Cosa serve davvero alla Locride?

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La Locride, complessivamente, non sembra aver individuato cosa davvero le serva, non parla con un’unica voce, si muove per strepiti solitari: c’è chi vuole una strada, chi richiede una scuola, chi rivendica uno stadio, chi vorrebbe un ponte. Solo che, una cosa qua e una cosa là, per quanto necessaria, non porta a una soluzione complessiva.

“In Calabria, Campania e Sicilia i comuni non presentano abbastanza domande per i fondi asili nido del PNRR. I soldi ci sono, ma non si usano. Se il problema non fosse risolto presto, sarebbe gravissimo”, twitta Carlo Cottarelli. E davvero, se non ci saranno abbastanza domande, il Sud, irrimediabilmente perderebbe quei fondi. Però, anche ad averli, quei soldi, e dopo, avendo costruito gli asili nido, con quali soldi, i Comuni, poveri, del Sud, realizzerebbero e manterrebbero i servizi? E poi, salvo poche aree cittadine, in quanti posti servono gli asili nido? Perché ciò che vale per certi luoghi non vale per altri. E aggiungere qualcosa in un sistema virtuoso ha valore; aggiungere qualcosa in un sistema che non funziona, pressoché inesistente, il più delle volte è un ostacolo. In una terra di disoccupazione mandare i piccoli al nido non rappresenta la priorità. In una terra in cui la priorità massima sono le partenze, ci si dovrebbe concentrare sul creare le condizioni perché la gente rimanga, se lo vuole. E il dramma principale del Sud resta il non essere un sistema funzionante e funzionale a un traguardo, in cui individuato il problema ci si dedichi a risolverlo. Al Sud le risoluzioni avvengono per inciampi e non esiste un afflato di forze che concorrono, insieme e per la stessa via, a cambiare le cose. Servirebbe un progetto generale nel quale le risoluzioni locali si incastrino alla perfezione. Ora, il piano regionale, della nuova giunta, traccia una linea di sviluppo che va dal sistema sanitario al porto di Gioia Tauro, buon senso vorrebbe che la politica locale si muovesse nello stesso senso, o contestasse, argomentando, le linee di sviluppo regionali. Occhiuto ha detto chiaramente di non credere nel turismo, nei borghi, il sole, il mare. Le amministrazioni periferiche si muovono, invece, nella direzione di virtuosismi locali, ognuno ritenuto più dignitoso di ogni altro. È così che non si esce dallo stallo, è così che si rimane nella confusione, che si evita l’imbocco di una strada comune. La Locride, complessivamente, non sembra aver individuato cosa davvero le serva, non parla con un’unica voce, si muove per strepiti solitari: c’è chi vuole una strada, chi richiede una scuola, chi rivendica uno stadio, chi vorrebbe un ponte. Solo che, una cosa qua e una cosa là, per quanto necessaria, non porta a una soluzione complessiva. E i sindaci dovrebbero smetterla di presentarsi col cappello in mano davanti alle amministrazioni superiori per strappare un finanziamento qualunque da appuntare sul petto come medaglia. I sindaci locridei dovrebbero riprendere a frequentarsi, non per scambiarsi le chiacchiere o curare ognuno il proprio orticello elettorale, ma per parlare con un’unica, potente, voce; stabilendo preventivamente quale posto abbia, più degli altri, bisogno di una biblioteca o di un presidio sanitario. Gli amministratori locali dovrebbero avere una visione che sorpassi i confini comunali e dia del tu agli amministratori metropolitani, regionali, nazionali. I sindaci devono spiegarlo che hanno bisogno di qualcuno che assista i loro dipartimenti tecnici, non sempre dotati di organici sufficienti a saper stilare progetti, domande. E la Locride non deve chiedere cose a caso, ma sapere e poi spiegare agli altri cosa davvero sia indispensabile per costruire ciò che non ha mai avuto, da cui ogni virtù discende: la normalità.

Gioacchino Criaco