Giuseppe Romeo, il sindaco lungimirante

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Giuseppe Romeo è stato sindaco di Siderno dal 1980 fino al 1982. Grazie al racconto della figlia Anna, è stato possibile ricostruire la figura umana, colta e lungimirante di quest’uomo che ha sempre agito per realizzare e per lasciare un’impronta positiva nella nostra città. Immergendomi nelle parole di Anna, non sono riuscita a trattenere l’ammirazione e, a tratti, la commozione verso questo straordinario uomo.

Raccontiamo la storia di suo padre, ci da una sua breve biografia?

Era nato, a Siderno, il 7 maggio 1927, primo di sette figli da Vincenzo e Maria Girolama D’Agostino. Molto legato alla sua famiglia, non soltanto ai genitori ed ai fratelli, ma anche agli zii e cugini, è stato da tutti loro sempre considerato un punto di riferimento sin da piccolo per il giudizio e l’equilibrio che aveva, tanto che la mamma gli affidava i fratelli più piccoli quando doveva andare in campagna ad aiutare il marito e lui con un occhio guardava i fratellini e con l’altro studiava. Già dalla scuola elementare, infatti, si era distinto per la bravura, l’intelligenza e la preparazione, ma sempre molto riservato e schivo, non amava apparire. Era particolarmente portato per le materie scientifiche tanto da iscriversi al Liceo Scientifico di Catanzaro, in quanto all’epoca qui non c’era, ed ogni mattina si alzava alle 4 per prendere il treno con i sedili di legno, che lo portava a scuola. Lì ha iniziato a muovere i primi passi in politica, interessandosi delle questioni scolastiche. Sacrifici d’altri tempi! Si è poi iscritto in Ingegneria a Genova, città che gli è sempre rimasta nel cuore, perché a Messina non era ancora stata istituita questa facoltà, ma, dopo il biennio, è stato costretto a ritornare per motivi economici e a cambiare facoltà, iscrivendosi a Messina in Matematica e Fisica, facoltà nella quale gli convalidarono tutte le materie del biennio di Ingegneria. Appena laureato tornò in Liguria per insegnare al Liceo Classico di Carcare, in provincia di Savona, che era gestito da preti nel cui istituto alloggiava. Negli anni ‘50 non era tanto semplice e scontato essere di sinistra, socialista o comunista, e lo era ancora meno se si insegnava in una scuola gestita da preti, dove lo chiamavano “il Socialista” e avevano iniziato ad ostacolarlo. Ma, nonostante i tempi, grazie alle sue doti tutti gli volevano bene e lo stimavano, forse, soprattutto per la sua intelligenza e la sua bontà. Ancora oggi, non è più con noi da 34 anni, ci sono suoi alunni di Savona che ci chiamano per manifestarci il loro affetto e per andare a fargli visita al cimitero.

Da sempre Socialista, perché?

Perché era il partito che più si confaceva alla sua natura. Si trattava di un partito che aveva come priorità le lotte sociali per l’affermazione dei diritti dei deboli e dei diseredati, di coloro che non avevano nessuna protezione e che venivano calpestati; al tempo stesso si trattava di un partito riformista che guardava alle grandi democrazie europee (vedi l’Internazionale Socialista) e non subiva il fascino delle dittature in nome del popolo. Era, infatti, un grande democratico, una persona che sapeva fare squadra, con la schiena dritta, che non si piegava a compromessi.

 Quali sono stati i progetti più importanti che ha realizzato per la nostra città nella veste di sindaco? Inoltre, cosa lo ha reso più orgoglioso; cosa, invece, lo ha deluso?

Siderno, nel dopoguerra, ha avuto la fortuna di avere una classe dirigente di livello, che si era formata fuori e poi era rientrata in loco. Si trattava di giovani, uomini di cultura, pieni di idee ed entusiasmo, che volevano aggredire l’arretratezza ed il sottosviluppo del Sud e del nostro territorio. Questo gruppo è riuscito a far rifiorire Siderno dopo la guerra, portando avanti politiche di autentica innovazione e facendo di Siderno il fiore all’occhiello della Locride ed oltre. Sono state costruite strade, reti idriche e fognarie, lungomare, scuole. Nel periodo in cui è stato Sindaco ha realizzato importanti progetti. Era un visionario e vedeva le cose prima che si realizzassero, con un larghissimo anticipo, anche di decine di anni. Aveva capito l’importanza di alcuni strumenti fino allora sconosciuti. È a lui che si deve, infatti, il primo Piano Regolatore di Siderno, la metanizzazione, la prima informatizzazione del Comune, la creazione dei ruoli dell’acqua e della spazzatura, la creazione del corso specialistico di musica nella “Sua” scuola Media Pedullà collegato al Conservatorio Cilea di Reggio Calabria (che ha sfornato negli anni tanti e tanti maestri di musica e che avrebbe dovuto portare a Siderno una Sezione del Conservatorio o il Liceo Musicale), l’attenzione alla squadra del Siderno, che in quegli anni ci ha dato grandi soddisfazioni, l’attenzione a tutte le contrade, che ancora non avevano le reti di acque e fogne, strade e scuole e lui le ha fatte.  E poi l’attenzione all’ambiente, la lotta alla BP, la c.d. fabbrica della puzza, lotta che lo ha visto perdente e che gli è costata la poltrona di Sindaco a causa del voltafaccia dei suoi compagni di partito, che lo hanno tradito. Sono fatti questi, cha ancora a ripensarci fanno male, perché ad oggi attualissimi e ci confermano la correttezza delle sue idee e la sua lungimiranza. Ancora oggi lottiamo per la bonifica della zona in cui insisteva la BP e lui aveva compreso, con largo anticipo, quanto potesse essere pericolosa per il nostro territorio quella fabbrica.

Cosa amava di più della nostra città; cosa, invece, lo ha deluso?

Della nostra città amava tutto, perché in quegli anni era una fucina di idee e le    persone oneste e perbene erano riuscite a creare un argine alla deriva   dell’arroganza e della prepotenza. Il declino è iniziato con l’entrata nel PSI della lista civica, contro la quale si è battuto strenuamente, perdendo ancora una volta la partita. Anche in questo caso aveva capito con vent’anni di anticipo che la malavita, sotto mentite spoglie, si voleva infiltrare nelle istituzioni per dominarle. Cosa che è successa…. Ciò gli ha procurato un enorme dispiacere, perché già vedeva la deriva, che negli anni a venire è arrivata. “Invece di andare avanti, diceva, andiamo indietro”, riferendosi proprio all’ambiente cittadino.

 Suo padre, è stato anche professore e uno stimato preside. Com’è stato in quelle vesti?

Della sua bravura come professore di matematica e fisica non devo parlare io, ma parlano ancora oggi i suoi alunni. Un suo alunno di Carcare nel 1990, disegnando un suo ritratto, scriveva: “Grazie Prof. Romeo per tutti gli insegnamenti da Lei ricevuti e a tutt’oggi mai dimenticati”. Allora il concorso a Preside era nazionale, si faceva a Roma e lui già a 34-35 anni lo aveva superato. Ciò significa che aveva precedentemente superato il concorso a cattedra, ed aveva l’anzianità per partecipare a quello di preside; insomma aveva bruciato le tappe. La prima nomina come Preside l’ha avuta a Mammola dove ha istituito la prima “Casa dello Studente” della Calabria per consentire ai ragazzini delle campagne di vivere in paese e frequentare la scuola, in un periodo in cui la dispersione scolastica era la regola e l’analfabetismo imperava. L’esperienza in Liguria lo aveva sensibilizzato molto su queste tematiche. Oltre ad essere preparatissimo, come lo erano la maggior parte dei professori e dei presidi di una volta, la sua professione è stata caratterizzata da un tratto di grande umanità, di cui c’era all’epoca tanto bisogno, perché i ragazzi avevano pochissimi riferimenti, spesso venivano da famiglie dove la cultura era del tutto sconosciuta e da situazioni familiari molto difficili.

Che padre è stato Giuseppe Romeo? E Qual è il ricordo più bello che le viene in mente quando pensa a lui?

 È stato un padre straordinario, non comune sotto ogni profilo: per questo ci manca tanto ancora adesso. Ricordi belli io e i miei fratelli ne abbiamo tanti, perché era molto presente in famiglia, nonostante i suoi numerosi impegni. Secondo me, è da ricordare l’ultima fase della sua vita, quella più dolorosa in cui si è ammalato. In quel periodo gli si è avvicinato un mistico, a lui che era assolutamente laico, anche se sposato con una donna che proveniva da una famiglia cattolica con un Monsignore in casa, ed ha insistito perché andasse a Medjugorje, perché la Madonna lo voleva lì. Con grandissimo nostro stupore si è fatto convincere, ed ha deciso che sarebbe andato con me. Siamo partiti la notte tra il 6 e il 7 agosto 1988 da Bologna e già durante il viaggio si è aggravato; arrivati lì la situazione è precipitata, si è allettato ed è entrato in coma. Si è sparsa la voce che c’era un pellegrino che stava morendo e la sua stanza si è riempita di gente sconosciuta, che si è inginocchiata ed ha pregato vicino a lui fin quando non è spirato l’8 agosto 1988. Non sapremo mai perché Giuseppe Romeo è dovuto andare a morire a Medjugorje se è stato un caso o se tutto ciò ha un senso che non possiamo cogliere, fatto sta che l’epilogo della sua vita, vissuta sempre con estrema riservatezza e sobrietà, anche nel dolore della malattia, è stato veramente qualcosa di straordinario e non comune. Ancora oggi rimane l’unico Sindaco a cui non è stata dedicata nessuna via o piazza della città. La “Sua” Scuola Pedullà nell’immediatezza della dipartita, invece, gli ha dedicato il laboratorio della sezione musicale.

 Secondo lei, qual è la differenza principale tra i sindaci come suo padre, Iannopollo, Sorace e Brugnano con quelli attuali?

Non credo sia possibile stabilire delle differenze tra i Sindaci di un tempo e quelli attuali. Ognuno di noi è figlio del suo tempo e rispecchia il periodo in cui vive. Quei Sindaci Socialisti erano uomini illuminati, di grande cultura ed intelligenza e ispirati da ideali e valori forti, dominanti nel loro vivere e agire quotidiano, per cui sono riusciti a realizzare tanto e a dare tanto. Oggi l’ambiente è più promiscuo, molto più pericoloso e manca quella spinta ideale, che veniva prima di ogni altra cosa. La speranza è che si possa ricreare nella nostra Città un ambiente di gente onesta, pulita, sana, capace e illuminata come era quello degli anni in cui hanno amministrato i nostri padri.