Ciao Franco, addio Parrello

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Questa mattina è stato un risveglio triste, tristissimo. Mi scrive Rosario, il figlio di Franco Parrello, “Voglio che tu apprenda da me, che Papà è salito alla Casa del Padre”. Devo dire che mi sono commosso, perché ho sempre nutrito un affetto particolare per Franco. Lui era innamorato de “La Riviera”, ma un amore cieco, quello che ti fa vedere solo le cose belle, quello che non riesce a vedere i difetti. Io, invece, ho sempre avuto una passione per lui, perché era l’uomo del mondo buono. Una brava persona, gentile con tutti, generoso con me e i collaboratori del giornale, ci portava pasticcini, brioche, cioccolate, di tutto. Era sempre sorridente, ma non perché era stupido, ma perché affrontava la vita con uno spirito positivo. Era minuto, ma aveva una forza che riusciva a trasmettere nei suoi scritti, semplici e diretti. Immagino come sia stato gentile nel lavoro e immagino un mondo, dove c’era lui e tanti altri che non ci sono più, sicuramente un mondo migliore, più lento, più dolce e senza frenesia. 

Oggi è un giorno triste, perché quello che è, ed è stato questo giornale si misura in qualche modo proprio con l’affetto che viene fuori in queste situazioni, un sentimento che ci va sentire più vivi, più vicini, appartenenti allo stesso mondo. Questo mondo, dove abbiamo condiviso articoli, parole e letture varie, dove abbiamo trattato tutti i temi. Giancarlo e Rosario i figli stiano tranquilli, Franco conosceva la vita, ora probabilmente sarà contento, perché potrà scrivere in pace. Ciao Franco, per me Parrello, alcuni tuoi articoli rimarranno tra i più letti de la “Riviera”.