Il Pnrr ci salverà

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Sono ormai mesi che l’argomento di come e in che misura il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza ha conquistato il dibattito nazionale frenato, ovviamente, dal nuovo ma non tanto imprevisto conflitto tra Russia e Ucraina di questi ultimi giorni. Soprattutto, il Pnrr è assunto alle cronache regionali perché diventa la nuova ancora di salvezza, concesso a credito giusto per ricordarlo, così come lo furono altri recovery nella storia sempre più dimenticata del Sud e della Calabria. Non si tratta di rispolverare l’arcipelago di fondi e contributi nelle diverse e più fantasiose sigle ed acronimi che hanno imperversato in quei pochi progetti sopravvissuti al finanziamento concesso, senza tirare in ballo le cifre delle risorse restituite poiché non impiegate. E lasciamo perdere ogni richiamo agli interventi di Cassa … del Mezzogiorno le cui cattedrali industriali o opere restano a testimoniare un periodo delle vacche grasse si, ma senza latte per il futuro. Ma vediamo di leggere le dichiarazioni più svariate attraverso le quali si da notizia che finalmente ci siamo. Fondi, progetti, tutto pronto per una Calabria del futuro al top. Dalle “Smart arene”, che avranno tra i compiti quello di “migliorare la competitività del sistema territoriale” realizzando infrastrutture digitali tra comuni e istituzioni locali”, ai 13 milioni di euro da destinare alla “progettazione territoriale” di cui ci si augura, a progettazione conclusa, di avere altrettanti fondi per realizzare i “progetti”, e poi venti milioni di euro circa per un comune tra i comuni, come se la cultura avesse bandiere e la bellezza non fosse dotata di spontaneità e non richiedesse spontaneismo. Ma anche una volta agguantati, oltre quelli del Pnrr, anche i soliti fondi per lo sviluppo e la coesione (FSC) necessari, questa volta, per promuovere, come visto, studi e progetti per accedere, se approvati, ai fondi del Pnrr per la loro realizzazione. A questo punto, tutto sarebbe sulla buona strada. La corsa a progettare, la nuova gara del prossimo futuro è aperta! Ovviamente si spera in una progettazione adeguata alle necessità, magari valutando i progetti in un quadro di insieme che definisca una idea comune di territorio e non subordinati alle vanità del singolo amministratore. Insomma, si potrebbe dire che le occasioni e i soldi non mancano, bisogna trovare, forse sarebbe meglio avere già, le idee. Ma nella corsa a inventarsi innovazioni tecnologiche o ridefinire bellezze che vivono di se stesse, forse dovremmo ricordarci della cura dei luoghi, anche quelli della “cultura”, dei banchi e delle aule di molte scuole, di una portualità marginale e non adeguata alle sfide del prossimo futuro, della riorganizzazione dell’offerta sanitaria o delle viabilità se non dell’arredo urbano o della situazione aeroportuale e dei trasporti, argomenti che vedono da anni languire ogni sogno per molti di tornare in Calabria e di spostarsi, soprattutto, disponendo di sistemi di mobilità adeguati. In fondo, argomenti che di per sé non penso richiedano una grande progettazione, ma uno sguardo a ciò che ci circonda e il progetto è di per sé già scritto, definito, fotografato, giustificato. Ma forse l’evidenza è troppo noiosa e poco impattante per abitudine e, alla fine, ci inventeremo altre eccellenti progetti per spendere oggi e senza reddito domani.