Il Grande Cocomero

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Oggi si festeggia Halloween, festa di origine pagana, festa molto amata dai bambini e dai ragazzi, poco dalla Chiesa. Che le famose zucche intagliate, dentro cui porre un lume, possano essere d’aiuto a tutte quelle animelle del purgatorio che errano per i campi nella notte del 31 ottobre, una notte di transizione tra la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, per ritrovare la via dell’eterno riposo. Che possa, la festa di Halloween, convivere in pace con la cristianizzazione del rito pagano degli antichi falò propiziatori confluendo poi nel giorno del 1 novembre, durante la celebrazione di tutti i Santi, un giorno di festa, in cui spesso si apparecchiava la tavola anche per il defunto da poco scomparso.

Oggi si festeggia Halloween, festa di origine pagana, festa molto amata dai bambini e dai ragazzi, poco dalla Chiesa. Chi la crede di origine irlandese, qualcun altro persino di origine calabrese (vedi il “coccalu di muortu”, il teschio di morto intagliato nella zucca, usanza folcloristica di Serra San Bruno). Per Linus, dei Peanuts, dalla matita di Charles M. Shultz, il Grande Cocomero (la traduzione italiana, più o meno discutibile ma oramai abituale, della “Grande Zucca”) è un’entità sovrannaturale che la notte di Halloween “sorge dal campo di cocomeri che giudica più sincero… e poi spicca il volo portando doni a tutti i bambini del mondo che sono stati buoni”. Linus, nella notte del 31 ottobre, ha sempre atteso con fiducia cieca l’arrivo della sua Great Pumpkin nel campo di cocomeri, talvolta anche in compagnia dei suoi amici che lui cerca di rendere devoti (senza riuscirvi) a questo “spirito” e come avviene per Babbo Natale (ben più famoso ma meno amato dal fratello di Lucy) anche al Grande Cocomero Linus scrive ogni anno delle lettere. La grande attesa e la successiva delusione per il mancato arrivo di questa “divinità” a cui Linus crede senza alcun dubbio è motivo di scherno da parte dei suoi amici e in particolare della sorella, che tenta di dissuaderlo da questa sua credenza, salvo comunque prendere qualcosa anche per lui, durante il famoso giro per la raccolta di dolci di casa in casa, al suon di “dolcetto o scherzetto”. Linus, il quale di anno in anno, nonostante il Grande Cocomero mai si palesi continua a nutrire speranze per l’anno successivo, imparerà a difendersi dalle risa altrui dicendo: “Ci sono tre cose di cui ho imparato a non discutere con la gente: la religione, la politica, e la Grande Zucca”. In effetti, il padre stesso dei Peanuts non amava parlare apertamente di un tema religioso come questo che divideva e ha sempre diviso molto: Halloween sì e Halloween no. Come dice Linus, mi piace fare anche mia la sua famosissima frase spostando per un attimo i riflettori su di un film italiano del 1993, di Francesca Archibugi, che riprendendo il titolo di un corto d’animazione del 1966, “È il grande cocomero, Charlie Brown”, si chiama appunto “Il grande cocomero”. Questo film è stato ispirato dalla figura di un neuropsichiatra infantile, abbastanza rivoluzionario, che nel 1991 pubblicò “Una concretissima utopia”, Marco Lombardo Radice. Come Linus, anche questo dottore, credeva in qualcosa cui gli altri non credevano, entrando in conflitto con i suoi colleghi perché aprì letteralmente le porte del reparto dell’Istituto di via dei Sabelli, a Roma, organizzando uscite con i giovani pazienti, per il quartiere di San Lorenzo, richiedendo il coinvolgimento pieno di tutti gli operatori, infermieri compresi, secondo la sua tesi che i conflitti dell’età giovanile (spesso legati a difficili situazioni sociali) possono essere risolti positivamente. Purtroppo morì a soli quarant’anni ma la regista, mettendo da parte anch’essa l’aspetto politico, rende visivamente in parte quella “concretissima utopia” di Radice. Il film è del 1993 ma vale la pena rivederlo perché in ogni tempo e in ogni luogo sono esistiti ed esistono dei Linus che hanno un qualche sogno utopico che diventa reale quando si concretizza. Certo è quanto possa essere complicato, difficile, sfiancante, perseverare fino al compimento di una Idea. Ma la differenza vera la fa quella “sincerità” del campo di zucche… il Grande Cocomero, prima o poi, dovrà comparire nel campo più sincero di tutti, quale può essere un reparto di neuropsichiatra infantile, piuttosto che un qualsiasi altro posto in cui esista uno, o vari Linus, che credono in un’utopica ma possibile strada del cambiamento (in meglio, ovviamente).
E così, per chiudere le fila del discorso iniziale, che le famose zucche (rape in Irlanda) intagliate, dentro cui porre un lume, possano essere d’aiuto a tutte quelle animelle del purgatorio che errano per i campi nella notte del 31 ottobre, una notte di transizione tra la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, per ritrovare la via dell’eterno riposo. Che possa, la festa di Halloween, convivere in pace con la cristianizzazione del rito pagano degli antichi falò propiziatori confluendo poi nel giorno del 1 novembre, durante la celebrazione di tutti i Santi, un giorno di festa, in cui spesso si apparecchiava la tavola anche per il defunto da poco scomparso. Infine, che possano concludersi questi giorni di comunione con l’aldilà (durante i quali si celebra in realtà il passaggio da una vita di luce, della soleggiata e bella stagione, a una vita di maggiore tenebra, con le giornate che si accorciano a favore di una notte più lunga, tipica del periodo invernale) con la commemorazione del 2 novembre, il giorno dedicato ai nostri cari scomparsi, quando quelle famose zucche luminose avranno agevolato il rientro, nel loro regno, di tutte le anime erranti sulla terra, cosicché ognuno possa esistere nel luogo che più gli confà.
Nell’attesa non mi resta quindi che augurare una buona e “Grande Zucca” a tutti voi!

Daniela Rullo