituzionali. Ma non sarà assolutamente facile. Anche perché il sindaco di Napoli è appoggiato da liste “Complesse” e soprattutto da Mimmo Lucano che è portatore di una idea politica che fa della solidarietà e del rispetto della persona umana i propri punti di forza. Tuttavia, per votare la lista di Lucano bisogna passare il “Filtro” di De Magistris. Lo si può fare, ma non sarà per nulla facile. A rendere la situazione ancora più complicata sono le adesioni dell’ultima ora alle liste “De Magistris” dall’onorevole Nicola Morra all’Onorevole Angela Napoli ed altri della stessa scuola. Adesioni legittime, ma che fanno intravedere la possibile trasformazione di tale aggregazione in un “Blocco d’ordine” reazionario ed anti garantista che è l’ultima cosa di cui la Calabria avrebbe bisogno.

Ci potrebbe tentare Oliverio, una persona che conosco e di cui sono amico disinteressato da molti anni. Mai condizionato! Basta rileggere “Riviera” degli anni passati per verificare come molto spesso sono stato molto critico sulla sua amministrazione, altre volte l’ho apprezzato e molto, come a Riace, ad Africo vecchia ed a San Luca. Credo però che nell’attuale tornata elettorale Mario Oliverio abbia sprecato un’ occasione storica. Egli avrebbe potuto, partendo dalla sua esperienza personale e dagli abietti metodi “Politico-giudiziari”, utilizzati per farlo fuori, dare un contributo notevole alla formazione di un polo anti sistema, meridionalista e decisamente garantista. La “Cosa” gli è sfuggita la mano, forse perché ha deciso con pochi collaboratori fidati e “Capi storici” senza più popolo, ed oggi la sua lista sembra frutto di una lotta tutta interna al PD. Peccato!

Resta così la Calabria oscillante tra disperazione e rassegnazione, ed un popolo privo di interlocutore politico.

Una Calabria “Militarmente” occupata da milizie, personaggi, caste e “Famiglie” a cui le cosche mafiose fanno un baffo. Rimane un popolo che, ancora una volta, in maggioranza, non andrà a votare. Mentre ci saranno tanti elettori che, prigionieri d’un nichilismo senza speranza, andranno a votare per una cena offerta, per un regalo, per una mezza proposta di lavoro.

Comunque andranno le cose, dopo il 5 ottobre la Calabria sarà ancora più debole ed i calabresi avranno molto meno autostima di sé stessi.

Il “Nuovo” sarà vecchissimo! Basti pensare che, con molta probabilità, sarà rappresentato da un presidente come Occhiuto, con una lunga carriera politica alle spalle e con ben 13 anni di presenza in un Parlamento. Anni cruciali in cui, nonostante l’avvicendamento dei governi, hanno visto un progressivo e costante drenaggio di risorse da Sud verso il Nord ed una oggettiva emarginazione della Calabria.

Siamo stati ad un passo dell’approvazione della cosiddetta “Autonomia differenziata”. Una controriforma scellerata che di fatto avrebbe rappresentato la secessione delle Regioni ricche contro il Sud. Ed in questi anni, l’onorevole Occhiuto è stato un disciplinato esecutore di ordini “Romani”, un perfetto rappresentante d’un “Sistema” che condanna la Calabria alla emarginazione.

Ed oggi la grigia formazione di una “Destra” illiberale e governata dall’alto , rappresenta agli occhi di molti il “sol dell’avvenir..”. Un “Sole” che brillerà solo il giorno delle elezioni per poi fare spazio ad una lunga notte che, (e mi auguro sbagliare), sembra stia per calare, ancora una volta, sulla Calabria.

La protesta motivata, la rabbia giustificata, malgrado la presenza di tanti candidati anche bravi, non avranno sbocco e potrebbero trasformarsi in qualcosa di molto, ma molto, inquietante. In una tale situazione bisogna far di necessità virtù e, con molta pazienza ed infinita umiltà, cercare l’ALTERNATIVA ripartendo dal basso, da un popolo che esiste (anche se si tende a trasformarlo in massa plebe), ma a cui nessuno rivolge la parola.. se non per chiedere il voto.