Dopo mafia capitale ecco ‘ndrangheta capitale

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Questa volta ricorriamo a una grande firma (un po’ di copertura a questa povera Riviera dobbiamo pur darla…). Leggete cosa scrive Mattia Feltri su La Stampa:

“Ogni tanto a Roma ci svegliamo e c’è stata una maxi-retata di ‘ndranghetisti con tanto di sequestri di attività. Un minimo di scetticismo è d’obbligo perché, a parte la carnevalata di Mafia Capitale, io ricordo la maxi-retata del 2009. Le cronache incedevano al passo dell’oca: il quadro è chiaro, i magistrati hanno accertato, i clan hanno allungato i tentacoli, e così via. Anche allora gli arresti furono decine, anche allora c’entrava la ’ndrina Alvaro e anche allora attività commerciali sotto sequestro, ben centoventidue. Fra di esse, il Cafè di Paris di via Veneto, per cui alla sociologia e alla criminologia si aggiunse il costume, con la struggente memoria della Dolce Vita, perduta e infine inabissata nella vergogna. Due anni dopo, il Cafè de Paris fu confiscato, la nuova proprietà stabilita dal tribunale, i dipendenti licenziati. Nel 2014, la Cassazione annullò la confisca e nel 2020 la sentenza d’Appello ribaltò quella di primo grado: la ’ndrangheta non c’entrava niente, il Cafè de Paris, purtroppo in disfacimento, andava restituito al proprietario. Il Cafè de Paris e tutte le altre centoventuno attività. Che fine abbiano fatto le centoventuno attività lo ignoro, ma quando passeggio in via Veneto guardo sempre il Cafè de Paris, ormai chiuso e abbandonato”.

rev. Frank