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venerdì, Aprile 12, 2024
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Il 18 settembre di Giorgia Meloni

Galileo Violini ci parla dello “scherzo telefonico” fatto alla Meloni, tra menzogne dei media, difese da avvocato delle “cause perse” e figure non proprio bellissime del nostro Governo che, al di là della realtà fattuale, è davvero convinto di rendere l’Italia “Great Again”…

Galileo Violini

18 settembre, una data che difficilmente passerà alla storia come il 18 Brumaio di Luigi Buonaparte, ma che la presidente Meloni probabilmente ricorderà in un futuro libro di memorie.

Il 17 era stata una giornata pesante per lei. Lampedusa con la presidente Von der Leyen che per questo aveva ritardato il suo viaggio a New York per l’Assemblea delle Nazioni Unite. Chissà se in serata poté rilassarsi vedendo la Roma travolgere l´Empoli, mentre il giorno prima la Lazio, amore di gioventù, aveva perso contro la Juventus. Il 19 sarebbe andata a New York. Agenda piena di impegni, tanto piena che si dovrà far rappresentare in Consiglio di Sicurezza dal ministro degli Esteri e dovrà declinare, avendo avuto molti impegni con politici africani, l’invito del presidente Biden. I soliti detrattori insinuarono che fu per invece mangiare una pizza, ma le si può credere che fu per un meritato momento di riposo e anche mangiare una pizza.

Tra quelle due date, lo scherzo dei comici russi, Vladimir Kuznezov e Alexei Stolyarov che la intervistano il 18 settembre.

Come spesso accade, in particolare nella pigra stampa italiana, così diversa da quella americana nel suo rapporto con i potenti, i molti commenti hanno spesso avuto per oggetto non la registrazione, per altro disponibile sul web, ma i commenti su di essa. Chissà quanti di quei commentatori si sono presi il disturbo di ascoltarla. Dura poco più di tredici minuti e, secondo quanto ha affermato Stolyarov, l’intera conversazione è durata circa mezz’ora. I tagli sono stati oggetto di morbosa curiosità e aspettiamo trepidamente che vengano desecretati, se mai furono secretati. Ha così avuto gioco facile chi, con una giudiziosa scelta di quale commento commentare, ha voluto distogliere l’attenzione da quanto potrebbe, forse dovrebbe. essere rilevante, anche se di scherzo si tratta.

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mantovano ha proposto l’immagine di una presidente brillante e presente a se stessa. Mica abbocca di fronte a due sprovveduti comici. Lei ha immediatamente compreso che era uno scherzo ed è stata al gioco per avere una mezz’ora di sano relax. Altro che le povere vittime di analoghi scherzi. Merkel, Erdogan, Sanchez, Stoltenberg, Trudeau hanno abboccato. Giorgia nazionale no. Anche perché, ce lo ha spiegato Lilli Gruber, l’accento russo non si può nascondere. Infatti, molte interviste le hanno fatte come Zelensky. A Trudeau como Greta Thunberg, ma in quel caso suppongo sia stata una donna a parlare. La registrazione si può ascoltare e se la Gruber abbia ragione o no ciascuno potrà giudicare.

La difesa, d’ufficio, del sottosegretario, qualche maligno la potrebbe associare alle voci che lo vogliono in pole position per il Ministero della Giustizia, nel caso che il ministro dovesse approdare al palazzo dei Marescialli. Se Parigi valeva bene una messa, Via Arenula potrebbe ben valere una conferma del detto che il capo ha sempre ragione.

L’ascolto della registrazione rende oggettivamente difficile, per il tono e per il contenuto, credere che davvero la presidente del consiglio sia stata al gioco dei due provocatori putiniani, prendendosi una mezz’ora di sano relax. Non potendo rilassarsi risolvendo i cruciverba patriottici proposti un mese prima sulle spiagge perché magari lo aveva già fatto, invece di dare un po’ di spago a due simpatici buontemponi, perché non passare mezz’ora con la figlia, magari parlando del viaggio che avrebbero fatto l’indomani?

A questo punto, chi ha avuto la pazienza di leggermi sin qui, forse si attende un’invettiva contro il Governo e il sottosegretario per averci mentito spudoratamente, considerandoci idioti e vendendoci una storia fantascientifica. Più garbatamente, ieri sera Caracciolo ha detto che è una spiegazione che fa acqua da tutte le parti.

Invece no. Non ci hanno mentito. Solamente, grazie ad un piccolo avverbio, se dovuto a eccesso di zelo o accidentale, honi soit qui mal y pense, una mezza verità ci è stata offerta come una verità e l’amor di patria crescente ha accecato possibili critici.

Sono assolutamente convinto che davvero la presidente ha capito di avere come interlocutore un impostore. Prima di lei solamente il presidente polacco Duda aveva capito di non star parlando con Macron. Ci mise sette minuti. Record battuto, la presidente ha capito SUBITO, afferma Mantovano. Proprio subito no, ma solamente in un momento chiave della conversazione e purtroppo quel momento corrisponde all’ultimo minuto della registrazione.

Pare un giallo, e come in tutti i gialli che si rispettano, l’indizio c’è. Non è neppure tanto nascosto. Il suo interlocutore, fake-Faki, supposto Commissario dell’Unione Africana, le chiede di Bandera.

Bandera. Chi era costui?

La presidente ha dichiarato di ignorarlo. Il povero Faki-Stolyarov ha fatto educati sforzi di spiegarglielo. Ma la presidente niente. Quegli sforzi non le hanno ricordato nulla. Bandera? L’unico Bandera o un nome simile che le sarebbe venuto alla mente sarebbe forse Antonio Banderas.

È credibile? O è stato quello il momento in cui si è chiesta “Ma come diavolo è possibile che il signor Faki, nomen omen, sappia di Bandera?”. I suoi sherpa, che le avranno certamente fornito un briefing prima della conversazione con il presidente Faki, le avranno certo detto che non parla russo, non ha studiato alla Università Lumumba. No. Faki non può sapere chi è Stepán Bandera o, se lo sa, non può considerarlo un tema importante di conversazione. C’è del marcio in Danimarca (o a Mosca).

E in quel momento la nostra presidente ha mostrato la sua esperienza di politica consumata, ha dissimulato, non è caduta nella trappola. Gli anni di Colle Oppio, l’intellettuale Colle Oppio, mica la rozza Via Sommacampagna, le hanno fatto conoscere il Panteon della destra europea. I nomi dei collaborazionisti nostri ed europei vi sono ricordati e venerati. “Patrioti” che hanno pagato con la vita, dopo la sconfitta, il francese Laval, il norvegese Quisling, lo slovacco Tiso, e altri che hanno trovato rifugio nel baluardo della destra europea, la España, una grande y libre del Generalísimo, il croato Ante Pavelić, il belga Léon Degrelle.

E tra essi troneggia Stepán Andríyovič Bandera, all’inizio dell’invasione nazista è stato un collaborazionista, figura controversa, eroe ucraino per alcuni, criminale macchiatosi di eccidi nazionalisti e razzisti per altri.ma che, nazionalista tutto d’un pezzo, non poteva accettare che l’Ucraina fosse il Lebensraum, lo spazio vitale, del Terzo Reich. E infatti la sua fama è andata oltre la morte e il suo nome è simbolo del neonazionalismo ucraino che ha condotto alla piazza Maidan, con tutto ciò che è seguito. Mai sentito dalla presidente? Improbabile. Quindi nega e finisce la conversazione.

Sgombrato il campo dagli aspetti marginali di quell’intervista, che cosa ne rimane?

In primo luogo, che la nostra sicurezza non è esemplare. Forse non è una gran novità. Comunque, gli exploits dei due comici mostrano che si tratta di un male comune anche ad altri paesi o istituzioni. Nell’intervista a Otto e mezzo Stolyarov ha ricordato che ci è caduto persino Stoltenberg, ed è lecito supporre che la NATO abbia filtri di un alto livello di impermeabilità. Assist involontario si è rivelata la domanda di Caracciolo se farebbero lo stesso scherzo a Putin. Glielo impedirebbe il patriottismo e questa moneta oggi in Italia si spende bene, e poi mica vorremo confrontare la sicurezza di Russia, Stati Uniti e Cina con la nostra?

Non è questo ciò che dovrebbe preoccuparci di più, anche se porvi l’attenzione sta servendo come utile arma di distrazione di massa. Altra distrazione di massa paiono le teorie complottistiche sull’intervallo tra la registrazione e la diffusione. A parte che non è chiaro quale sarebbe il fine destabilizzante che avrebbe condotto a diffondere l’intervista due giorni fa, non capita anche in Italia che una registrazione sia diffusa qualche mese dopo? Il programma è settimanale e pare che di personaggi che si lasciano intervistare dai due il mondo è pieno e, ad onor del vero, abbiamo visto giustificazioni a posteriori anche più folcloristiche. Ci fu chi parlò di fake-interview costruite usando intelligenza artificiale. La costante è la disinformazione del Cremlino. Può darsi e allora? Con la disinformazione si deve convivere. Golfo del Tonchino, le armi di Saddam Hussein furono forme di disinformazione rispetto alle quali le paludate disquisizioni sulla guerra ibrida fanno sorridere.

Tornando a noi, rimane quanto ha detto la presidente, espressione del suo pensiero e della sua valutazione della situazione geopolitica, almeno in quella data. L’impatto politico delle dichiarazioni che ha reso, l’importanza della loro maggiore o minore differenza dalle dichiarazioni ufficiali dipendono evidentemente dall’essere o no ella consapevole dello scherzo, ma pare chiaro che fino all’ultimo non lo era, con buona pace della versione ufficiale.

La confessione che i grandi non le rispondono a telefono contrasta con l’immagine che spesso ci è stata offerta di un paese made great again da questo governo. Piuttosto ci ricorda le lamentele di quando non fu invitata a un summit telefonico ristretto tre mesi prima dell’intervista. Sarà stato il riaffiorare di quel ricordo che spinse inconsciamente la presidente a preferire una pizza ad un invito ufficiale?.

I commenti sull’Unione Europea non dovrebbero ridimensionare il bilancio dell’incontro di Lampedusa del giorno prima? E, peggio, compromettere ulteriormente la nostra posizione a Bruxelles, salvo poi accusare il povero commissario Gentiloni di non saperci difendere?

Di fronte a queste domande, ascoltare difese di ufficio è imbarazzante. Vedere Stolyarov sbeffeggiare Bechi, senza potersi negare che ne aveva ben donde, assistere alla sconcertante intervista di otto e mezzo, essere trattati da creduloni è decisamente meno di quello che merita il nostro paese.

La conferma viene dalle reazioni all’estero. Sono facilmente reperibili en Internet. Tra le più irritate non le francesi, giusto Le Point ha qualificato la conversazione come una sans grande retenue diplomatique, senza una gran moderazione diplomatica, ma le tedesche. Tuttavia nessuno pare voler accogliere la spiegazione che la presidente aveva capito tutto e stava scherzando. Strano!

Ci saranno ricadute politiche a livello internazionale? Vedremo. Se ce ne fossero, la narrativa secondo cui la presidente del consiglio sarebbe uscita rafforzata da questo incidente sarebbe smentita dalla realtà. Tempi duri attendono la propaganda governativa.

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