Alla vigilia delle elezioni regionali in Calabria, il voto si gioca tra garantismo e meridionalismo, al di là delle ideologie tradizionali. Da un lato, il presidente Occhiuto ha saputo incarnare un approccio orgoglioso, ma senza visione. Dall’altro, il candidato Tridico sembra preferire la narrazione di una Calabria che non funziona.
“Speriamo che me la cavo” non era solo il titolo di un libro, ma il ritratto impietoso di un Sud abbandonato, delle sue scuole povere e delle sue strutture carenti. Era (ed è ancora) l’immagine di una rassegnazione che serpeggia tra i cittadini del Mezzogiorno, abituati da decenni a vivere nella mancanza cronica di servizi essenziali.
Non a caso, da oltre un secolo si parla di “questione meridionale”, senza mai averle dato una vera risposta.
Nel mio percorso politico, questa consapevolezza ha avuto un ruolo fondamentale. Grazie agli insegnamenti di maestri come Nicola Zitara e Pasquino Crupi, ho maturato una visione in cui la difesa del Sud ha assunto un valore prioritario, persino rispetto all’appartenenza ideologica o partitica. Nella mia agenda politica, meridionalismo e garantismo non sono solo temi, ma vere e proprie bussole. È chiaro che, per indole e formazione, il mio spirito è progressista e guarda a sinistra, ma questo viene dopo. Prima viene il principio, prima viene la dignità del Sud, prima viene il diritto. Oggi, alla vigilia del voto che porterà all’elezione del nuovo Presidente della Regione Calabria, mi trovo a riflettere. La scelta, certamente, è tra sinistra e destra. Ma ancor più profondamente, è tra una visione meridionalista e garantista della politica, e una narrazione stanca, rassegnata, che poco serve alla nostra Terra.
Da un lato, il presidente Occhiuto ha saputo incarnare un approccio orgoglioso, da calabrese che crede nel riscatto della propria Terra, ma allo stesso tempo non ha una visione di progetto Calabria. Dall’altro, il candidato Tridico sembra preferire la narrazione di una Calabria che non funziona: un disco già sentito, che rischia di allontanare piuttosto che mobilitare. Sul piano del garantismo, poi, la situazione si fa ancora più delicata. La sinistra calabrese gioca con avvisi di garanzia e minacce giudiziarie; mentre Occhiuto, pur vantando un posizionamento garantista, non ha avuto il coraggio di spingere fino in fondo su alcune evidenti storture della giustizia che lo hanno segnato profondamente.
In conclusione, il mio voto e il mio impegno politico restano orientati da due fari: la dignità del Sud e la difesa dello Stato di diritto. Solo partendo da qui si potrà davvero cambiare la Calabria.

