mercoledì, Febbraio 18, 2026
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Il presepe come resistenza

Memorie d’infanzia, dialoghi interrotti e ritrovati, la nostalgia del Natale come ponte tra ciò che siamo stati e ciò che siamo, contro un mondo che ha smarrito la tenerezza

Gli indimenticabili Natali della mia infanzia li ho trascorsi in un paese che si trasformava esso stesso in un presepe. D’altronde ci voleva poco. Le greggi rientrando ogni sera e si fermavano dinanzi alle porte per distribuire il latte prima di rientrare negli ovili. I pastori erano in carne ed ossa, le stalle diffuse ovunque. Si aggiungeva il suono delle zampogne e delle caramelle che ci svegliavano all’alba e poi i canti che dalle Chiese si diffondevano quasi ovunque.

I bambini nascevano ed erano tanti e molti di loro piangevano anche a Natale

Io sono stato fortunato perché la casa dei miei era piccola ma si allestiva un grande presepe che io ho continuato a realizzare a casa mia anche se molto più piccolo. Non saprei dire il perché, ma l’ho fatto ogni anno come fosse un rito. Probabilmente perché da bambino e ancor più da ragazzo il mio dialogo con Gesù è stato molto intenso, poi è diventato più complesso ed infine così tenue da interrompersi del tutto. Quasi del tutto, perché le presenze. importanti non si possono cancellare dalla propria vita. Basta un movimento improvviso dell’animo e riaffiorano sia pure in forme e con sembianze diverse. E così riflettendo dinanzi al presepe, quasi per miracolo, si crea un ponte tra quello che sono e ciò che sono stato, rivedo le persone che non ci sono più e il mio paese com’era e, per qualche istante, guardo il mondo (e non solo) con gli occhi di quando ero bambino e certamente migliore.  Osservo la Grotta e avverto una tenerezza che mi consente di riprendere il dialogo interrotto tanti anni fa e mi accorgo che, senza ipocrisia, restano intatte le domande della mia giovinezza. Ad alcune ho rinunciato a dare una risposta e ho dovuto prendere atto della mia inadeguatezza.

Resta però in piedi la domanda del perché ci sono bambini (e non solo) che continuano a piangere anche il giorno di Natale.

Perché Gesù non nasce per tutti.

Questa domanda è stata una costante del mio dialogo giovanile con Gesù arrivando alla conclusione che l’umanità avesse bisogno di una risposta laica e razionale per costruire un mondo in cui gli uomini riconoscendosi come uguali, avrebbero costruito una società migliore.

Il comunismo, a volte ingenuo e messianico, è stato anche questo. Ma la verità è che siamo stati travolti dall’uomo selvaggio e precristiano che si fonda sul mito di potenza, di forza bruta, di individualismo esasperato.

Un uomo che ha avuto bisogno di togliere Gesù dalla Grotta per realizzare una società scristianizzata e ridotta a mera materia.

Ecco perché per me laico, il presepe è certamente nostalgia per una stagione felice della mia vita ma soprattutto una volontà di resistenza ai vincitori di oggi..

 

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