Fragilità

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È evidente che tempi e luoghi hanno le loro armonie, come le disarmonie che bilanciano un quotidiano non sempre favorevole a chi, per ragioni di opportunità o per ingenerosità della vita, guarda al suo vissuto con malinconia, con senso di marginalità o con una sorta di volontà di riscattare diritti o semplice giusta considerazione verso chi ne dovrebbe guidare il destino. Non è così poco comune che il termine fragilità si inserisca nel quotidiano di una comunità dal momento che, spesso, poniamo l’attenzione su coloro che definiamo fragili: o per convinzione che o siano o forse per compassione. La verità è che spesso proprio i “fragili”, ovvero coloro che sembrano cedere alla minima occasione o al primo vento contrario della vita, nel corpo o nell’animo, che ci danno grandi lezioni di umiltà e di forza interiore prima ancora che fisica. Insomma, fragilità non è necessariamente sinonimo di diversità, spesso anche coloro che si ritengono dotati di corazze, e che si presentano quali esempi di resilienza fisica, dimostrano solo di vivere protetti in una falsamente inespugnabile fortezza. In verità, spesso la fragilità sembra essere il campo di uno spostamento di attenzioni che soddisfano più un momento contingente, magari politicamente utile, piuttosto che essere parte della cultura di una società inclusiva che, nell’includere e provvedere, ritiene normale soddisfare richieste o porre attenzioni alla diversità del singolo quale parte di una comunità. Non solo. In una realtà culturale dove l’esclusività spesso si traduce in comportamenti che hanno una loro ragione culturale, ma che non possono più sottendere alibi, la fragilità assume un significato ampio per il solo fatto che essa non abbraccia solo i più deboli nel fisico, ma anche coloro che ricordano parti di comunità che non sono solo parti, ma sono parte del tutto. Ecco, allora, che ricordarsi della fragilità sembra quasi fare il verso al fatto che qualcuno se ne sia allora dimenticato. Una sorta di spostamento di attenzione da momenti più fortunati e per fortunati per ritornare sulle debolezze e le fragilità quando ciò giustifichi un’attenzione che non dovrebbe marcarsi di sensibilità politica, ma esprimersi normalmente come sensibilità umana. Perché, spesso, dovremmo guardare e pensare che la fragilità non è una condizione di una vita al margine, né un argomento per vetrine filantropiche all’occorrenza. Essa è una realtà che può colpire chiunque, chi nel fisico chi nella propria psiche o nel suo rapporto con la società che lo avvolge. Una realtà che spesso nel suo manifestarsi dimostra quanto Michel Foucault ricordava a proposito. E, cioè, che l’uomo è la più infelice e la più fragile fra tutte le creature, e nello stesso tempo la più orgogliosa. 

Giuseppe Romeo