Da santo a delinquente. Lucano condannato per aver aiutato i migranti

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…Eppure “il modello Riace” basato sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti acclamato e apprezzato in tutto il mondo stava funzionando.

Nonostante ciò, Lucano è stato ritenuto colpevole di associazione a delinquere, per una serie di reati commessi contro la Pubblica Amministrazione.  Il 30 settembre 2021 un glaciale collegio giudicante del tribunale di Locri, con una inconsueta e anomala sentenza, ha condannato l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di reclusione in primo grado nell’ambito dell’operazione “Xenia”. Neanche al peggiore dei mafiosi.

Non bisogna attendere, ipocritamente, le motivazioni dettagliate della pena per capire che, in realtà, si è di fronte ad una sentenza inumana ma soprattutto politica il cui unico vero obiettivo era di affossare quell’idea rivoluzionaria di accoglienza e integrazione. E’ scaturita, infatti, dopo un controverso procedimento incrementando notevolmente, senza nemmeno le attenuanti, la richiesta di pena a 7 anni e 11 mesi avanzata in origine dai pubblici ministeri. Moltissimi giuristi anche famosi sono concordi nell’affermare di non aver visto nulla di simile in carriera. Per non parlare dell’ingente somma di denaro, che l’ex sindaco dovrà restituire pur non avendo intascato un solo centesimo e non potendo nemmeno permettersi di pagare gli avvocati che lo hanno difeso. E’ bizzarro come in Italia si possa condannare molto facilmente un sindaco per aver speso soldi pubblici anche ‘illecitamente’ allo scopo di salvare vite umane altrimenti ridotte a fame e morte, mentre coloro che i soldi pubblici li regalano alle banche e alle industrie multinazionali sottraendoli alla sanità, all’istruzione e alla ricerca vengono applauditi e ossequiati.

Una vera e propria indecenza, che, specie dopo l’assoluzione dei maggiori implicati nel processo “Stato-mafia”, conferma come i governi dei ‘liberi muratori’ in Italia hanno disciplinato, nel tempo, tanti organi della giustizia per asservirli al potere politico e alle pratiche di abolizione del dissenso. Del resto, in una società divisa in classi, non deve stupire se perfino ampie parti di magistratura rispecchiano la dottrina e gli interessi delle classi dominanti. E non bisogna meravigliarsi se a tratti, nell’opinione pubblica, serpeggia il dubbio della macchinazione politica.    

In questi anni Lucano ha girato il mondo, invitato in parecchie università anche straniere per raccontare la sua lunga esperienza umanitaria e spiegare il modello di accoglienza e, ancora più importante, di inserimento con la popolazione del posto, che aveva realizzato. A Riace circa la metà della popolazione era rappresentata da migranti di oltre 20 nazionalità diverse grazie ai quali e anche alla rivalutazione delle vecchie attività e degli antichi mestieri, era stata riavviata l’economia locale e la socialità nel paese con il recupero e il riutilizzo delle case abbandonate. Nel frattempo la rivista Fortune riservava a Mimmo Lucano il 40° posto nella classifica degli uomini più influenti al mondo.

È ovvio che tutto questo creava forte animosità soprattutto in quei politicanti razzisti più spietati della destra fascista e patriottarda. Non a caso, nelle prime ore dopo la vergognosa sentenza, come se non aspettasse altro, la ‘tigre di cartone’ esponente della Lega non ha perso occasione per passare all’attacco affermando: “Da ieri mi sono sentito un po’ meno solo perché quando denunciavo che l’immigrazione clandestina è un business da miliardi di euro, quando sostenevo che a sinistra qualcuno voleva gli sbarchi non perché generoso, questo non è più dubbio ma è una sentenza di primo grado di un tribunale della Repubblica italiana”. Dal canto suo, Mimì, fortemente rattristato e frustrato per essere stato “trattato come un mafioso” dal potere di quello stesso Stato che lo aveva elevato a ‘santo’ per l’opera svolta, definendolo ‘San Lucano’, è convinto che dietro a questo processo, che non avrebbe neanche dovuto cominciare, ci sia la regìa di “ombre poco chiare” che fin dall’inizio hanno cercato di appannare il suo impegno nei confronti dei migranti e degli ultimi.

Dopo l’iniquo verdetto sono state organizzate diverse manifestazioni di solidarietà nelle principali piazze d’Italia, per confermare ancora una volta che le masse, storicamente, si posizionano sempre contro le ingiustizie e tutte le prepotenze. A Riace, provenienti da ogni parte della Calabria, così come a Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, in tanti hanno voluto far sentire la propria vicinanza all’ex sindaco radunandosi nelle piazze di tutta Italia, esponendo striscioni e cartelli con su scritto “Siamo tutti Mimmo Lucano”, e “La solidarietà non è un reato”.

Il “modello Riace” va difeso, poiché deve riprendere a funzionare, magari perfezionandolo per fare in modo che sia replicato altrove, dovunque ci sia bisogno, affinché possa contribuire ad alleviare i torti e i soprusi provocati da un razzismo arrogante e un nazionalismo ignorante e prepotente. Di sicuro chiunque si scaglia contro a prescindere, non ha mai visto, respirato, vissuto o soltanto immaginato neanche per un attimo il modello Riace. E’ aberrante solo pensare che in Italia si condanni con sproporzione intollerabile, alla stregua di un omicida, chi ha salvato vite umane allontanandole dalla criminalità, strappandole al degrado e allo sfruttamento capitalista, e nello stesso tempo vengano assolti personaggi collusi e complici della mafia, solo perché organici al sistema.

Pasquale Aiello