I calabresi, popolo costretto a tenere il basto e la mordacchia

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Nella vicenda di Tallini, come quella dell’ex presidente Oliverio e, soprattutto, l’assurdo accanimento giudiziario contro l’ex senatore Pittelli, sullo sfondo c’è la Calabria, la regione più disastrata d’Italia, ed un popolo costretto a tenere il basto e la mordacchia. E perché tale potere si possa perpetuare è necessario che alcuni magistrati  giocano un ruolo di assoluto protagonismo, assumendo atteggiamenti di pittoreschi rivoluzionari che vanno all’assalto della Bastiglia.

Mi sembra di capire che la sanità calabrese non vada affatto bene e che siamo in attesa del colonnello Bartoletti.

Intanto i giudici hanno stabilito che Mimmo Tallini, tratto in arresto nell’ambito dell’inchiesta “Farmabusiness”, è innocente. Già il tribunale del riesame aveva stabilito che non andava arrestato e che non c’era alcuna ragione valida da costringerlo alle dimissioni del suo incarico.

Premetto di non aver mai conosciuto Tallini e di essere fieramente avverso alla sua parte politica, che considero corresponsabile d’un sistema marcio, mafioso e coloniale che opprime la Calabria.

Ma più che il suo arresto, mi fa letteralmente paura anche per il silenzio degli intellettuali  e la volontà, da parte del mondo politico e della stampa, di archiviare il caso senza il minimo sforzo di capire cosa realmente stia succedendo ovunque, ma molto di più, in Calabria.

Tallini, in quanto persona, non è più importante dei tantissimi innocenti che ogni anno varcano le patrie galere calabresi ma il suo caso, se opportunamente analizzato diventa significativo, perché dimostra come il  sacrifico di un sponente dell’establishiment sull’altare mediatico sia il prezzo che un sistema corrotto è disponibile a pagare pur di salvarsi.

L’ex presidente del consiglio regionale è stato arrestato nell’ambito di una inchiesta chiamata con ricercata sapienza Farmabusiness”, onde poter stabilire un nesso tra l’inchiesta giudiziaria e lo sfascio della sanità che in quel particolare  momento era al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica nazionale in seguito al “Caso Cotticelli.”

La procura ha dato in pasto alla rabbia ed all’indignazione popolare un colpevole: Tallini. Così, mentre sulle televisioni nazionali, scorrevano le immagini di commissari regionali alla sanità che cadevano come birilli dinanzi alle ambulanze cariche di ammalati senza cure. L’opinione pubblica, individuava nel Pm di Catanzaro il vendicatore dei torti subiti.

La politica che pochi mesi prima aveva eletto Tallini, come presidente del consiglio regionale della Calabria, è rimasta muta. Ci sarà pure viltà e cattiva coscienza, ma un tale atteggiamento è figlio innanzitutto e soprattutto della consapevolezza che la testa del Tallini” può essere sacrificato pur di salvare un sistema di cui la classe dirigente calabrese ne è la genuina espressione.

Non dimentichiamo la centralità della sanità” negli equilibri di potere calabrese.

Chi controlla la sanità possiede il pacchetto azionario di maggioranza potere che schiaccia la Calabria.  Rispetto al quale il potere giudiziario non è altra cosa.

Non è un caso che, proprio per ragioni” collegate a questo oscuro mondo, nel 2005 a Locri venne assassinato sulla pubblica strada il dottor Francesco Fortugno, vice presidente del consiglio regionale della Calabria. Ancora oggi, non conosciamo i mandanti, mentre siamo certi che i colpi sparati a Locri si udirono- e bene- anche  a Catanzaro, ed a Roma.

La tragedia suscitò una forte e giusta onda di indignazione in Calabria, ed in Italia. La politica, forse, avrebbe potuto cogliere l’occasione per avviare una riforma radicale della sanità.

Non ne fu capace o ne ebbe la forza.

Roma colse l’occasione per modificare in peggio la sanità iniziando un processo di militarizzazione e di burocratizzazione dei settori nevralgici della realtà calabrese. Per esempio allASL di Locri fu mandata una triade commissariale.

Credo che a coordinarla ci sia stato un ammiraglio che ebbe il merito” di dirigere la nave sugli scogli, lasciando intatto il potere delle corporazioni, tra cui la ‘ndrangheta, che controllano il settore.

Successivamente, lo “Stato” ha risposto alla drammatica crisi della sanità inviando nei posti di comando ex prefetti, magistrati in pensione, colonnelli, questori, ufficiali della guardia di finanza, dei forestali, dei pompieri, dei vigili urbani. Verrebbe da dire: si preparino i marescialli, i brigadieri e gli appuntati, i cancellieri e gli applicati di seconda classe.

Oggi, siamo in attesa del colonnello Bartoletti che secondo il presidente Occhiuto sarà fondamentale per cambiare il corso della storia che abbiamo appena raccontanto. Non conosco Bartoletti ma la logica  è la stessa di quella per cui qualche tempo addietro abbiamo aspettato il  generale Cotticelli, comandante di corpo di armata inviato da Roma” come uomo della Provvidenza ed accolto come un liberatore da coloro che contano nella nostra Regione.

Un altissimo ufficiale con tanto di medaglia d’oro appuntata sul petto che è sceso  in Calabria per ripristinare il primato della legge”.  Ed, infatti, evita di andare nei reparti degli scassati ospedali calabresi dove si soffre e si muore, non visita le postazioni di 118 o le guardie mediche, ne riesce a mettere sotto controllo i conti che sconquassano la sanità, ma  dichiara solennemente “… da vecchio militare, la prima soglia che ho varcato è stata quella della procura della Repubblica di Catanzaro”.  Per fare cosa non si sa dal momento che in procura si va per denunciare i reati e non per essere legittimati a ricoprire un determinato ruolo. Cotticelli, ovviamente, non modifica d’una sola virgola, se non in peggio, la sanità calabrese ma la strategia è sempre la stessa: nascondere il disastro col batter di tacchi, tintinnar di manette, luccicar di visiere, sfoggio di toghe.

La vicenda di Tallini, come quella dell’ex presidente Oliverio e soprattutto l’assurdo accanimento giudiziario contro l’ex senatore Pittelli che si vuole per forza nelle patrie galere non sono casi a se come l’osservatore distratto potrebbe pensare.

Sullo sfondo c’è la Calabria, la regione più disastrata d’Italia e dell’intera Europa Occidentale ed un popolo costretto a tenere il basto e la mordacchia. E perché tale potere si possa perpetuare è necessario che alcuni magistrati giochino un ruolo di assoluto protagonismo assumendo atteggiamenti di pittoreschi rivoluzionari che vanno all’assalto della Bastiglia.