È la tolleranza il vero orgoglio del Sud

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In Calabria, la strada della solidarietà, torna a essere percorsa da tutti, o quasi. Occhiuto offre la Regione, Lucano offre Riace e i sindaci mettono a disposizione i paesi. La gente comune si muove e la Locride è in prima fila nel caricare aiuti. Si recupera quella che per secoli è stata la vera caratteristica della nostra terra: la tolleranza. E della tolleranza dobbiamo fare, di nuovo, il nostro principale orgoglio.

Al Nord la classe dirigente sospende i corsi di letteratura russi, licenzia musicisti, artisti, blocca sportivi, chiude mostre. La classe dirigente si scinde dalla gente, assume toni e posizioni rigide che attribuiscono colpe a tutti i russi, in quanto tali. Al Sud ci si concentra sul “per”, nessuno bada al “contro”. Gente e classe dirigente si fondono e si lavora per portare aiuto, sollievo, si pensa solo in termini di costruzione, di pace. In Calabria, la strada della solidarietà, che durante la prima fase della pandemia molti calabresi avevano smarrito, torna a essere percorsa da tutti, o quasi. Occhiuto offre la Regione, Lucano offre Riace e i sindaci mettono a disposizione i paesi. La gente comune si muove e la Locride è in prima fila nel caricare aiuti. Si recupera quella che per secoli è stata la vera caratteristica della nostra terra: la tolleranza. E in certi principi c’è davvero la bellezza del passato. La condivisione, la solidarietà. In questo siamo stati primi, senza rivali. Nell’umanità era il nostro primato. E per costruire una Calabria nuova, moderna, bisogna partire da quei valori che la cultura sudicia si è coltivato per tanto tempo, prima di cedere agli egoismi delle società del benessere. I piani industriali portano molto in alto, poi provocano cadute rovinose se anziché sul cemento del bene comune si sia costruito sull’egoismo, sulle divisioni, sull’appagamento individuale. E per questo la Calabria, con tutti i suoi drammi, gli errori, non è mai stata una società dell’assalto, collettivamente non ha mai portato guerra a nessuno, al limite si è difesa. I nostri, gli avi, con tutti i loro limiti, hanno creduto che le società si dovessero costruire sui principi, non sugli appetiti. E anche se spesso lo dimentichiamo, ci hanno forgiati alla tolleranza, all’accoglienza, e se dovessimo cercare un punto che ci accomuna, che ci fa popolo, è nell’elemento della tolleranza che dobbiamo guardare. E della tolleranza dobbiamo fare, di nuovo, il nostro principale orgoglio.  

Gioacchino Criaco