Filippo Todaro, un osservatore rotondo, come il mondo

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Ercole Macrì regala il suo intimo e speciale ricordo di Filippo Todaro, giornalista e scrittore morto, oggi, a Siderno. 

Tranquillo, ti aiuta Filippo, mi garantì Stefania Graziadio.  

 Era l’autunno del 1999 a Siderno. 

In quel periodo avevo bisogno di un consiglio giornalistico da chi, oltre che scrivere, sapeva pure pensare. Filippo me lo scodellò in quattro e quattr’otto, con maestria e sguardo lungo.  Negli anni a seguire mi diede altri consigli, tra cui uno importantissimo a livello familiare. 

Poi mi mostrò nani da giardino che passavano per i giganti e maestri di ritegno e di sapere che se ne stavano in disparte.

È stato un grande osservatore, Filippo Todaro. 

A Filippo Todaro, per dono di natura, veniva facile vedere, guardare e andare oltre le istantanee quotidiane, con cui l’intelligenza calabrese continua a fotterci. Lui entrava dentro fatti, progetti, idee e fallimenti e, s’era in giornata, fidatevi, vi faceva sentire le voci fuori campo e le musiche in sottofondo.

Abbiamo litigato. Si litiga nell’intimità. Booh, è la vita che quando diventa piatta, come una linea, una linea editoriale specialmente, pecca d’ottusità. 

Poi ci siamo chiariti bene bene. Eravamo felici per questo. Ci siamo allargati il recinto, perché Filippo sapeva pensare.  E chi pensa è rotondo, quindi gira, come il mondo di Jimmy Fontana.

Gira Filippo gira, come sempre. E stanotte lassù, nello spazio senza fine, sarai la più bella stella che insegue l’alba. Buon viaggio!