I lavori del futuro, l’evoluzione in prospettiva del lavori entro il 2030

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Secondo uno studio realizzato dalle società EY, ManpowerGroup e Pearson Italia su 793 professioni, cerca di inquadrare gli sviluppi nel mondo del lavoro, attraverso delle analisi, fino al 2030.

Molti lavori, a causa del covid-19, falliranno o subiranno un evoluzione, secondo le stime Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), infatti, la crisi potrebbe causare una perdita di posti di lavoro compresa tra 1,2 e 1,4 milioni.

Le anali svolte, dimostrano come il 36% della forza lavoro aumenterà nei prossimi anni, il 22% resterà stabile e il 44% andrà in continuo decrescimento.

I dati raccolti

I lavori in crescita

Le occupazione che avranno un incremento sono quelle legate soprattutto alla tecnologia ma anche cibò che sta attorno alla cultura, la comunicazione, i servizi di cura, l’insegnamento e alla formazione.

Secondo lo studio, entro il 2030 le aziende cercheranno personale sempre più qualificato nelle competenze tecnologiche, concentrandosi sui specialisti di interfacce umane, esperti delle applicazioni Iot, tecnici delle macchine a guida autonoma. Inoltre, con l’incremento dell’utilizzo dei robot assemblatori, avranno un ruolo più cruciale gli addetti responsabili.

I lavori più gettonati del futuro, sono quelli legati ai servizi informatici e delle telecomunicazioni, seguono con la stessa percentuale in termini di incremento i servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone.

Le competenze richieste per avere maggior successo in futuro, sono sicuramente l’apprendimento e l’ascolto, oltre all’adattabilità, la comprensione degli altri e il problem solving.

I lavori in calo

I lavori che più avranno perdite in futuro sono quelli legati all’ambito dei servizi finanziari e assicurativi, l’agricoltura , caccia e pesca e l’industria della carta, cartotecnica e stampa.

Si stimano circa un milione di posti in meno dopo la crisi, e i più a rischio di perdere il loro posto di lavoro sono giovani e donne soprattutto se impiegati in attività a bassa competenza o se lavoratori con contratti precari. Secondo un’analisi del Fondo Monetario Internazionale i fattori di rischio sono: la mancanza di un’istruzione universitaria, l’occupazione in settori colpiti dalla crisi economica e il contratto part-time.

I lavori in evoluzione

Ciò che stupisce dalle analisi dei settori in crescita, sono i lavori ibridi, ovvero quei lavori che uniscono due o più competenze. Il fonema sta prendendo sempre più piede, ed è in grado di unire professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione alle professioni tecniche soggette ad ibridazione con competenze tipiche del settore innovativo digitale e del settore organizzativo di impresa. Un esempio banale è l’e-commerce manager, ovvero responsabile della gestione delle vendite online di una azienda.