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Dieci anni senza Sisinio Zito

Il 6 luglio 2026 saranno trascorsi 10 anni dalla morte di Sisinio Zito uomo visionario e, allo stesso tempo, inesauribile fonte di idee e iniziative, che ha fatto parlare la Musica, le cui note riecheggiano dal mar Jonio lungo la Locride intera, Ma immaginiamo cosa avrebbe detto, oggi, se fosse stato ancora in vita, ai giovani della sua Terra.

Messaggio ai giovani della Locride

Parole che il Senatore Sisinio Zito avrebbe potuto lasciare alle nuove generazioni della sua terra

Cari ragazzi e ragazze della Locride,

Vi scrivo non come senatore, non come sindaco, non come uomo che ha percorso i corridoi del potere romano, ma come uno di voi. Come un ragazzo di questa terra che un giorno si è guardato intorno, ha visto l’ingiustizia, e ha deciso che non poteva accettarla in silenzio.

Avevo la vostra età quando capii una cosa che ha guidato tutta la mia vita: la cultura è l’unica rivoluzione che nessuno potrà mai togliervi. Un governo cade, un partito si dissolve, un’economia crolla — ma ciò che avete imparato, ciò che avete letto, ciò che avete pensato con la vostra testa, quello resta. È vostro per sempre. È la vostra armatura e la vostra libertà.

Non vergognatevi mai di dove venite. Io sono nato a Condofuri, sono cresciuto tra Platì e Roccella, in un tempo in cui dire “sono calabrese” nei salotti di Roma significava ricevere sguardi di sufficienza. Ho studiato a Cambridge, ho vissuto a Parigi, ho conosciuto le grandi capitali europee — e vi dico con assoluta certezza che nessun luogo al mondo mi ha insegnato quanto mi ha insegnato questa terra. La Locride non è la periferia del mondo: è un centro antico di civiltà, e sta a voi decidere se sarà anche un centro del futuro.

Ma non cadete nella trappola opposta: non fate del Sud un alibi. Non usate la vostra origine come scusa per non partire, per non studiare, per non osare. Io a sedici anni presi una valigia e andai in Inghilterra a lavorare nei campi per imparare l’inglese. Non avevo soldi, non avevo protezioni, non avevo nulla se non la fame di sapere. Quella fame è il dono più grande che la nostra terra ci fa: non sprecatelo.

Partite, ma tornate. Questo è forse il consiglio più importante che posso darvi. Andate a studiare a Roma, a Milano, a Londra, a Berlino, a New York — andate ovunque il sapere vi chiami. Ma non dimenticate la strada del ritorno. La Calabria non ha bisogno di cervelli in fuga: ha bisogno di cervelli che partano, si riempiano di mondo, e poi riportino quel mondo qui, tra i nostri ulivi e il nostro mare.

Io avrei potuto restare a Roma. Avrei potuto vivere comodamente nei palazzi della politica nazionale. Invece sono tornato a Roccella, e vi confesso che i dieci anni da sindaco di questa città mi hanno dato una soddisfazione che nessun incarico governativo mi ha mai dato. Perché è facile fare politica a Roma: lì tutto è grande, tutto è astratto, tutto è distante. Ma governare un paese dove conosci ogni volto, dove sai il nome di ogni bambino, dove ogni errore ti viene ricordato al bar la mattina — quello è il vero banco di prova della democrazia.

Leggete. Leggete tutto. Leggete i classici e i contemporanei, leggete in italiano e nelle altre lingue, leggete i giornali e i saggi, leggete la poesia e la filosofia. Chi non legge è prigioniero del proprio piccolo angolo di mondo. Chi legge possiede tutte le vite che ha letto, tutti i secoli che ha attraversato, tutti i paesi che ha visitato senza muoversi dalla propria sedia.

Io ho fondato riviste, ho diretto giornali, ho portato il jazz a Roccella — e tutto questo è nato dalla lettura. Ogni idea che ho avuto nella mia vita è figlia di un libro che ho letto, di un articolo che mi ha acceso la mente, di un verso che mi ha cambiato lo sguardo. Il jazz stesso l’ho scoperto così: leggendo di una musica nata dalla sofferenza di un popolo, e pensando che quella sofferenza assomigliava alla nostra, e che anche noi potevamo trasformare il dolore in bellezza.

Non arrendetevi alla mafia. So che questa parola pesa come un macigno sulle vostre spalle. So che molti di voi crescono in contesti dove il potere criminale sembra l’unica via per affermarsi. Ma vi dico con la forza di chi ha combattuto questa battaglia per tutta la vita: la mafia è il contrario della libertà. Vi promette tutto e vi toglie l’unica cosa che conta — la dignità.

La vera ribellione, nella Locride, non è impugnare un’arma o piegarsi al potere dei clan: è aprire un libro, aprire un’impresa, aprire la mente. Ogni volta che uno di voi si laurea, ogni volta che uno di voi crea qualcosa di bello, ogni volta che uno di voi sceglie la legalità, la mafia perde. E voi vincete.

Credete nella politica — quella vera. So che oggi la politica vi sembra un mestiere sporco, un teatro di vanità e di interessi. E in parte avete ragione: troppi hanno tradito la fiducia pubblica, troppi hanno usato le istituzioni per servire sé stessi. Ma la politica, nella sua essenza, resta la forma più alta di servizio civile. È lo strumento con cui una comunità decide il proprio destino. Se i migliori tra voi rifiutano la politica, la lasceranno in mano ai peggiori. E questo la Calabria non può più permetterselo.

Io sono entrato in Senato a quarant’anni con un’idea semplice: rappresentare la mia terra con competenza e onestà. Non ho mai smesso di studiare, non ho mai smesso di tornare nel mio collegio, non ho mai smesso di ascoltare la gente. La politica non è un privilegio: è un dovere. E i doveri, quando li si compie con coscienza, diventano la fonte della più profonda soddisfazione.

Siate europei senza smettere di essere calabresi. Il mondo oggi è più piccolo di quando io partii per Cambridge con una borsa di studio e il cuore in gola. Voi avete strumenti che io non potevo nemmeno immaginare: potete parlare con il mondo intero dalla vostra stanza, potete studiare con le migliori università senza lasciare la vostra casa, potete portare la Locride nel mondo e il mondo nella Locride con un gesto.

Ma ricordate: essere cittadini del mondo non significa perdere le proprie radici. Significa innaffiare quelle radici con acqua nuova. Io ho portato il diritto comparato inglese, il pensiero politico francese, il riformismo socialista europeo nella mia attività parlamentare — ma ogni volta che scrivevo un emendamento, ogni volta che intervenivo in aula, pensavo ai volti della gente di Locri, di Siderno, di Roccella, di Condofuri. Pensavo a mia madre che insegnava ai bambini del Sud l’alfabeto della libertà.

Infine, vi chiedo una cosa sola: non rassegnatevi. La rassegnazione è il veleno più potente che circola nelle vene di questa terra. “Qui non cambia mai niente” — quante volte l’avete sentito dire? Io l’ho sentito tutta la vita. E tutta la vita ho cercato di dimostrare il contrario.

Quando dissi che avrei portato il jazz a Roccella, risero. Quando dissi che un paese di poche migliaia di anime sulla costa jonica poteva diventare un punto di riferimento culturale nazionale, mi presero per visionario. Oggi il Roccella Jazz Festival è tra i più importanti d’Italia, e musicisti da ogni continente vengono a suonare qui, dove i miei nonni andavano a pescare.

Quel festival è la prova vivente che il cambiamento è possibile. Che la bellezza può nascere ovunque. Che la periferia può diventare centro — se qualcuno ha il coraggio di crederci e la tenacia di lavorarci.

Io non ci sono più. Ma voi ci siete. E la Locride ha bisogno di voi più di quanto voi pensiate di aver bisogno di lei. Un giorno, forse, capirete quello che io ho capito dopo tanti anni lontano: che questa terra aspra e luminosa, questa costa dove la Grecia incontra l’Africa e l’Europa, questo angolo di mondo dimenticato dai potenti ma benedetto dalla storia — questa terra è la vostra forza, non la vostra condanna.

Studiate, partite, tornate, costruite. E quando qualcuno vi dirà che non è possibile, sorridete. E fatelo.

Con affetto e fiducia,

Il vostro Sisinio

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