C’è ancora chi ama l’Aspromonte?

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Oggi l’Aspromonte è in balia di bande di nullafacenti che hanno come unico scopo quello di distruggere uno dei più belli e utili luoghi del Mediterraneo, impunemente. Sì, impunemente, perché non c’è alcuna forza dello Stato che li osteggia. Manca il personale, dicono. Ma perché manca il personale? Non si assume più in Calabria, né nella Sanità, né nella Scuola, né nelle funzioni pubbliche, né nelle forze armate, né nel comparto della Giustizia. Noi aspromontani amiamo lo stesso l’Aspromonte, anche se c’è chi con ogni mezzo cerca d’infangare il suo nome; anche e, forse, soprattutto i calabresi stessi.

Fortunato Nocera

«Le belle terrazze del litorale calabro su cui tra il fogliame scuro gli aranci d’oro risplendono, e le fiumare, che con gli ampi letti sassosi scendono, tra il profumo degli oleandri, d’ambo i lati al Jonio e al Tirreno, recingono e risecano massicce montagne selvose: l’Aspromonte, le Serre, la Sila; costituite da rocce che non hanno pari al resto della Penisola, e che sol trovano riscontro nei terreni cristallini della Sardegna, della Corsica e della grande cerchia alpina…»

A sud della linea immaginaria che congiunge la valle del fiume Petrace con quella della fiumara Platì–Careri, ha inizio il massiccio dell’Aspromonte, il cui culmine è Montalto (1956 metri); che nei giorni limpidi è visibile da ogni parte dell’estrema Calabria meridionale. Sul punto più alto si erge la statua bronzea del Redentore benedicente dello scultore F. Jerace, posta il 23 .09. 1901 per volere del Papa Leone XIII, che volle celebrare l’Anno Santo del nuovo secolo, ponendo sulle cime di 19 montagne italiane altrettante statue del Benedicente (una per ogni secolo di Cristianesimo). L’Aspromonte è una delle montagne italiane più note per le cronache, ma forse meno conosciute e più belle. intanto perché è “Una montagna che sorgeva sul mare, come le Alpi, all’origine della terra, ancor prima che il resto del continente calabrese venisse alla luce. Era un’isola alta. Ancora oggi si trovano tracce di vita marina come conchiglie e pesci fossili, è rivestito di grandi selve di pini, larici e di castagni, di erbe aromatiche e di ginestre”. Dalle sue pendici scendono verso i mari Tirreno e Jonio decine di torrenti e centinaia di ripidi rigagnoli, spesso derivanti da bellissime cascatelle. Alcune delle sue valli, come la Valle infernale, così chiamata per la sua quasi impenetrabilità, conservano la flora primigenia, piante multisecolari e qualche esemplare di fauna scomparsa altrove. Ad una certa altitudine, sopra i 1800 metri, il paesaggio e la flora ricordano le Alpi. Esplorato e descritto da studiosi come Norman Douglas che l’attraversò a piedi dalla Piana all’Ionio, a Edward Lear che percorse a piedi i borghi ionici, li descrisse e li immortalò nei suoi magnifici disegni, a Pietro Porta prete e botanico, ai numerosi giornalisti, scrittori e botanici come Luigi Lacquaniti, Antonio Delfino, Lucio Gambi.

L’Aspromonte e la sua gente disseminata in decine di piccoli borghi appollaiati sulle colline e nelle valli alla sua base, conservano ancora, anche se molti non se ne rendono conto, i caratteri mitici e misteriosi dei popoli antichi: riunirsi periodicamente in luoghi sacri e leggendari, per esprimere, secondo certi riti della millenaria tradizione, attraverso il canto, il ballo, la musica popolare, la preghiera, la supplica ed anche il cibo tradizionale, ciò che tengono segretamente nei lori cuori. Numerosi e unici sono i siti caratteristici e meravigliosi sparsi sulla sua superficie “una bellezza di pura geologia” li definì Corrado Alvaro: La valle delle Pietre, Pietra Cappa, Rocche San Pietro, Pietra Lunga, Pietra Castello, Pietra Stranghiolo, Pietre di Febo; la Rocca del drago e le Caldaie del latte a Chorio di Roghudi, i Tre Pizzi di Ciminà, e, sulle falde estreme, la Costa Viola, Lo scoglio dell’ulivo di Palmi ecc. e i Borghi Medievali come Bova Superiore, Gerace, Stilo, Caulonia, Seminara; il millenario Santuario di Polsi, i ruderi dei vari monasteri basiliani, C’era anche il bellissimo lago Costantino che, la noncuranza, l’ignoranza e la superficialità dei responsabili della conservazione dell’ambiente, lasciarono morire lentamente. Nel Medioevo l’Aspromonte fu area di attrazione per monaci ed eremiti, scampati alle persecuzioni degli Imperatori Isaurici e degli arabi che occuparono la Sicilia, per cui finivano nelle valli aspromontane dove costruirono numerosi monasteri, laure e asceteri rupestri, rendendolo un luogo sacro. Ma nei secoli successivi ebbe uno sviluppo economico con la pastorizia, l’agricoltura montana, la raccolta della pece e le carbonaie. Erano i pastori e i carbonai i guardiani della montagna. Nel dopoguerra recente però incominciò la devastazione con il taglio indiscriminato dei boschi, le disastrose alluvioni, la fuga dei pastori e carbonai verso l’emigrazione. Il fallimento del Corpo Forestale, che nei primi decenni funzionò a dovere ed ebbe un ruolo importante nella conservazione del territorio montano, dagli anni Ottanta non riesce a svolgere la sua preziosa funzione anche a causa della carenza di personale, mai sostituito con forze giovani; di progetti credibili e di mezzi economici e strutturali adeguati (piange il cuore a vedere i tanti caselli forestali abbandonati, alcuni quasi cadenti). E il fallimento ancora più grande del Parco D’Aspromonte che, salvo qualche eccezione, fu affidato in mano di gente incompetente e infingarda, che aveva l’unico merito di appartenere ad una o un’altra forza politica. Per cui nella montagna, oltre a mancare le strade (la vergogna maggiore è che non esiste ancora una strada decente per raggiungere il Santuario della Madonna della Montagna), manca la segnaletica stradale e turistica, mancano i punti di riferimento, mancano i rifugi, mancano le guardie dei boschi, manca un programma di sfoltimento e di nuova piantagione, manca la collaborazione con le facoltà universitarie di agricoltura e foreste, non funzionano o funzionano male i pochi Centri Visita, manca una vera informazione periodica sul Parco. Manca un progetto di sviluppo turistico. I Comuni che hanno contribuito con i lori territori alla realizzazione del Parco, non hanno nessuna voce in capitolo, e neppure protestano; e la stampa regionale tace, salvo nominare l’Aspromonte solo per fatti delittuosi.

Oggi l’Aspromonte è in balia di bande di nullafacenti che hanno come unico scopo (forse pagato) quello di distruggere uno dei più belli e utili luoghi del Mediterraneo, impunemente. Sì, impunemente, perché non c’è alcuna forza dello Stato che li osteggia. Manca il personale, dicono. Ma perché manca il personale? Non si assume più in Calabria, né nella Sanità, né nella Scuola, né nelle funzioni pubbliche, né nelle forze armate, né nel comparto della Giustizia. Mancano i soldi. Un tempo c’era chi badava alle strade provinciali, oggi non c’è più nessuno. C’erano le guardie forestali, c’erano i vigili urbani, c’erano i presidi medici. E poi vorrebbero che la Calabria fosse come le altre Regioni. Capisco che siamo sempre stati amministrati da gente incompetente e corrotta. Ma fino a quando durerà?  Fra un mese ci saranno le elezioni regionali. Si ricorderanno i calabresi che i candidati non hanno alcun programma e che lo Stato tende sempre a stringere la cinghia e i cordoni quando si tratta di Calabria?

Noi aspromontani amiamo lo stesso l’Aspromonte, anche se c’è chi con ogni mezzo cerca d’infangare il suo nome; anche e, forse, soprattutto i calabresi stessi.

Fortunato Nocera