Dove è la sinistra della pace?

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C’è una certezza: quel popolo di Sinistra che con tanto coraggio ha tenuto la bandiera della pace e dell’Internazionalismo per più d’un secolo, forse non ha eredi. Certamente non in Parlamento e sicuramente non nel governo italiano dove i ministri che, pur si richiamano alla Sinistra, hanno votato con la “destra” per l’aumento delle spese militari. Non si tratta di “unità Nazionale”, ma della svendita a prezzi stracciati d’un patrimonio storico, culturale e politico, accumulato in secoli di lotte. Quanti peli bisogna avere sul cuore per ordinare il bombardamento di una città e per istigare i popoli alla guerra?

 In Italia furono milioni di donne e di uomini che ne scrissero la storia, commisero errori anche gravi ma, molto spesso, furono portatori di ideali di pace e giustizia sociale. Non sarei capace di scriverne la storia, mi posso soffermarmi su alcune pagine che, sebbene rimosse, sono molto attuali, Per esempio, durante la campagna di Libia migliaia di donne, spesso contadine o casalinghe, si sono sdraiate sui binari per impedire la partenza dei soldati verso l’Africa, mentre i portuali ed i ferrovieri socialisti entravano in sciopero. Contro la guerra di conquista si verificarono duri scontri ed arresti nelle città e nelle campagne

Il governo Giolitti conquistò  parte dello “scatolone di sabbia”, ma non con l’assenso di una parte importante del Paese, anche se composta soprattutto dagli “straccioni”  tenuti fuori dalle Istituzioni del Regno. La Storia diede loro ragione! Quella di Libia fu una guerra sanguinosa, ingiusta dolorosa che avvantaggiò di molto le banche che la finanziarono, i produttori di armi, la casta militare, la corona, a danno della stragrande maggioranza degli italiani e dell’intero popolo libico. “L’Italia” scrisse pagine orrende di disumanità.

C’era allora chi sosteneva che le lotte per la giustizia sociale dovessero essere sostituite dalla guerra tra popoli. I grandi giornali sostenevano la guerra, gli oppositori venivano chiamati codardi, mentre nei teatri si cantava “Tripoli bel sol d’amore”, nelle stazioni si sventolava il Tricolore con lo stemma sabaudo, e Giovanni Pascoli (un poeta che amo) scriveva “La grande proletaria s’è mossa”. La retorica patriottica riuscì a travolgere la ragione e si finì col tradire i principi stessi del nostro Risorgimento nazionale.

Sono passati più di cento anni. C’è una certezza: ogni guerra tende a travolgere la ragione umana, perché altrimenti il conflitto finirebbe subito.

C’è un’ulteriore certezza: quel popolo di Sinistra che con tanto coraggio ha tenuto la bandiera della pace e dell’Internazionalismo per più d’un secolo, forse non ha eredi.

Certamente non in Parlamento e sicuramente non nel governo italiano dove i ministri che pur si richiamano alla Sinistra hanno votato con la “destra” per l’aumento delle spese militari che non andranno a tagliare gli sprechi, le reddite, i profitti di guerra. Anzi, l’ aggressione dell’Ucraina viene già utilizzata per cancellare nel giro di poco tempo le conquiste sociali degli ultimi ottanta anni. L’aumento generalizzato dei prezzi per i generi di prima necessità  penalizza e di molto i redditi medi e bassi , mentre l’aumento delle spese militari significherà meno ospedali, meno istruzione, meno cultura, meno attenzione all’ambiente.

Tutto si può fare in nome della guerra.

Si può ricacciare indietro la parte più povera del Paese,  si può ridurre l’informazione in propaganda di regime, si possono creare le condizioni per distruggere il malmesso “Stato di diritto” e per umiliare la Costituzione italiana. E tutto ciò sta per essere fatto  con la complicità attiva delle forze che si richiamano alla Sinistra. Non si tratta di “unità Nazionale”, ma della svendita a prezzi stracciati d’un patrimonio storico, culturale e politico, accumulato in secoli di lotte spesso condotte da coloro che venivano indicati come la “plebaglia pezzente”.

Mi sento parte d’un movimento che da decenni è impegnato contro la giustizia sommaria, contro l’ergastolo ostativo, contro le misure di prevenzioni arbitrarie perché in contrasto con lo Stato di diritto e mortificanti per la Costituzione italiana.  Sono contro il carcere così come oggi è concepito ed utilizzato. Ne consegue che sono contro tutte le guerre che danno la possibilità agli Stati di condannare alla pena capitale senza processo. Trovo assurdo che ci sia oggi chi teorizza che i rapporti tra popoli debbano essere regolati da una specie di “codice di Hammurabi” del terzo millennio che pretendeva “occhio per occhio e dente per dente”.

È questa la modernità? Questo il coraggio? Possibile che la civiltà di cui tanto, e giustamente, si vanta l’Occidente sia una patina così sottile da essere travolta da coloro che in nome d’una supposta modernità ipotizzano la guerra totale?

Ed è proprio per le cose che ho appena detto che mi colloco, senza “se” e senza “ma”, a fianco degli ucraini aggrediti da Putin e, per quanto assurdo ad alcuni possa sembrare, accanto dei soldati russi costretti a combattere una guerra che non è la loro. Con la stessa determinazione ritengo doveroso e coerente collocarmi  a fianco del popolo italiano contro chi utilizza la guerra per ricacciarlo indietro non solo nelle conquiste economiche, ma anche politiche e civili.

Il “nemico” che ci troviamo di fronte è forte, capace di mimetizzarsi, dispone di mezzi efficacissimi che vanno dai grandi editori, alle televisioni, a molti intellettuali organici al sistema.

È capace di tutto: c’è un detto calabrese che per definire i peggiori assassini dice “ndannu u pilu supa o cori” (hanno il pelo sul cuore”). Quanti peli bisogna avere sul cuore per ordinare il bombardamento di una città e per istigare i popoli alla guerra?