È stata la mano di Dio

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Dal 24 Novembre è nelle sale italiane e dal 15 dicembre su Netflix il nuovo film autobiografico di Paolo Sorrentino “E’ stata la mano di Dio”, in cui si racconta da adolescente consegnando al pubblico una parte di sé pregna di felicità, drammi, stravolgimenti, ma soprattutto carica di quella grezza scintilla tramutatasi nel tempo in un vero fuoco passionale: il cinema.

Dal 24 Novembre è nelle sale italiane e dal 15 dicembre su Netflix il nuovo film autobiografico di Paolo Sorrentino E’ stata la mano di Dio, in cui si racconta da adolescente consegnando al pubblico una parte di sé pregna di felicità, drammi, stravolgimenti, ma soprattutto carica di quella grezza scintilla tramutatasi nel tempo in un vero fuoco passionale: il cinema. 

Durante l’inizio del film scene di luminosità e amorevolezza familiare dominano la vita di Fabietto Schisa, interpretato da Filippo Scotti protagonista ed alter ego di Sorrentino, sebbene gli abbracci paterni e le risate della madre non eludano le nevrosi degli zii e i dolori che impregnano le mura domestiche. Qualcosa di devastante è però in arrivo e l’allegria iniziale sembra preludere l’inaspettato dramma. L’eccesso di dialoghi e di un clima emotivamente disteso delle prime scene sembra quasi non appartenere a Sorrentino, eppure la morte e lo strazio della condizione umana emergono tra le prime scene come silenziose brecce magiche. Tra queste emblematiche appaiono la passeggiata al ritorno della gita in barca, dove la zia Patrizia si ferma tra gli alberi in un momento di tensione erotica visiva con Fabietto, ma ad un certo punto distoglie lo sguardo e in un’angoscia, compresa solo da lei, si volta verso il panorama, immobile, sprofondando in un vortice di pre morte. O ancora quando la Signora Gentile, dalle sembianze più simili ad un corvo che ad un umano, vestita di pelliccia nera in piena estate, azzanna ferocemente la mozzarella sbrodolandosela addosso, indifferente alla bruttezza esistenziale che mostrava ai commensali. Di fronte ai drammi personali un tema prorompe in città, sospendendo le vite di tutti: Maradona è stato acquistato dal Napoli. Sarà proprio il dio Maradona a salvare la vita di Fabietto, pur non facendo altrimenti con le vite dei genitori Saverio e Maria, interpretati da Toni Servillo e Teresa Saponangelo. Alla morte di questi ultimi Fabio insieme al fratello Marco e all’assente sorella Daniela, interpretati da Marlon Joubert e Rossella Di Lucca, dovrà affrontare se stesso e accettare la sua natura caparbia e perseverante nel ricercare una realtà altra che sublimi una vita grigia e decadente. Dalla morte dei genitori le scene diventano più disperanti e cupe, sebbene Sorrentino le colora di un’ironia rara e semplice. Scene surreali esplicitano i quesiti esistenziali interiori di Fabietto, il quale nella sua immensa umiltà capisce che “l’unica cosa che sa fare è guardare” e vuole farlo con una cinepresa. In definitiva si tratta di un film intimo e autobiografico, probabilmente inaspettato per un amante della solitudine e della riservatezza quale è Paolo Sorrentino. Il film è stato accolto con grande entusiasmo da parte del pubblico e della critica sia alla Festa del Cinema di Roma, dove Sorrentino si è mostrato commosso per l’affetto mostrato dagli spettatori, sia alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove ha ricevuto il Leone d’Argento-Gran Premio della Giuria e il premio Marcello Mastroianni consegnato a Filippo Scotti, come migliore attore emergente. A questo punto sorge la domanda, ma se non fosse stata un’opera di Sorrentino, avrebbe raggiunto lo stesso successo?

Carla Macrì