Catanzaro, il caos e la svolta necessaria

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Catanzaro, capoluogo di una regione che non c’è e capoluogo dunque di nulla, che si avvia al voto amministrativo del 12 giugno in un caos politico che non ha eguali nella storia non solo della città, ma dell’Italia tutta.

Un finto amore per Catanzaro, quantomeno parziale, limitato magari ai colori giallorossi, alle periodiche abbuffate di morzello, o alle atmosfere nostalgiche dei pochi giorni d’agosto, è l’espressione pulsante di un fallimento collettivo e non di un attaccamento attivo e fattivo’’. Non ci poteva essere fotografia migliore che queste tre righe scritte tempo fa da un mio amico e collega, Massimo Tigani Sava, per dare l’esatto stato delle cose di Catanzaro. Capoluogo di una regione che non c’è e capoluogo dunque di nulla, che si avvia al voto amministrativo del 12 giugno in un caos politico che non ha eguali nella storia non solo della città, ma dell’Italia tutta.

Il problema non è solo politico o istituzionale. Magari fosse solo quello!

C’è anche ovviamente quello, ma ‘’addossare alla sola politica le colpe di questa condizione di oggettivo ritardo non è corretto’’, come ha scritto sempre correttamente Tigani.  E allora? Allora è un problema di una classe dirigente, nel suo complesso, che ha finito con il plasmare in basso domanda e offerta in tutti i settori, in tutti gli ambiti della vita civile, sociale e culturale. E magari chiedersi a chi fa comodo, ha fatto comodo e farà comodo tutto ciò.

Un piccolo mondo antico l’ho chiamato io, dietro cui, però, si nascondeva e continua a nascondersi un connubio a volte malato tra professioni, affari, politica, impresa e anche criminalità. Fare finta che non ci sia questo, significa rimandare tutto alle inchieste della magistratura e mettere la testa sotto la sabbia per fare finta di non vedere.

Catanzaro non è più, ammesso che lo sia mai stata nel passato, la sonnacchiosa città di provincia, lenta, languida, indolente, paciosa. Sotto questa coltre e queste ragnatele si nasconde altro e politica e società hanno il dovere di guardare in faccia la realtà e di reagire, ovviamente se possono e vogliono.

È evidente che le prossime elezioni amministrative, tra alcuni mesi, possono segnare una svolta e un risveglio, necessari quanto ineludibili, a patto che non si inneschi un nuovo pericoloso meccanismo di trasversalismi, giochi di potere, affari che hanno portato la città allo stato attuale.

E tutto questo, invece, sta avvenendo nel silenzio più o meno tombale dei cittadini. Anni e anni di collateralismi, vischiosità, relazioni pericolose hanno, infatti, danneggiato l’immagine del capoluogo di regione, come centro anche culturale di buon livello (riconosciuto non solo in tutta la Calabria ma anche al di fuori dei confini regionali), abbassando il livello a quello di uno strapaese, facendo salve alcune lodevoli eccezioni.

Tutto ciò ha accentuato un’altra caratteristica del substrato sociale che è quella della lamentazione continua e senza costrutto e dell’autorazzismo, che ha prodotto solo un crollo della considerazione dei cittadini stessi verso la loro città con la conseguenza (inimmaginabile altrove) che i peggiori nemici di Catanzaro sono i catanzaresi stessi!

Vi immaginate se una cosa del genere sia possibile, tanto per fare un esempio, a Reggio o a Cosenza? Altrimenti il rischio che Catanzaro diventi una piccola cittadina (anche insignificante?) di un Mezzogiorno in irreversibile crollo demografico è altissimo. Necessiterebbe, dunque, uno sforzo corale attorno a leader riconosciuti. I leader non si misurano solo dai voti che riescono a rastrellare sul piano personale. I voti, ai leader, li danno tutti coloro i quali siano davvero intenzionati ad avviare seri percorsi di cambiamento. E all’orizzonte si vede solo un gran guazzabuglio e una grande lite che sta spaccando la città, le famiglie, le amicizie. E mancano ancora due mesi alle elezioni!