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Comitato No Parking: Quando la legalità diventa fastidiosa, c’è qualcosa che non va …

Ci scrive il comitato no parking sbarre di Siderno

​A volte mi chiedo se sono io a non riuscire più a comprendere la realtà, se sono dalla parte sbagliata della barricata, oppure se siamo arrivati a un punto in cui, assuefatti al continuo mancato rispetto delle regole, molti non riescono più a distinguere ciò che è legale da ciò che non lo è.

​Pensiamo alla pista ciclopedonale di Siderno. Ci sono situazioni in cui le norme e il senso di civiltà vengono violati in modo evidente. Non si rispettano le regole del Codice della Strada, non si rispettano i divieti, non si rispettano i limiti imposti a tutela di una struttura nata per garantire sicurezza, sostenibilità e decoro a tutta la comunità.

​Vediamo quotidianamente auto e motorini in sosta selvaggia sulla corsia riservata, spazi occupati abusivamente e un bene collettivo trattato come se fosse un parcheggio privato o un comodo prolungamento delle proprie abitudini. La cosa più scoraggiante è che, invece di contestare questi soprusi, spesso li si giustifica con le solite frasi: “E allora dove dobbiamo parcheggiare?” oppure “Bisogna pure lavorare, non si può guardare al capello”.

​Si dimentica che la pista ciclopedonale non è una striscia d’asfalto senza padrone: è un bene pubblico, appartenente a tutti i cittadini. Appartiene ai bambini che dovrebbero poter pedalare senza pericoli, alle famiglie, agli anziani che passeggiano e a chiunque pretenda una città più vivibile e moderna.

​E così ho la sensazione di vivere in un mondo capovolto, dove chi chiede semplicemente che la pista rimanga libera e fruibile viene visto come un piantagrane, un estremista o un ostacolo, mentre chi ne calpesta le regole viene tollerato, se non addirittura difeso.

​Per questo mi domando:

vale davvero la pena continuare a lottare?

Vale la pena metterci la faccia, esporsi, subire occhiatacce, sguardi di sfida e ritorsioni morali solo per chiedere che a Siderno venga rispettata la legalità?

​È una domanda sincera, che giro a voi. Perché, lo ammetto, faccio sempre più fatica a capire perché pretendere che una pista ciclopedonale sia usata per ciò per cui è stata realizzata debba essere considerato, agli occhi di qualcuno, un atto di disturbo o di fastidio.

​Io continuo a credere che difendere i beni comuni, il decoro urbano e le regole che tutelano tutti noi non sia un’imposizione, ma semplice senso civico.

Il comitato.

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