HomeApprofondimentiIl labirinto delle rose: rifiorisce Roseto Capo Spulico

Il labirinto delle rose: rifiorisce Roseto Capo Spulico

Un progetto che restituisce identità e futuro al territorio grazie ai giovani che scelgono di riscoprirne le radici

di Vanessa Musolino

Non vi è scoperta senza ricerca, che sia consapevole o impensata. E non vi è conoscenza senza un occhio curioso capace di catturarla. In questa storia, lo sguardo volto nell’angolo giusto è quello di un gruppo di persone, fondatore della cooperativa di comunità ‘Il Tesoro di Roseto’. Da sfondo, il leggendario borgo di Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, luogo in cui trionfa la bellezza per semplicità e natura incontaminata che lo incornicia. Un sito la cui storia definisce come crocevia tra civiltà e miti: fondata ai tempi della Magna Grecia, Roseto era una delle città satellite di Sibari. Il nome, derivante dal latinorosetum, dimostra la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che- come riportano alcuni ritrovamenti scritti- avveniva persino nel periodo invernale, grazie alle condizioni ottimali del territorio. Il clima temperato, l’incantevole paesaggio e la sua eterogeneità ambientale sono doni da ben custodire. È questa la radice dei progetti di cooperativa: valorizzare il territorio e creare nuove opportunità per i giovani, grazie ai fondi del PNRR stanziati per la rigenerazione dei borghi. Germoglia un’idea che sboccia in un fiore: la rosa. Protagonista naturale e immediata, da molti anni recitava nel ruolo di comparsa, nonostante la sua floridezza in epoche lontane. Il giovane Mattia Nigro- presidente della cooperativa- ne riscopre la beltà durante una passeggiata nelle campagne di Roseto. Si imbatte nei progenitori della rosea damascena, portata in terra dall’imperatore Federico II di Svevia, nel XIII secolo, che oggi crescono spontanei in alcuni angoli nascosti. La resilienza quasi millenaria delle rose meritava d’essere celebrata. Nasce, dunque, un disegno ambizioso: il labirinto delle rose. Un labirinto per ritrovare l’identità di un popolo e la sua antica eredità. Lo spazio sarà luogo di immersione esperienziale, tra passeggiate, soste, attività e persino soggiorni in yurta immersi nel mistico profumo. Qui, la rosa damascena sarà la guida del cammino attorno al giardino, dimora anche di altre varietà provenienti da tutto il mondo.

Tra passato e presente, i luoghi vivono e custodiscono memoria grazie alle scelte di coloro che restano e decidono di prendersene cura. Ne parliamo con Mattia Nigro.

La tua storia è da raccontare: hai studiato a Firenze, hai lavorato a New York, avresti potuto continuare a costruire una carriera all’estero. Invece, hai scelto di tornare, di mettere le mani in questa terra. In Calabria si parla da decenni di fuga dei giovani, di borghi che si svuotano, di un Sud che perde le sue risorse più preziose. Tu hai invertito questa rotta. Spesso il coraggio non viene riconosciuto a chi resta o a chi torna, ma solo a chi parte. Questo territorio ha ancora molto da offrire, ma senza visione, iniziativa e dedizione nulla da solo si trasforma in opportunità. Quanto pesa questa responsabilità su chi, come te, decide di scommettere su questi luoghi? Hai un consiglio da dare ai giovani interessati a mettersi in gioco in Calabria?

-Sono scappato dal Sud Italia convinto che qui non ci fossero opportunità. Ma più andavo lontano, più mi rendevo conto della fortuna che avevo avuto nel crescere e vivere in Calabria. Soprattutto per quanto riguarda le relazioni sociali, che qui paiono così naturali e calorose rispetto ad altri luoghi. Quando sono rientrato, sono stato accolto con sincerità e gioia. Ho avuto l’appoggio anche da persone da cui non credevo di riceverlo. L’umanità che trovo qua, altrove non l’ho vissuta. Il mio consiglio ai giovani è quello di partire, se il loro desiderio è quello di fare esperienze diverse, ma di non aver paura di tornare. La Calabria è una terra ricchissima, avrebbe proprio bisogno di mani premurose che se ne prendano cura. Chi ci vive purtroppo non se ne rende conto a causa dell’abitudine, che ti fa sottovalutare certe bellezze. È solo quando ti allontani che capisci quanto è preziosa questa terra.

Togliamo qualche curiosità alla giornalista e ai lettori e parliamo adesso del labirinto. I labirinti nella storia hanno sempre avuto un significato simbolico profondo. Il vostro progetto richiama qualcosa in particolare o ha una forma originale nata dalla vostra visione?

-La nostra volontà prevedeva di creare un luogo di riconciliazione tra passato e presente, per gettare le basi di un futuro migliore coinvolgendo la popolazione e tutti coloro che avrebbero scovato le bellezze di Roseto. Accogliamo a braccia aperte tutte le persone che provengono da altre parti del mondo, assieme alle loro idee. Difatti, l’ungherese Zoltan è stato l’ideatore del disegno del labirinto. Secondo la nostra visione, il labirinto possiede la forza di stimolare l’introspezione: è sempre stato considerato come posto di perdizione, ma in realtà è un luogo in cui si ritrova la parte più profonda di sé stessi. Il progetto ha preso forma da questa consapevolezza.

Splendida sembra l’idea della yurta che volete collocare vicino al labirinto. Sembra voler richiamare un ricongiungimento alla natura, come atto di rifugio fuori dal nostro tempo. Ma c’è anche una storia locale che si intreccia con quest’idea: si racconta che a Roseto Capo Spulico si coltivassero rose i cui petali venivano usati per riempire i guanciali delle principesse sibarite. In qualche modo, la yurta immersa nel profumo delle rose riporta in vita quella tradizione. È una coincidenza o c’è una volontà precisa di riannodare questo filo della storia?

-Sì, tramite la yurta- essendo una tenda- si è a stretto contatto con la natura. Ma l’idea è frutto di una coincidenza. Diverse persone, passando per Roseto, si accorsero della presenza di un’aia vicino a dove sarebbe fiorito il labirinto di rose. L’aia è una superficie a forma circolare posta in una zona ventilata, originariamente destinata alla battitura e all’essiccamento dei cereali. Il commento che ho sentito più spesso in merito è stato: “sai che qui ci starebbe proprio bene una yurta?”. Dunque, si è optato di realizzarla.

Adesso, spontaneamente, tutti ci stiamo chiedendo: da quando sarà possibile visitare il labirinto delle rose?

-Sarà visitabile dal giorno di Santa Rita, 22 maggio. Abbiamo organizzato una festa di inaugurazione per quel giorno, mi aspetto grande partecipazione.

Con l’invito di visitare il labirinto delle rose, Mattia conclude di rispondere alle domande. Noi ci auguriamo che l’iniziativa possa riscuotere il successo che la dedizione dimostrata dai suoi promotori merita. Ma anche che possa stimolare nuove iniziative di valorizzazione per la regione Calabria.

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