Nella lettura dei giornali di questa settimana ho dato uno sguardo per sommi capi agli articoli con la sfilza dei “cento” conseguiti nei nostri Licei e in qualche Istituto Tecnico e sono stato positivamente colpito dal 100/100 conseguito, presso l’IPSIA di Siderno da Keita Moussa, giovane giunto dal Mali anni fa dopo una lunga traversata orchestrata dai mercanti di uomini.
Vito Pirruccio
Ogni anno, a conclusione degli Esami di Stato, assistiamo sui giornali e sui social media alla sfilata dei “centisti”. Operazione che risponde più a una logica di marketing, piuttosto che a dare rilievo al merito di chi, dopo una lunga fatica, conclude brillantemente una parte della carriera scolastica. Assolutamente nulla contro i bravi ragazzi che vedono giustamente coronato da successo l’impegno per lo studio. Ma leggere in questa carrellata di 100/100 (spesso con lode) solo un tripudio di meritato riconoscimento agli alunni super bravi, senza pensare, invece, all’operazione vetrina messa in campo dalle singole istituzioni scolastiche, è qualcosa che difficilmente sfugge ad un occhio appena attento.
Noto intanto che, nel momento in cui ci torna utile protestare contro forme di gestione scolastica estranee alla funzione educativa e formativa della scuola, affermiamo che l’istituzione scolastica non è un’azienda; salvo, poi, utilizzare gli strumenti dell’anima aziendalistica, ammantandoli di buoni propositi, quando si vuole esibire la singola scuola con i suoi prodotti migliori per fare proseliti. Vedi il tour negli istituti in prossimità delle iscrizioni, con operazioni di anticipo che, ormai, si sviluppano durante tutto l’arco dell’anno scolastico, pomposamente definite Orientamento. E, soprattutto, questa operazione di far sfilare i centisti su lenzuolate di giornali, come se la scuola si qualificasse, solo, per le performance di un gruppo, più o meno ampio, di bravi e volenterosi ragazzi, mentre il resto non fa storia. E non fanno testo, secondo questa logica, non solo i risicati sessantisti (Se sono veri, sempre di meno), ma neanche coloro i quali, pur non raggiungendo la cima più alta della performance, non sfigurano a fianco dei loro compagni centisti.
Se si volesse fugare la malizia di chi qualifica l’operazione lenzuolata come subdola operazione di marketing, basterebbe che le scuole interessate pubblicassero, anche tra le righe degli articoli su citati, i risultati di sintesi conseguiti dal loro istituto nelle prove INVALSI che, non parlando solo dei centisti, ci danno un’idea di massima sulla performance dell’Istituto facilmente comparabile con le altre scuole del territorio e del Paese. Sarebbe un’operazione di correttezza istituzionale che darebbe al lettore una lettura a 360° della complessità del lavoro portato avanti da tutta la struttura gestionale della scuola.
Inoltre, un’operazione del genere, oltre a svincolare l’informazione scolastica da subdoli propositi di marketing, renderebbe possibile la comparazione tra istituti tenendo conto dei vari indirizzi scolastici. Ad esempio, ci sarà un motivo per cui la lenzuolata dei centisti riguarda, nella quasi totalità, i Licei; un po’ meno, gli Istituti Tecnici e vede quasi assenti gli Istituti Professionali? Noi professionisti della formazione, come amiamo spesso definirci, ipocritamente diciamo che non ci sono scuole di serie A e di serie B, riferendoci agli indirizzi di studio, ma, di fatto, le vetrine del marketing scolastico ci suggeriscono l’opposto.
Vi confesso, però, che nella lettura dei giornali di questa settimana ho dato uno sguardo per sommi capi agli articoli con la sfilza dei “cento” conseguiti nei nostri Licei e in qualche Istituto Tecnico (Ripeto, con il dovuto rispetto che si deve ai ragazzi che in tali operazioni sono, spesso, tirati in ballo dalle scuole e da qualche vanità genitoriale) e sono stato positivamente colpito dal 100/100 conseguito presso l’IPSIA di Siderno da Keita Moussa, giovane giunto dal Mali anni fa dopo una lunga traversata orchestrata dai mercanti di uomini e ospite dei progetti di accoglienza gestiti dalla Cooperativa Pathos di Benestare e Caulonia.
In una interessantissima intervista curata da Cristiano Fantò e pubblicata su “Ciavula”, Keita Moussa racconta la sua esperienza in questi centri e l’affetto, la stima e l’ esperienze formative maturate; il calore umano dei compagni di scuola e la capacità degli insegnanti di trasmettere istruzione, cultura e realizzare vera integrazione. A conclusione del suo percorso di studio, Keita Moussa è risultato tra i centisti. Il suo brillante risultato lo ha condiviso con i suoi compagni, la sua scuola e le comunità locali che lo hanno amorevolmente accolto. All’appello sono mancati, purtroppo, la sua mamma e il suo papà che Keita Moussa non sa neppure che fine abbiano fatto.
Una lezione di vita che vale sicuramente più delle decine e decine di operazioni di marketing scolastico alle quali ci costringe certa informazione di facciata.
Auguri a tutti i ragazzi che hanno completato il loro percorso di studio, presenti e assenti nella lista dei centisti. Ma per Keita Moussa mi sia consentito esprimere un augurio particolare e vorrei farlo, se ne avessi l’autorevolezza necessaria, anche a nome di quel vasto, silenzioso e laborioso mondo scolastico che sa veramente accogliere e formare.

