“Downton Abbey una nuova era”, un film da vedere

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“Downton Abbey una nuova era” è il titolo del sequel di “Downton Abbey”, film del 2019, ambientato all’inizio del XX secolo nello Yorkshire. Si tratta di un film caratterizzato da un’incalzante sceneggiatura e lodevole regia, a cui occorre aggiungere la ricercatezza degli abiti, la magnificenza delle architetture e l’encomiabile cast.

“Downton Abbey, una nuova era” è il titolo del sequel di “Downton Abbey”, film del 2019, ambientato all’inizio del XX secolo nello Yorkshire, vivido affresco della campagna inglese dai paesaggi mozzafiato. Si va dalle costruzioni nobiliari che fanno da scena alla letteratura inglese del XIX secolo alle dimore che ci riportano alla magia dell’epoca romantica.

Nelle stanze che nascondono cimeli d’epoca, tra i divani e le poltrone, un’aristocrazia compita e bon ton conversa sulle questioni di famiglia, ragione sugli affari del casato, decide circa l’eredità alla presenza dei legali di famiglia che spiegano le opportunità sulla scelta degli eredi. Tutto questo è Downton.

Una residenza che un po’ tutti abbiamo sempre sognato: immensi giardini, ricchi di commensali che danno luogo a feste in cui ci si scambia sorrisi, si banchetta per festeggiare matrimoni, si lasciano i bambini a scorrazzare e giocare sotto la supervisione dei più grandi che ornati di cappelli e ombrellini scambiano le chiacchiere più varie sulla situazione della Contea. Il tutto accompagnato da una servitù, anch’essa “aristocratica” e partecipe più o meno indirettamente degli affari della nobiliare famiglia.

La progenitrice, interpretata da una magistrale Maggie Smith, dal nome Lady Violet Crawley, riunisce la famiglia e il proprio avvocato per comunicare che ella ha ereditato una villa nel Sud della Francia da un suo amore avuto in gioventù e ora deceduto. Lady Violet comunica di voler lasciare la tenuta ereditata alla piccola nipote Sybbie.

Nel frattempo, parte della famiglia si decide a recarsi in Francia per supervisionare la dimora ereditata.

Giunti in Francia, i membri della famiglia Crawley troveranno l’ostilità dell’attuale moglie del defunto, la quale intende opporsi al lascito. Il figlio del defunto, invece, vuol far rispettare la volontà testamentaria di destinare la casa a Lady Violet.

Intanto, in Inghilterra, a Downton Abbey cominciano le riprese di un film con due attori del cinema muto. La servitù è in un comico e divertente tran-tran per via dell’arrivo della troupe cinematografica. Durante le riprese, però, l’avvento del cinema sonoro ai suoi albori rende superato il cinema muto. Occorrerà, quindi, che gli attori del film che si sta girando devono adattarsi alle nuove richieste del pubblico.

Tuttavia, essendo la diva del cinema muto non dotata di una voce armonica, ma stridula si decide che a doppiarla sia lady Mary, nipote di lady Violet.

Il film si regge su un equilibrio fra umorismo e sentimenti. Rileva, inoltre, l’oscillazione tra classicismo e modernità, in cui, tra l’altro, si sdogana la contrapposizione tra nobiltà e servitù. Quest’ultima, chiamata a interpretare le comparse del film che si sta girando.

Ma torniamo in Francia dove in Robert, figlio di lady Violet, si insinua il dubbio che egli stesso sia figlio del defunto spasimante della madre in quanto nato esattamente nove mesi dopo il soggiorno in Francia di Lady Violet. Tornato a Downton, Robert è rassicurato dalla madre di essere dell’effettivo suo marito e non del deceduto amante.

A questo punto, dopo gli svelamenti finali e con la morte di Lady Violet che vede riunita tutta la progenie al suo capezzale, il film si conclude con una nascita simbolicamente volta a perpetuare la stirpe.

Alla morte segue la vita come testimonia la scelta del nome della nuova creatura: “Violet”.

Suggerirei di non perdere questo film per la bellezza della fotografia, l’incalzante sceneggiatura e la complessivamente lodevole regia, a cui occorre aggiungere la ricercatezza degli abiti, la magnificenza delle architetture e l’encomiabile cast.

Beatrice Macrì