Esistono perone destinati ad essere immortali, perché capaci di lasciare un’impronta indelebile lungo il loro cammino in questa Terra. Una di queste è, senza ombra di dubbio, lo scultore sidernese, Giuseppe Correale. Il mio paese è, infatti, caratterizzato dalle sue sculture, questa città non sarebbe la stessa senza il suo tocco artistico. Attraverso l’intervista del figlio Francesco, conosciamo meglio questo grande artista.
Giuseppe Correale nasce, a Siderno, il 28 dicembre 1925, da una famiglia modesta. Il padre Francesco si guadagna da vivere facendo il cocchiere; mentre la madre, Vittoria Gozzi, si dedica all’arte del ricamo.
Gli anni dell’infanzia sono difficili, a causa della povertà, tuttavia la passione per l’arte lo aiuta a scaricare tutte le problematiche della vita. Attraverso un po’ di creta, infatti, recuperata dalle fornaci del paese, crea le sue prime opere: statuine del presepe, questa capacità gli permette di trovare lavoro presso la bottega di un falegname. Durante la seconda guerra mondiale, in un edifico raso al suolo dai bombardamenti, individua una tavola di legno da poter lavorare, dove dà vita a un bassorilievo raffigurante la Trinità. La scultura per la sua raffinatezza viene esposta nella vetrina di una gioielleria del paese e di lì a poco acquistata al prezzo di mille lire. In seguito, dopo un periodo a Firenze e a New York, in cui si dedicherà a perfezionare la sua arte, ritorna nel suo paese natio. Nel frattempo, nel 1963, si sposa con Mary Josephine Proto, a Pompei e dalla quale avrà tre figli: Francesco, Sofia e Valeria.
A Siderno crea decine e decine di opere, tra cui la Madonna della pace nella porta bronzea della chiesa di Santa Maria di Portosalvo, sul lungomare della cittadina si eleva la scultura a tutto tondo di San Francesco di Paola, sempre sul lungomare è istallato il Monumento del Marinaio. Tra le sue sculture ci sono anche diversi busti come quello dedicato a Michele Bello, martire di Gerace.
Gli ultimi quindici anni di vita sarà costretto a vivere su una sedia a rotelle, paralizzato alle gambe in seguito a un intervento chirurgico. Muore, a Siderno, il 21 Luglio 2012, all’età di 86 anni.
Intervista a Francesco Correale
Qual è l’immagine più vivida che ha di suo padre nel suo studio?
Ancora oggi a distanza di quasi 14 anni dalla sua scomparsa, quando entro nel suo studio mi pare di vederlo lì intento a guardare le sue creature così le chiamava. Sento ancora il suo respiro profondo.
C’è stata un’opera che lo ha tormentato più delle altre? Una che non finiva mai o che ha distrutto perché non la sentiva corretta?
Mio padre è stato sempre un maniaco della perfezione. Se solo minimamente c’era qualcosa che ai suoi occhi non andava bene non esitava un attimo a distruggere tutto e ricominciare.
Esiste, invece, una realizzazione, che era la sua “preferita”?
Sono convinto che per lui non c’era una sua opera più bella o meno bella. Per lui, erano tutte di pari livello.
Mentre lavorava cercava l’isolamento assoluto o faceva parte della vostra vita quotidiana?
È vero, quando lavorava, si isolava, era talmente concentrato su quello che stava realizzando che spesso non si rendeva conto del tempo. Non voleva essere disturbato da niente e da nessuno neanche da noi familiari.
L’arte, per suo padre, cosa ha rappresentato dal punto di vista delle emozioni? Poteva essere un rifugio dai problemi quotidiani?
Lui non si è mai rifugiato nell’arte, anzi proprio in essa inseguiva nuove emozioni o nuove sfide.
Si sentiva apprezzato dai suoi concittadini?
Penso che la città di Siderno lo abbia sempre apprezzato. Lo ha apprezzato prima della sua morte e continua a farlo ancora oggi. La prova tangibile sono le numerose opere monumentali dislocate nel territorio sidernese, opere, che comitati di cittadini o le varie amministrazioni gli hanno commissionato. L’attuale amministrazione lo sta valorizzando ancora di più con numerose iniziative in suo onore.
Che padre è stato Giuseppe Correale e quale insegnamento ha lasciato ai suoi figli?
Per noi figli è stato un grande padre. Per me, è stato anche un grande amico. Ci ha insegnato e trasmesso il processo educativo fondamentale, basato principalmente sulla famiglia, sul rispetto, onestà, responsabilità e giustizia.
Oggi, cosa pensa che avrebbe realizzato per Siderno?
Questa è una domanda che avrei voluto tanto chiedergli, ma purtroppo non c’è stato il tempo. Certo è che il suo ultimo desiderio era quello di realizzare un monumento dedicato all’emigrante, un’idea che nasce nel 1994 e che è stata accantonata per una serie di motivi. Oggi, noi figli, assieme alla nostra associazione culturale G. Correale, in collaborazione con l’attuale amministrazione, stiamo posizionando a Siderno Superiore (presto ci sarà l’inaugurazione) quattro bozzetti in bronzo. Una di queste quattro opere è il bozzetto dedicato all’emigrante.
Se potesse rivedere suo padre per un solo momento, cosa le vorrebbe dire?
Sicuramente avrei voluto riabbracciarlo e sussurrargli mille cose, una su tutte GRAZIE per tutto quello che mi hai trasmesso.
Cosa prova quando, oggi, guarda un’opera di suo padre?
Quando guardo un’opera di mio padre, la mia mente torna velocemente indietro nel tempo quando appunto io piccolo “discepolo” gli porgevo gli strumenti da lavoro.
Concludo con una citazione che, secondo me, si adatta alla figura di questo grande uomo: “Un artista è immortale, perché continua a parlare a persone nate centinaia di anni dopo di lui, suscitando emozioni in contesti che non avrebbe mai potuto immaginare”.


