Che cosa ha la Locride?

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Nello scorso numero de “La Riviera”, Gioacchino Criaco, interrogandosi su “Cosa serve davvero alla Locride”, invoca una presa dì coscienza dì un problema che è collettivo e che collettivamente dovrebbe essere affrontato. Criaco riesce a vedere più lontano e più lucidamente di tanti altri: non a caso conclude il suo scritto con l’auspicio che la Locride costruisca «ciò che non ha mai avuto, da cui ogni virtù discende: la normalità». La medesima aspirazione alla “normalità”, da me auspicata, dando l’annuncio di Polsi Ambiente 2022.

Nello scorso numero de La Riviera Gioacchino Criaco, interrogandosi su “Cosa serve davvero alla Locride”, muove una giustissima critica all’azione della politica del territorio.

Con condivisibilissime considerazioni Criaco tratteggia la mancanza di una visione organica di sviluppo e la mancanza dì dialogo tra amministratori locali, interessati solo al perseguimento di interventi limitati al proprio orticello, in genere di minimo impatto. Ma anche la non considerazione degli indirizzi di sviluppo della Regione: né seguendo gli stessi, né proponendo alternative più adeguate al territorio.

Non prospetta ovviamente, Criaco, una sua soluzione, ma invoca una presa dì coscienza dì un problema che è collettivo e che collettivamente dovrebbe essere affrontato.

Gioacchino Criaco ha qualità culturali cosmopolite e riesce a vedere più lontano e più lucidamente di tanti altri: non a caso conclude il suo scritto con l’auspicio che la Locride costruisca, con questa azione comune, «ciò che non ha mai avuto, da cui ogni virtù discende: la normalità». La medesima aspirazione alla “normalità”, da me auspicata dando l’annuncio di Polsi Ambiente 2022 (sullo stesso numero di Riviera) concludendo con «Pace, pace, pace e appuntamento a Polsi, San Luca, Locride, Aspromonte, terra di gente normale».

Colgo l’invito che da Criaco proviene e proverò ad offrire il mio modestissimo contributo.

Tralascerei in queste righe l’ovvietà della ricchezza di un patrimonio culturale-storico-naturalistico eccezionale che – vi assicuro – è raro, pochissimo o per nulla valorizzato; in parte sconosciuto anche a noi indigeni. Lo tralascio non perché non sia una risorsa (lo è; eccome!), ma perché vorrei invitare i nostri amministratori alla fantasia: e il dire che il nostro mare è bello è ovvio, inutile e insufficiente. Magari nel settore non sarebbe male alzare lo sguardo e scoprire come altrove vengono valorizzati tesori che noi neppure vediamo: naturalmente in primo luogo con una strada comoda per raggiungerli e pubblicizzandoli, senza la nostra “gelosia”. Lo sapete, ad esempio, che in Aspromonte c’è la madre di tutte le querce? Irraggiungibile e segreta: altrove creerebbe ricchezza, avrebbe una strada, infrastrutture, salvaguardando comunque l’equilibrio ecologico.

Senza progetti utopistici, poi, si potrebbero cercare risorse già presenti nel territorio, magari malamente utilizzate. Credo che pochissimi dei nostri rappresentanti politici siano a conoscenza di un progetto che era stato avviato da Ferrovie della Calabria più dì un decennio addietro, durante la presidenza dì Giuseppe (Mario) Scali. Si trattava dell’idea di creare una metropolitana di superficie, sfruttando la linea ferroviaria che attraversa la Locride in tutta la sua lunghezza, pochissimo utilizzata da Trenitalia. Una infrastruttura che permetterebbe la creazione di un efficiente collegamento veloce tra tutto il territorio, col semplice investimento dì tre o quattro automotrici e la realizzazione dì alcuni marciapiedi per varie fermate supplementari (ad esempio penso al tratto tra Ardore e Gioiosa: SantIlario, Bivio Portigliola, Scavi Locri, Scannapieco, Locri centrale, Basilea, President, Sbarre Siderno, Siderno centrale, La Gru, Grotteria mare). Non so se ne parleranno al GAL, dove so che discuteranno di un progetto regionale della “città lineare”.

C’è un’altra ricchezza sotto gli occhi di tutti: l’agricoltura.

Un settore nel quale sta avvenendo spontaneamente un cambio culturale. Son in via di estinzione i proprietari terrieri in posizione parassitaria, sostituiti da imprenditori agricoli. La Locride ha il vantaggio di una terra particolarmente adatta ad alcune culture e tutti gli svantaggi del mondo: l’inesistenza di infrastrutture, di mercati vicini, la mancanza dell’industria di trasformazione.

A parte l’azione del GAL Locride, non vedo nessuno che si sia accorto dell’opportunità che ciò rappresenta. Magari non arricchirà nessuno individualmente (non si guadagna molto), ma può creare occupazione e ricchezza.

Insomma guardiamoci attorno ed osiamo. Senza timori e complessi, guardando più in là della prossima scadenza elettorale.

Tommaso Marvasi