Il ritorno dell’autonomia differenziata

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Il Governo, in tutta fretta e in gran silenzio, tenta di far approvare l’incostituzionale e obbrobriosa legge che prevede l’autonomia differenziata o, come l’ha chiamata l’economista Gianfranco Viesti, la “secessione dei ricchi”. È la Gelmini chiamata a presentare questa bozza di “legge quadro”, ma non ha dovuto lavorare alacremente, perché ricalca fedelmente le richieste della ministra leghista Stefani, quando nel 2018 voleva far passare questa “bazzecola”, che è l’autonomia differenziata, senza neanche una legge.

Il Governo, con i tanti media al suo servizio ci inonda di informazioni a senso unico sul conflitto russo-ucraino e sulla necessità di armarsi fino ai denti, mentre in tutta fretta e in gran silenzio si tenta di far approvare l’incostituzionale e obbrobriosa legge che prevede l’autonomia differenziata o, come l’ha chiamata l’economista Gianfranco Viesti, la “secessione dei ricchi”.

La riforma del Titolo V introdusse l’autonomia differenziata senza prevedere una procedura per il passaggio dei poteri dallo Stato alle Regioni. Nel 2017 Lombardia e Veneto hanno fatto un referendum per chiedere l’autonomia e ha vinto il SÌ. Non poteva essere diversamente visto che Lega e Centrodestra spadroneggiano da decenni in queste regioni. A queste si sono accodate Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana. Meraviglia, invece, che il centrodestra sia presente anche nella presidenza delle regioni del Sud, i cui cittadini sarebbero fortemente penalizzati da questa secessione sotto mentite spoglie.

Il governo Conte ha tentato di riequilibrare l’assurda pretesa di queste regioni di voler disporre su ben 23 materie indicate dalla Costituzione e la richiesta dei relativi finanziamenti, che lo Stato dovrebbe trasferire a rischio del suo indebolimento a livello centrale e con la conseguenza di impoverire ancor più le altre regioni meno ricche. Inoltre, dovendo decidere su tutto le Regioni, il Parlamento finirebbe per essere un passacarte e l’Italia, dal punto di vista della sovranità, una Repubblica delle banane.

Oggi, è la Gelmini chiamata a presentare questa bozza di “legge quadro”, ma non ha dovuto lavorare alacremente, perché ricalca fedelmente le richieste della ministra leghista Stefani, quando nel 2018 voleva far passare questa “bazzecola”, che è l’autonomia differenziata, senza neanche una legge. Per l’articolo 4 il parametro per i finanziamenti alle regioni “autonome” dovrebbe essere quello della spesa storica e se le spese sostenute risulteranno minori il resto potrà essere utilizzato a piacimento dalle regioni “autonome” senza alcun condizionamento.

Si sta rischiando la terza guerra mondiale, con coinvolgimento dell’Europa e quasi tutto il mondo, per tutelare l’integrità territoriale dell’Ucraina, la quale ha provocato una guerra civile nel Donbass solo per impedire l’uso della lingua russa e una parziale autonomia che le popolazioni russe chiedevano simile a quella del nostro Alto Adige. Il governo si è addossato pesanti oneri non previsti da nessun trattato internazionale e in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione esclusivamente per il sentimento di patria che l’invasione russa ha suscitato, mentre in Italia, con un insopportabile e irricevibile doppiopesismo, tenta di spaccare inesorabilmente l’integrità e la solidarietà del nostro Stato democratico.

Cosa non va di questa proposta Gelmini? Sono molto d’accordo con quanto ha scritto il professor Villone: è un ulteriore passo indietro anche rispetto alla bozza di Boccia, ministro nel governo Pd-5S”. Perché questa è peggiore?

“Perché – dice Luca Bianchi, di Svimez – qui si anticipa clamorosamente l’applicazione dell’Autonomia differenziata rispetto all’attuazione dei Lep, i livelli essenziali di prestazione. Nella proposta Boccia, almeno, questo era attenuato dall’impegno, entro 12 mesi, a definire i Lep e a rimodulare le risorse: e già ci appariva debole. Qui si altera il principio della coesione costituzionale. E ci si spinge anche un po’ più in là”.

In che senso? “C’è il chiaro riferimento alla spesa storica: elemento determinante per la ripartizione delle risorse”. Economicamente nella vita dei territori: cosa significa?

“Significa inchiodare questi territori al divario e alle disuguaglianze tra regioni del nord e regioni del sud. E garantire il finanziamento dei servizi dove questi già ci sono”.

Voragine per la spesa sociale. “Eh, sì. La spesa sociale viene cristallizzata nella differenza attualmente presente: perché dove non c’è servizio, non c’è spesa.

Quindi se non è un livello essenziale di prestazione, se non hai diritto al servizio in modo costituzionalmente tutelato, vuol dire che quel servizio non lo avevi prima, e non lo avrai dopo. E poi c’è un altro difetto”. Quale? “Scompare qualunque riferimento al tema della perequazione infrastrutturale: altra gamba del federalismo fiscale”.

Parliamo di infrastrutture materiali ed immateriali: ferrovie, ospedali, ma anche banda larga.

“Certo, perché se da un lato c’è la questione del pagamento delle prestazioni, dall’altro c’è l’obbligo di equiparare le infrastrutture”. Il Nord vuole l’Istruzione. “Sì, ma su quello ci fu già uno stop chiaro. Per motivi costituzionali. Spero lo ricordino”.

Non è ulteriore paradosso che questo testo sia collegato al Pnrr, il cui fondamento risiede proprio nel superamento del divario? “Lo è: soprattutto perché l’obiettivo strategico di colmare il divario è stato dettato con chiarezza dall’Unione europea ed accettato dall’Italia. E ci si dimentica di un altro presupposto. Il percorso dell’Autonomia prevede ci sia un interesse nazionale e collettivo nel trasferire alle Regioni alcune competenze: va quindi mostrato che il meccanismo ha un vantaggio non per la singola Regione. Un principio ribadito, tra l’altro, dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio e dal Dipartimento Affari legislativi di Palazzo Chigi. Sarà bene tenerlo a mente, per chi spinge. La ministra Carfagna sembra attenta, nel vigilare. In Parlamento e con estrema chiarezza la ministra Carfagna ha detto che qualunque percorso sull’Autonomia non può prescindere dall’attuazione dei Lep. E siamo contenti che ci sia una posizione così chiara da parte della ministra per il Sud, peraltro di Fi, come la ministra Gelmini”.