Crediamo alla favoletta della Città Metropolitana

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Crediamo alla “favoletta” della Città Metropolitana, un involucro vuoto, un “regalo” della politica  per una realtà che non aveva le condizioni minime obiettive e neppure i servizi, a partire dai collegamenti  per essere ritenuta tale? Resto dell’opinione  che si stava meglio quando si aveva l’impressione di stare peggio. Perché quindi non tornare alla vecchia e amata “Provincia di Reggio Calabria”, quella vera, risultato di elezioni dirette e non?

Giorni fa, Antonio Tassone mi ha invitato a rivolgere, per la sua trasmissione “Al voto al voto” in onda su Telemia, una domanda ai cinque candidati a Sindaco di Siderno. Ho accettato volentieri, ringraziando il collega, ma approfittando anche per “allargare” la platea, cui era destinata e chiamando implicitamente a pronunciarsi sulla mia “riflessione” anche, qualora lo volessero, i sindaci che da Palizzi arrivano a Monasterace Marina (entroterra compreso). Il nostro territorio ha enormi potenzialità di sviluppo e di crescita. Penso al turismo, sull’asse breve mare-monti, ad una agricoltura sempre più biologica, ai beni e ai giacimenti culturali. E allora, perché non lavorare alla costruzione di un’area urbana autonoma della Locride, partendo dalla conurbazione, già nei fatti, ma da 50 anni tabù, di Locri e Siderno, i centri più importanti e capofila di un distretto in grado, in futuro, di autodeterminarsi. Ancora crediamo alla “favoletta” della Città Metropolitana (!), un involucro vuoto, un “regalo” (un pacco…) della politica (in quella contingenza) per una realtà che non aveva le condizioni minime obiettive (numero di abitanti, almeno 500 mila…) e neppure i servizi, a partire dai collegamenti (stradali e ferroviari) per essere ritenuta tale? Resto dell’opinione – personale, che posso esprimere dunque in assoluta libertà, da giornalista e da cittadino senza vincolo alcuno o appartenenza, che si stava meglio quando si aveva l’impressione di stare peggio. Perché quindi non tornare alla vecchia e amata “Provincia di Reggio Calabria”, quella vera, risultato di elezioni dirette e non, come prevede la vergognosa legge Del Rio, di “secondo livello”, col popolo “esautorato” del suo diritto di voto e con i consiglieri dei vari comuni che…votano per se stessi, e con il Sindaco della Città capoluogo (che ha già tanti problemi nell’amministrazione della sua disastrata Comunità…) elevato d’autorità anche a “Sindaco metropolitano” (che vor dì, commenterebbero sarcasticamente i romani…)! Siamo alla cancellazione della democrazia, ed alla ulteriore emarginazione dei centri più distanti da Reggio, tra la quale, per esempio, e il mio comune d’origine (Bivongi, per esser chiari!), ci sono ben…164 chilometri, 328 andata e ritorno, insomma se devi sbrigare una “pratica”, poiché l’informatizzazione nella  è ancora un sogno irrealizzato, devi mettere in conto di perdere una giornata intera o quasi. Delirio se mi permetto di suggerire un referendum per tornare al passato per giungere all’autogoverno istituzionale della zona più periferica e più povera della Calabria, del Sud, dell’Italia e dell’Europa? Il dibattito è aperto e mi piacerebbe, su temi posti grazie anche all’assist involontario di Antonio Tassone, registrare altre “voci”, a partire proprio da quelle degli amministratori locali, che sono le prime “vittime” di questo sistema perverso…