HomeApprofondimentiCaro Sergio, che tristezza

Caro Sergio, che tristezza

Ieri sera ho letto su Internet le parole di Antonio Tallura e, quando ho visto che parlava anche di te, ho capito subito: si trattava proprio di te, Sergio Ocello.

Eri sposato con Lina, che per noi non è mai stata solo una vicina di casa, ma una persona di famiglia. Con Maria, buon’anima, c’era un legame speciale, quasi da sorelle con la mia di sorella. Io, più giovane di voi, ti ho sempre guardato con ammirazione: per me eri un mito, una di quelle persone che si notano da lontano e che sembrano appartenere a un’altra dimensione, come dentro una cartolina.

Ricordo la tua macchina, la “due cavalli”, con quei disegni particolari e le modifiche artigianali, ricordo il tuo tifo per la Roma, e i tanti momenti della giovinezza tra Siderno e Locri, come se fossi cittadino di entrambe. Del resto, la famiglia Ocello è sempre stata così, divisa tra questi due paesi, unita anche dalla passione e dall’arte dei fiori.

Ci siamo visti qualche tempo fa, per caso, mentre aspettavamo non ricordo più dove. Abbiamo scambiato qualche parola. Eri critico verso la società di oggi, ma sempre con misura, con una certa riservatezza. A volte sembravi quasi timido, nonostante la tua presenza così forte.

Le nostre vite sono scorse vicine, anche solo per il fatto di abitare vicini. Io uscivo a camminare, il tuo cane abbaiava e tu mi salutavi, immancabile, con la sigaretta in bocca.

Conoscendoti, forse non avresti nemmeno voluto che scrivessi queste parole. Ma credimi, Sergio: mi sono venute spontanee, appena ho saputo la notizia.

Domani passerò a salutare Lina e a stringermi alla tua famiglia.

Ciao Sergio.

 

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