Dopo la manifestazione del 26 luglio… A colloquio con Giuseppe Campisi

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La grande manifestazione sindacale per la Locride, la Calabria e il Sud (Siderno, Piazza Portosalvo, 26 luglio u.s.), ha offerto spunti notevoli di impegno ai nostri amministratori locali. Noi non ce ne siamo dimenticati e, a distanza di due mesi, torniamo a fare da “pungolo” per alimentare il dibattito ed il confronto. Ed a questo proposito abbiamo pensato di rivolgere cinque domande ai Sindaci non coinvolti in questa tornata elettorale e quindi liberi da conflitti o interessi di parte. Ecco le risposte di Giuseppe Campisi, sindaco di Ardore.

Una recentissima indagine sulle prospettive di sviluppo sostenibile del Sud alla luce delle ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dal PNRR redatta dal Direttore Generale del centro studi della camera di commercio accende un faro sul “misterioso enigma…quando si parla di sviluppo sostenibile…al Sud”. Dopo un attento excursus sulla questione meridionale, l’autore conclude affermando che l’enorme massa finanziaria disponibile per lo sviluppo è più che sufficiente (213 Miliardi nel quinquennio) alla condizione che le risorse siano indirizzate verso progetti in grado di “colmare gli ancora forti gap di produttività ma senza l’accumulazione di una buona dose di capitale civico e di efficienza ed efficacia istituzionale” non ci saranno effetti duraturi per le prossime generazioni. Condivide questa analisi?

Le analisi sulla “questione Meridionale”, a far data dal 1875, quando fu sollevata da Pasquale Villari nel suo scritto “Le lettere meridionali” , si sprecano. Antonio Gramsci nel 1926 la trattò  parlando “Su alcuni temi della questione meridionale”, ma l’anno dopo fu incarcerato dal regime fascista e l’argomento fu derubricato ad un “sogno”. Nel dopoguerra è stata la bandiera di tanti governi e politici, ma non è andata oltre interventi sporadici e isolati. Oggi non se ne parla più in quei termini, tant’è che il rapporto SVIMEZ 2019 parla di un “progressivo disinvestimento della politica economica nazionale e del Mezzogiorno”; quindi il problema politico e sociale resta in tutta la sua brutalità e con tutto il suo peso. Attraverso gli interventi proposti nel Pnnr, il Governo si auspica comunque di produrre “un’inversione dei fenomeni di depauperamento demografico e socio-economico dei territori meno collegati”. In tale contesto i giovani sono una delle priorità trasversali a tutte le missioni del Piano. Sorprende – però – il poco spazio dedicato proprio alle politiche giovanili e, nello specifico, all’impatto della missione 3 su questa categoria. Eppure, i dati del rapporto Svimez (2019) e del Piano Sud 2030 sul crescente esodo giovanile hanno dimostrato la correlazione del fenomeno con il cronico ritardo infrastrutturale.   Con queste premesse la sfida da mettere in campo e l’obiettivo da raggiungere è quello di essere in grado, come istituzioni nella propria globalità, di far crescere la produttività assieme alla consapevolezza che senza una crescita del “capitale civico e l’efficienza e l’efficacia istituzionale” non si può sperare in un effetto “lievitante” sulla nostra società.

Quali iniziative hanno intrapreso o hanno in corso le istituzioni locali per convogliare le risorse verso progetti strategici per lo sviluppo?

Con la politica di coesione negli ultimi decenni l’Unione europea ha dato il suo contributo per risollevare le sorti del Meridione italiano e delle aree più svantaggiate della penisola attraverso molteplici finanziamenti economici a supporto dei programmi nazionali. Tuttavia, poco è cambiato nel corso degli anni. La ragione sta nel fatto che, come è ben detto nel Piano Sud 2030, in questi anni vi è stata la completa sostituzione degli stanziamenti nazionali con i fondi provenienti dall’Ue, vanificando lo sforzo di potenziare le risorse destinate al Sud. Infatti, “dal 2008 al 2018 la spesa del Fondo sviluppo e coesione è passata da 4,5 a 1,2 miliardi”. Ne è risultato il graduale impoverimento del territorio, seguito dalla mancanza di competitività e dal progressivo ma inesorabile spopolamento.  Fino ad ora, che io sappia, vi sono solo proposte, alcune molto interessanti, riguardanti le infrastrutture la digitalizzazione, l’istruzione e la rivoluzione verde. Ma di concreto si vede poco anche perché gli incubatori sono molto carenti.

Con quali strumenti le istituzioni locali possono concorrere al recupero del gap di produttività che condannano la nostra regione al più basso utilizzo dei fondi europei?

Soprattutto con il superamento di pastoie burocratiche e con l’aiuto concreto e leale delle altre istituzioni periferiche (leggi prefetture) per porre un argine comune ai possibili condizionamenti malavitosi; tutto ciò associato allo sviluppo delle capacità di facilitare l’attivazione di risorse, lavoro ed idee. Ma tutto questo è tutt’altro che facile, perché deve passare da un pieno e corretto utilizzo di quel 40% di fondi che sono destinati al sud. Questo è l’ultimo treno: o avremo la capacità di salirci sopra o saremo condannati ad una marginalità da paese del terzo mondo.

Se dovesse indicare quattro concrete azioni strategiche sulle quali indirizzare i fondi del PNRR, cosa proporrebbe?

Credo che su questa domanda ci siano già, per la nostra zona e per la Calabria in generale, risposte convergenti.

Sinteticamente:

  • Infrastutture viarie e ferroviarie sia di alta che di medio-bassa velocità (Nuova 106 jonica a 4 corsie, il cui tracciato è stato da decenni messo su carta e fino ad ora realizzato a macchie di leopardo secondo la forza politica dei vari enti in concorso; Trasversale Bovalino-Bagnara; Ammodernamento ferrovia jonica in modo che non costituisca una barriera per i paesi della riviera;
  • Ammodernamento e potenziamento della rete sanitaria in modo che sia distribuita come strutture e servizi più capillarmente sul territorio, più attenta ai bisogni dei cittadini ed adeguata agli standard di qualità richiesti dalla popolazione e dai tempi.
  • transizione digitale, l’istruzione e la rivoluzione verde,
  • Adeguamento del globale problema dell’istruzione con tutti i servizi connessi.

Come pensa che le istituzioni locali possano fare squadra e con chi?

I soggetti ci sono, sono in campo titolari e riserve, idee ed iniziative pubbliche e private che, levando di mezzo lacci e laccioli burocratici, abbattendo ataviche mentalità di “orticello”, in sinergia, sono convinto che possano produrre molti buoni frutti. Il simbolo della nostra formazione amministrativa al Comune di Ardore è un “Seminatore”: le sementi ci sono, bisogna fare attenzione che non vadano a finire sui terreni sbagliati.