Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 15 Luglio.

Accadde che:

1099 (922 anni fa): durante la Prima crociata, i crociati conquistano Gerusalemme e la Basilica del Santo Sepolcro, dopo un difficile assedio. Sotto la guida di Goffredo di Buglione e Raimondo IV di Tolosa, i crociati riuscirono a conquistare la città e ad impadronirsi dei luoghi sacri della religione cristiana. Fu la prima di una serie di spedizioni, chiamate crociate, che tentarono di conquistare la Terra Santa, invocata da papa Urbano II nel corso di un’omelia, tenuta durante il Concilio di Clermont nel 1095. Essa iniziò come un vasto pellegrinaggio della cristianità occidentale e finì come una spedizione militare dell’Europa cattolica per riconquistare i luoghi santi del Vicino Oriente, caduti sotto il controllo dei musulmani durante la precedente espansione islamica, avvenuta tra il 632 e il 661. Quando i crociati arrivarono a Gerusalemme, si aprì davanti a loro un territorio arido, privo di acqua e di cibo. Essi non avevano speranza di tentare un blocco della città, poiché non avevano sufficienti truppe, risorse e tempo. L’unica soluzione fu quella di prendere la città con un assalto. Questo esercito, composto da uomini di diversa origine e con varie alleanze, non si dimostrò nemmeno in questa occasione come una forza unita; per esempio mentre Goffredo e Tancredi si accamparono a nord della città, Raimondo decise di stanziarsi a sud. Dopo il fallito assalto iniziale si tenne un incontro tra i vari comandati in cui si concordò, che per il futuro sarebbe stato necessario un attacco concordato. L’attacco decisivo a Gerusalemme iniziò il 13 luglio: le truppe di Raimondo si rivolsero verso la porta a sud mentre gli altri contingenti si concentrarono sul muro settentrionale. Il 15 luglio venne dato l’ultimo assalto ad entrambe le estremità della città e così venne conquistato il bastione, interno del muro settentrionale. Goffredo di Buglione entrò fra i primissimi nella città e fece scolpire sulle mura del Santo Sepolcro le parole “Praepotens Genuensium Praesidium” in ricordo dell’incredibile impresa.

1799 (222 anni fa): nel villaggio egiziano di Rosetta, il capitano francese Pierre-François Bouchard trova la Stele. L’autore di quella che si rivelerà una scoperta eccezionale fu il capitano nella Campagna d’Egitto guidata da Napoleone Bonaparte.  La Stele di Rosetta è una grande lastra in granito nero, larga 72 centimetri, spessa 27 centimetri e pesa circa 760 chilogrammi, divisa in tre parti, scritte in tre delle diverse grafie con cui si scriveva la lingua egizia. Oggi è considerata un importantissimo reperto storico, perché fu fondamentale nella decifrazione dei geroglifici egizi, ma già Napoleone comprese il valore di quella misteriosa pietra nera, non appena gli ufficiali del suo Stato Maggiore gliela mostrarono. Napoleone era un grande estimatore della civiltà egizia, tanto che prima di iniziare la Battaglia delle Piramidi disse al suo esercito: «Soldati, considerate che dall’alto di queste piramidi quaranta secoli vi guardano» Decise allora di far arrivare alcuni esperti da Parigi per studiare il contenuto della stele e per farne fare alcune copie. Una di queste è oggi conservata presso il Museo egizio di Torino, dove è possibile ammirarla.  Nel 1801 i francesi furono però sconfitti dall’esercito inglese, interessato anch’esso a controllare l’Egitto e furono obbligati a consegnare loro, pur controvoglia, la stele di Rosetta. In Inghilterra, venne donata nel 1802 da re Giorgio III al British Museum di Londra, il più importante museo inglese, dove fu esposta e dove si trova ancora oggi. Nei primi tempi in cui la stele fu al British Museum, le iscrizioni presenti sulla pietra furono colorate in gesso bianco per favorire la visione di quanto scritto al pubblico del museo, mentre oggi è stata riportata ai suoi colori originali e rinchiusa in una teca di vetro molto grande.

Scomparso oggi:

1997 (24 anni fa): viene assassinato, sulle scale della sua villa di Miami, Gianni Versace stilista. Sono le 9.03 del mattino, è il primo pomeriggio in Italia, lo stilista è solo, è appena tornato dal giro mattutino sulla Ocean Drive. Non fa in tempo a spingere la cancellata di ferro battuto: un uomo in shorts neri e maglietta bianca, che si scoprirà essere Andrew Phillip Cunanan, 28 anni, ex modello e ricercato per altri tre omicidi, gli si avvicina sparandogli a freddo due colpi alla nuca senza un apparente perché: lo stilista crolla a terra lasciando una scia di sangue sulle scale.  Viene portato al Jackson Memorial Hospital, ma il suo cuore cessa di battere, all’età di 50 anni. L’Fbi non trova spiegazioni, si dirà di tutto: delitto per caso, delitto di mafia, delitto seriale. Seguono polemiche, inchieste giornalistiche, libri. Nessuna pista sembra essere quella giusta. Quel che è certo è che il 15 luglio di venti quattro anni fa, si chiude un’epoca, la golden age della moda. Nato a Reggio Calabria, il 2 dicembre 1946, inventa il concetto di stilista trasformando, allo stesso tempo, in star le top model del momento, da Naomi Campbell a Claudia Schiffer. Crea una moda sexy e glam, fa diventare leggendaria Elisabeth Hurley grazie al mitico abito nero con le spille da balia oro, indossato per l’anteprima del film “Quattro matrimoni e un funerale”, nel 1994. È stato uno dei protagonisti più attivi della costruzione del bello, che non può essere limitato puramente e semplicemente, come per secoli, al campo delle arti. Grazie a lui, la moda italiana ha compiuto un grande passo in avanti sul piano internazionale e la “Gianni Versace SpA” da lui fondata, è rispettata e apprezzata per le vie del mondo. Sete, pelle, gomma, metallo sono stati gli elementi di base per la definizione dei suoi abiti, declinati in modo speciale verso i giovani. Fine interprete di quel gusto eccentrico e stravagante, Gianni è tra i nomi protagonisti che fecero del “Made in Italy” una garanzia, riconosciuta a livello internazionale. L’avventura inizia, già in tenera età, al fianco della madre Franca che possedeva una delle più importanti sartorie italiane nella città di Reggio Calabria, da lei impara i segreti del mestiere. Si trasferisce a Milano nel 1972, per subentrare ad Albini come stilista da Callaghan: in breve tempo varca la porta di Genny e poi di Alma. Nel 1978 fonda con il fratello Santo e Claudio Luti la Maison: a colpi di stampati, drappeggi e maglie metalliche, con modelli carichi di sensualità, domina la passerella. Di Gianni Versace, l’amico Franco Zaffirelli ha detto: “Con la morte di Versace l’Italia e il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività”. In una delle sue interviste, Gianni ha dichiarato: “Penso che sia responsabilità di uno stilista cercare di infrangere le regole e le barriere”.