Il tempo dei ricordi

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Foto: the web coffee

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data dell’11 gennaio.

Accadde che:

1935 (87 anni fa): Amelia Earhart è la prima donna a volare in solitaria dalle Hawaii alla California, un volo di 2.408 miglia. Per riscaldarsi usava thermos di cioccolata calda. Al termine della trasvolata dichiarò: “In effetti è stata la tazza di cioccolata più interessante che abbia mai avuto, seduta da ottantamila metri nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, da sola”. Al termine dell’impresa una grande folla si precipitò sull’aereo dell’aviatrice per abbracciarla e complimentarsi con lei.

1996 (26 anni fa): il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, viene ucciso da esponenti mafiosi. Giuseppe Di Matteo, rapito da Cosa Nostra, all’età di 12 anni, fu strangolato e sciolto nell’acido dopo 25 mesi dal giorno del sequestro.Un pellegrinaggio di casolare in casolare, chiuso nel bagagliaio dell’auto, poi imprigionato per 180 giorni in una stanza nascosta sotto il pavimento di un bunker nelle campagne di San Giuseppe Jato, nell’entroterra palermitano. Uno dei mandanti di quella vicenda, Giovanni Brusca, tra i responsabili anche della strage di Capaci ha lasciato il carcere il primo giugno 2021, dopo un quarto di secolo dietro le sbarre. Santino Di Matteo, padre di Giuseppe, si è scagliato contro lo Stato: «Si è fatto fregare». L’uomo ha ripercorso ciò che accadde a suo figlio a metà degli anni ’90: «Ha sciolto mio figlio nell’acido, ha strangolato una ragazza incinta, Brusca non appartiene alla razza umana: se lo trovo per strada non so cosa succede». Il sequestro e l’omicidio del piccolo furono un tentativo di dissuadere l’ex mafioso Santino dalla collaborazione con gli investigatori. Brusca fu condannato come mandante dell’omicidio. Dopo essere diventato collaboratore di giustizia anch’egli, durante un’udienza del processo sulla strage di Capaci, chiese «perdono» ai Di Matteo. Nel 1998, Santino, incrociandosi in aula con Brusca durante un’udienza del Borsellino bis, gli lanciò un microfono e lo minacciò di morte: «Animale non sei degno di stare in quest’aula. Ti dovrei staccare la testa».

Scomparso oggi:

1999 (23 anni fa): muore, a Milano, all’età di 58 anni dopo la diagnosi di un carcinoma polmonare, Fabrizio De Andrè cantautore. Nato a Pegli (Genova) il 18 febbraio 1940 è considerato uno dei più importanti, influenti e innovativi cantautori italiani, conosciuto anche con l’appellativo di Faber che gli dette l’amico Paolo Villaggio, con riferimento alla sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell, oltre che per l’assonanza con il suo nome. De André ha inciso quattordici album in studio più alcune canzoni pubblicate come singoli e in seguito riedite in antologie. Tra i dischi più di successo figurano senz’altro Anime salve (1996), Crêuza de mä (1984), Non al denaro non all’amore né al cielo (1971) e La buona novella (1969). Il cantautore scrisse i suoi testi perlopiù in solitaria, avvalendosi della collaborazione di altri artisti in rari casi. Quando si è sentito male era nel pieno del suo tour tra Roccella Ionica e Saint-Vincent, quando all’improvviso accusò un malore che lo costrinse ad annullare l’ultima tappa. Pur avendo interrotto i concerti, decise di continuare a lavorare ad altri testi con il poeta e cantante Oliviero Malaspina, ma il progetto non vide mai la luce. De André subì il ricovero verso la fine del novembre 1998, quando la malattia era già in uno stato avanzato. Uscì dall’ospedale il 25 dicembre per festeggiare il Natale con la famiglia. I medici sapevano che ormai non c’era più niente da fare. I funerali si svolsero nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova, e vi prese parte una folla di oltre diecimila persone. De André è il più grande o tra i più grandi cantautori italiani ed europei del Novecento. La ricchezza e la profondità delle sue composizioni stupiranno e incanteranno generazioni e generazioni come ne hanno incantate da decenni. I temi centrali che emergono dalla vita di De André sono:

  • il rapporto con la campagna, dove visse a lungo da piccolo e dove volle tornare, con enorme sperpero di denaro, con la tenuta in Sardegna;
  • il conflitto con l’ambiente borghese incarnato soprattutto nella figura del padre e che determina il ribellismo giovanile, mai superato;
  • la ricerca dell’emarginazione vista come un’esclusione totale, assoluta dalla società e dalle convenzioni dominanti.