Elezioni 2022: l’Italia ha scelto

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L’Italia ha scelto… In queste ore tanti i meme goliardici “Dal ‘22 al ‘22” alludono a un nuovo Ventennio di regressione e totalitarismo con l’avvento di Giorgia Meloni. Personalmente, non ci crediamo: l’ansia c’è, ma soprattutto per i fondi del Pnrr rimasti in sospeso e per il futuro del Sud.

Nella notte fra il 25 e il 26 del mese, quando le urne erano ancora calde delle (poche) schede infilateci dentro e del fiato degli scrutatori, del possibile Coronavirus di migliaia d’elettori senza mascherina, dei tanti presidenti “riservisti” –  a Reggio Calabria città, secondo la Prefettura, ne son “saltati” più di cento, benché poi tutti rimpiazzati: in tutto, i seggi erano 196, sono bastati pochi minuti e qualche proiezione per delineare un calembour. Sensazione sinistra, anche stavolta gli istituti demoscopici avevano fatto centro: aveva vinto la Destra. Pur arrivando seconda.

Essi, perché con 28 milioni 86mila 553 suffragi espressi in totale dagli italiani, è un bottino inarrivabile quello di 18 milioni di voti (17.935.403, per la precisione). Quelli non espressi: l’impressionante esercito degli astensionisti. Alle urne, nel Paese, ci va solo il 63,91% degli aventi diritto.

In Calabria, soltanto il 50,80 per cento. Qui, un avente diritto su due rinuncia a esercitare il proprio diritto di voto per non farsi eterodirigere o per stanchezza, per sfiducia verso un’intera classe politica o per disillusione dopo l’ebbrezza di “crederci”. Più spesso, per non aver ricevuto il posto di lavoro farlocco viscidamente promesso ovvero quel sussidio o quella concessione chiesti, rigorosamente, senza avere i requisiti per poterli ottenere.

È l’ennesimo primato di cui molti calabresi farebbero a meno. Eppure, sarebbe bastato esercitare il proprio diritto di scegliere quali soggetti politici e quali parlamentari avrebbero potuto decidere anche del loro futuro. Un avvenire molto, molto concreto: i livelli essenziali d’assistenza e l’età alla quale si andrà in pensione; se dietro un bergamotteto spunterà una centrale a carbone, se due omosessuali potranno sposarsi, se ci si ritroverà gli Ogm nel piatto.

E nel Reggino si sprofonda ancora di più: solo il 48,90% degli elettori s’è sforzato d’andare al seggio elettorale, con punte d’ignavia nella Locride (21,49% di votanti a San Luca; 31,30% a Platì; 32,12% ad Africo). Il primo, storico voto dei neomaggiorenni per il Senato non ha cambiato le cose.

In tanti danno la colpa allo spopolamento. Tuttavia, per tornare a votare in treno c’è una «riduzione del 60% sulle tariffe regionali e del 70% sul prezzo-base per tutti i treni».

 

Poi, beh, quanto a modalità ed esiti del voto, il primo scoglio è stato l’assurdo Rosatellum. Al punto che, poche ore prima d’andare on line, emerge la mega-frittata fatta dal Servizio centrale elettorale del Viminale, con un’attribuzione di massima dei seggi (quella legale la effettuano le Corti d’appello) che all’improvviso cambia in 10 regioni su 20. Se era giusto non computare i voti delle forze sotto l’1% di suffragi, poi erroneamente non sono stati conteggiati neanche quelli dei partiti che hanno preso fra l’1 e il 3%: invece, anche se restano sotto il fatidico sbarramento, i loro suffragi contribuiscono a designare il numero elettorale di coalizione, da cui dipende l’attribuzione dei seggi.

Già, nei giorni scorsi, la Lega s’era vista attribuire zero seggi proporzionali alla Camera (eletta, invece, la fin qui capogruppo a Palazzo Campanella Simona Loizzo). Adesso, il risultato del Pd da molto negativo – 14,36% regionale: quasi 5 punti in meno dell’esito nazionale – diventa tremendo. “Salta” l’unica uscente riconfermata, Enza Bruno Bossio.

«Dentro Bossi, fuori Bossio» ironizzano in tanti, giocando sulla nemesi storica che vuole la deputata dèm fuori per i riconteggi che ‘ripescano’ il senatùr. In pratica, l’unico esponente del Partito democratico calabrese eletto è il segretario regionale e neosenatore Nicola Irto. L’altro capolista al proporzionale, il crotonese Nico Stumpo, torna sì a Montecitorio, ma è un dirigente di Articolo Uno, in cima alla lista per via di un’intesa elettorale.

Magra consolazione, a Reggio città il Pd strappa un 18,20% che è una gemma, guardando alle altre grandi città del Sud, dove Cinquestelle impazza. E la riflessione più seria, al di là del lascito di Enrico Letta, dovrà riguardare proprio l’occasione perduta del consolidamento dell’alleanza coi ‘grillini’ sull’altare della lealtà al governo Draghi.

Tra le aree in cui il M5S elettoralmente può gongolare c’è comunque la Calabria, col 29,38% trainato dal 36,61% nel Cosentino che vale la rielezione dell’ex sottosegretario alla Cultura Anna Laura Orrico; e questo, malgrado la ‘colonizzazione legalitaria’ firmata Federico Cafiero de Raho alla Camera e Roberto Scarpinato per Palazzo Madama.

I dati reggini (20,38% su scala metropolitana e 21,59% in città) sono arginati solo dallo strapotere di Francesco Cannizzaro che rivince il collegio camerale trascinando il centrodestra a una vittoria incontenibile (47,60%) che veicola Fratelli d’Italia primo partito nel Reggino (21,83%) e in città (22,29%) ma fa segnare pure ottimi risultati del suo partito, Forza Italia: il 19,40% metropolitano doppia largamente l’8,11% nazionale.

Certo, però, nel centrodestra non tutti sorridono. La Lega su scala calabrese resta sotto il 6% malgrado i tour di Matteo Salvini e un assessore regionale in carica: Tilde Minasi, che stacca il biglietto per Roma. Paradossalmente, però, proprio nel Reggino gli esiti vanno giù al 4,71% per sprofondare al 3,89% in città. Non pervenuto il contributo del presidente del Consiglio regionale (!) Filippo Mancuso: a Catanzaro città, il Carroccio resta al palo col 4,55 per cento.

E non mancano i soliti ‘misteri gaudiosi’…

Pensate a Noi moderati. Certo, in politica 2+2 non fa mai 4; era chiaro che un logo nuovo col rimescolamento di Coraggio Italia, Italia al centro, Noi con l’Italia e Udc avrebbe stentato. Ma nel popolosissimo Cosentino Nm raccoglie in tutto 1.757 suffragi. Il 3 ottobre dell’anno scorso, alle Regionali la sola Udc ne aveva conquistato 16.873; Coraggio Italia, 7.784; Noi con l’Italia, 5.840. Totale: 30.493, cioè 17 (diciassette) volte tanto. Una domanda bisognerà porsela…

E il Terzo polo? A Reggio, poteva inopinatamente contare su metrosindaco facente funzioni (Carmelo Versace di Azione) e sindaco facente funzioni (Paolo Brunetti di Italia viva). Risultato: 4,40% nel Reggino e 4,72% in città, quando su scala nazionale i terzopolisti lambiscono l’8.

Ma l’Italia ha scelto… In queste ore tanti i meme goliardici “Dal ‘22 al ‘22” alludono a un nuovo Ventennio di regressione e totalitarismo con l’avvento di Giorgia Meloni. Personalmente, non ci crediamo: l’ansia c’è, ma soprattutto per i fondi del Pnrr rimasti in sospeso e per il futuro del Sud.

Mario Meliadò