Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 30 Giugno.

Accadde che:

17 a. C. (2038 anni fa): Virgilio termina la prima bozza dell’Eneide, poema epico in dodici libri della cultura latina, scritta tra il 29 a. C. e il 19 a. C. Narra la leggendaria storia dell’eroe troiano Enea (figlio di Anchise e della dea Venere) che riuscì a fuggire dopo la caduta della città di Troia e che viaggiò per il Mediterraneo, fino ad approdare nel Lazio, diventando il progenitore del popolo romano. Si tratta di un’opera che l’autore non considera conclusa nella sua interezza e che viene pubblicata postuma, per volere di Augusto, dai poeti Vario Rufo e Plozio Tucca, amici di Virgilio. I segni più chiari della mancata revisione finale da parte dell’autore sono una sessantina di versi incompleti, da lui stesso chiamati tibicines, ovvero i “Puntelli” provvisori che sostengono un’opera ancora in costruzione. L’ Eneide si presenta come un poema che, risalendo a un periodo storico antichissimo e leggendario, legittima tanto il dominio di Roma sul mondo, quanto il potere interno della gens Iulia, la famiglia di Augusto che rivendica per sé la discendenza da Ascanio Iulo, figlio di Enea. Virgilio rielabora, contamina e continua la narrazione omerica per superarla. I Troiani ora sono i vincitori,  combattono per la fondazione di una nuova comunità; Enea, dopo tante prove dolorose imposte dal Fato, ottiene infine la patria e la pace. Il principale insegnamento del poema è che, per mezzo della pietas, si deve accettare l’operato degli dei come parte del destino. Virgilio tratteggiando il personaggio di Enea, allude chiaramente ad Augusto e suggerisce che gli dei realizzano i loro piani attraverso gli uomini: Enea doveva fondare Roma, Augusto deve guidarla, ed entrambi devono sottostare a quello che è il loro destino. L’eroe virgiliano è consapevole, pensoso, non privo di dubbi e interiormente combattuto tra le scelte che le proprie responsabilità lo obbligano a compiere e quelle che compirebbe seguendo i propri sentimenti. Si tratta di un eroe diverso da quello omerico, sicuro nel fare ciò che impone il senso del dovere. L’opera vieneelogiata dagli altri poeti di età augustea, come Properzio e Ovidio, essa sostituisce rapidamente l’epica arcaica nelle scuole e diventa il paradigma per chiunque voglia cimentarsi in questo genere. Verrà, poi, letta in ogni epoca.

1934 (87 anni fa): in Germania, avviene la “Notte dei lunghi coltelli”, un’operazione in cui le SS e la Gestapo assassinarono, per ordine di Adolf Hitler, esponenti di spicco del partito nazista, in particolare i vertici delle SA, le squadre d’assalto naziste, riuniti nella cittadina di Bad Wiessee, diversi oppositori del regime, nemici personali o ex compagni politici di Hitler, militari della Reichswehr e anche alcune persone estranee alla vita politica o militare tedesca. La stima totale del numero di vittime dell’epurazione risultò complessa, poiché nel corso di tale evento avvenne per la prima volta un largo utilizzo dei forni crematori, da parte dei nazisti, al fine di far perdere le tracce degli omicidi. Secondo i dati forniti dallo stesso Cancelliere del Reich, furono assassinate 71 persone, ma il totale delle vittime fu stimato tra 150 e 200; di 85 di esse si conosce il nome. Le esecuzioni proseguirono fino alle 4:00 del 2 luglio, quando Hitler vi pose ufficialmente termine. Il giorno successivo il governo licenziò una legge consistente in un unico articolo che così recitava: “Le misure prese il 30 giugno, il 1° e 2 luglio 1934 per reprimere gli attentati alla sicurezza del paese e gli atti di alto tradimento sono conformi al diritto in quanto misura di difesa dello Stato”. Questa legge di fatto autorizzava, senza possibilità di giudizio posteriore, qualunque azione che Hitler ritenesse necessaria a difesa dello Stato. In seguito Hitler, durante la cerimonia di apertura del congresso del partito Nazista tenutasi alla Luitpoldhalle di Norimberga il 4 settembre, si autoproclamò Führer della Germania.

 Scomparsa oggi:

2014 (7 anni fa): muore a Roma Maria Luisa Spaziani poetessa, traduttrice e aforista. Nata a Torino il 7 dicembre 1922, a soli diciannove anni, diresse una piccola rivista, prima chiamata «Il Girasole» e poi «Il Dado»,  il cui redattore capo era Guido Hess Seborga, che la fece conoscere negli ambienti letterari; ottenne e pubblicò inediti di grandi nomi nazionali come Umberto Saba e Sandro Penna; internazionali, come Virginia Woolf. Intanto, frequentava l’Università di Torino, facoltà di Lingue, laureandosi con una tesi su Marcel Proust. Nel gennaio del 1949 conobbe Eugenio Montale durante una conferenza del poeta al teatro Carignano di Torino e fra i due nacque un sodalizio intellettuale, caratterizzato anche da un’affettuosa amicizia, il poeta fu tra i primi a capire il valore della sua poesia e a incoraggiarne gli sviluppi. Il legame restò saldo anche quando Maria Luisa si trasferì a Roma, lo testimoniano le 360 lettere di Montale e i ricordi della poetessa nel volume “Montale e la Volpe”. La sua prima raccolta è intitolata “Le acque del Sabato”, ed esce per Mondadori nel 1954. La carriera poetica sembra promettente, ma due anni dopo Maria Luisa deve trovarsi un impiego a causa del tracollo finanziario del padre. Lo trova in un collegio torinese come insegnante di francese. È un periodo felice, la raccolta “Luna lombarda”, poi confluita in “Utilità della memoria”. Negli Anni ‘70 pubblica volumi di critica letteraria e traduce dall’inglese, dal tedesco ma soprattutto dal francese, da Marguerite Yourcenar a Andé Gide, da Jean Racine a Gustave Flaubert. Soprattutto “L’Epifania dell’alfabeto” ripercorrere tutti i temi fondamentali della sua poesia, quasi come un reportage in versi: la memoria, il mare, la madre, l’amore raccontato nella sua forma più nobile e la poesia stessa.