Il linguaggio universale di Michelangelo Frammartino

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Rincontrare qualche giorno fa, Michelangelo Frammartino, all’auditorium Casa della pace di Caulonia in occasione del seminario sul “Il Buco”, il film che ha ricevuto il premio della giuria al festival del cinema di Venezia, è stato emozionante. I suoi sono lavori che parlano attraverso la forza delle immagini, un linguaggio universale che non ha barriere e confini.

Rincontrare qualche giorno fa, Michelangelo Frammartino, all’auditorium Casa della pace di Caulonia in occasione del seminario sul “Il Buco”, il film che ha ricevuto il premio della giuria al festival del cinema di Venezia, è stato emozionante. Erano anni ormai che non ci si vedeva più. Ho trovato Michelangelo in grandissima forma. Quel ragazzo dallo sguardo vivace e profondo che negli anni che furono incontravo per le vie del Centro Storico di Caulonia, oggi è diventato un uomo con grande consapevolezza di se, del mondo e soprattutto del sogno che, caparbiamente nella vita, ha rincorso e realizzato. Un regista di grande sensibilità che attraverso la sua arte porta in evidenza, con semplicità e naturalezza, aspetti straordinari delle nostra terra. Lavori, i suoi, che parlano attraverso la forza delle immagini, un linguaggio universale che non ha barriere e confini. Un linguaggio, il suo, non convenzionale, un mezzo autentico, ed essenziale per comunicare e rappresentare lo spirito di luoghi, cose e persone. Michelangelo è una persona che orgogliosamente mostra le sue origini Cauloniesi, le radici dalle quali trova spunti, ed energia vitale per realizzare i suoi lavori cinematografici. Prima di iniziare il seminario abbiamo scambiato qualche battuta, ricordandoci anche quando nel 2003, mentre si trovava a Caulonia per girare uno dei suoi lavori, si era rotto il DAT che utilizzava per le riprese audio e io gli prestai il mio Midi Disk. Sono felice per il grande e meritato successo che sta riscuotendo e che sicuramente continuerà a riscuotere in futuro.

Mimmo Cavallaro