Il Parco Nazionale dell’Aspromonte ufficializza la nomina del neo direttore Putortì e predispone nuovi piani progettuali

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Il primo settembre, nell’ambito della presentazione del progetto “Pastori Custodi”, si è parlato di alcune urgenti problematiche ambientali.

La presentazione di giovedì scorso del progetto “Pastori Custodi”, fortemente voluto dall’Ente Parco dell’Aspromonte in sinergia con la Regione Calabria e l’Associazione Allevatori per la salvaguardia e la conservazione dell’ecosistema del massiccio calabrese, non è stata importante solo dal punto di vista politico-amministrativo, ma anche perché si è rivelata l’occasione per ufficializzare la nomina del neo direttore dell’Ente, Giuseppe Putortì, accolto dal caloroso applauso di tutti i convenuti alla conferenza stampa tenutasi a Gambarie d’Aspromonte (Rc): “Vi ringrazio per l’applauso – ha esordito Putortì, visibilmente emozionato – ma, andando subito al sodo, come nuovo direttore ritengo che ascoltare il territorio sia fondamentale, perché è solo comunicando con esso (e con chi lo custodisce) abbiamo la facoltà di coglierne le linee di sviluppo; anzi, a mio avviso ci sono due poli con cui dobbiamo fare i conti: la Natura e la Cultura. Guai a chi contrappone queste due realtà! Stiamo assistendo, anche in questi giorni, ad una guerra contro la Natura, costantemente deturpata, e a scontarne le conseguenze è appunto la Cultura, intesa come la nostra vita, il nostro modo di pensare e di lavorare; quindi conservare la Natura significa anche proteggere la nostra esistenza e garantirla alle nostre famiglie, ma un buon equilibrio tra i due poli richiede regole concertate, condivise ed intelligenti: questa è la grande sfida che si cela dietro le importanti iniziative che stiamo andando a porre in essere. Senza regole certe e concrete è impossibile pianificare qualcosa.
D’altronde – ha poi chiosato – io mi chiedo: in altre regioni d’Italia l’ente parco è considerato una preziosa ed onesta fonte di ricchezza per tutti, non vedo perché non debba esserlo anche da noi, nonostante le difficoltà. Ma tutto dipende dalla nostra personale volontà e buona fede, dobbiamo sentirci davvero parte della comunità del Parco, il quale merita la nostra fiducia”.

Dello stesso avviso è stato ovviamente il presidente dell’ente Leo Autelitano, il quale ha posto l’accento anche su alcune problematiche faunistiche ed ambientali, che ancora di più hanno bisogno di essere affrontate e risolte tramite la collaborazione e l’unione tra i diversi settori per la preservazione dei nostri boschi: “E’ un’iniziativa sulla quale abbiamo lavorato molto – ha dichiarato – abbiamo voluto realizzarla per istituzionalizzare il rapporto tra i pastori e l’Ente Parco dell’Aspromonte. Essi sono i veri custodi del nostro territorio, inseriti a pieno titolo anche nei piani antincendio boschivi da diverso tempo: un ruolo fondamentale che svolgono di fatto tutto l’anno, perché sono sempre presenti conducendo un controllo costante della montagna. Consolideremo un progetto innovativo, basato sulla tutela dei boschi e del massiccio, per esempio, stiamo riscontrando da molti mesi un notevole numero di danni causati dai cinghiali, o meglio, da quella razza generata dagli incroci tra i cinghiali e i maiali (il cinghiale puro è sempre meno diffuso dalle nostre parti) che sta letteralmente distruggendo i boschi aspromontani. Per far fronte a questo grave fenomeno, ci siamo adoperati come ente per definire un piano d’abbattimento selettivo, che è ormai quasi pronto ed entro poco tempo sarà inviato al Ministero per ottenere l’autorizzazione. Un altro problema di non poco conto è quello rappresentato dai lupi, che causano notevoli danni. Abbiamo organizzato numerosi incontri con associazioni ed istituzioni per trattare efficacemente l’indennizzo dei danni da lupo: facciamo parte di un gruppo di monitoraggio, comprendente tutti i parchi nazionali d’Italia interessati. Monitoriamo la presenza della specie, attenti a rilevare casi di ibridazione tra il lupo ed il cane che si intravedono e che automaticamente portano ad un accentuazione del danno.

Fra non molto dovremmo riuscire a circoscrivere con maggiore precisone il fenomeno ibridazione, da questi risultati definire nuove strategie per stabilire arginamento e puntualità nel risarcimento dei danni.
Pertanto – ha aggiunto – auspichiamo una maggiore sinergia tra le parti: un lavoro a stretto contatto che significhi anche un’informazione più appropriata su tutto ciò che concerne il nostro territorio e chi lo vive, ma soprattutto una rigorosa collaborazione per inquadrare meglio il fenomeno e prendere gli appropriati provvedimenti”.