Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 5 Marzo.

Accadde che:

1876 (146 anni fa ): esce il primo numero del quotidiano milanese “Il Corriere della Sera”, fondato da Eugenio Torelli Vollier. Il lancio avviene la prima domenica di Quaresima, giorno in cui tradizionalmente gli altri quotidiani milanesi non uscivano. Il ricavato del primo numero viene devoluto interamente in beneficienza. La redazione del giornale è composta da 3 redattori e ha sede nella storica Galleria Vittorio Emanuele e veniva stampato in una tipografia sotterranea in via Marino, adiacente alla Galleria. In seguito, la sede “storica” è diventata quella di via Solferino, sempre nel cuore di Milano, a due passi dal quartiere di Brera. il Corriere è diventato nel tempo, ed è tuttora, il primo o il secondo dei quotidiani italiani più diffusi e appartiene al gruppo editoriale Rcs Mediagroup, quotato in Borsa e con un capitale sociale di 40 milioni di euro.

1918 (104 anni fa): l’Unione Sovietica sposta la capiate da Pietroburgo a Mosca. La vicinanza della città alle armate anti-bolsceviche che minacciavano un’offensiva decisiva contro il potere bolscevico, costrinse il capo rivoluzionario Vladimir Lenin a trasferire la capitale e il governo sovietico a Mosca. La mossa era intesa inizialmente come temporanea, ma Mosca da allora rimase la capitale. Con la morte di Lenin, nel 1924,, la città venne ribattezzata Leningrad, in suo onore.

Nato oggi:

1922 (100 anni fa): nasce, a Bologna, Pier Paolo Pasolini poeta, sceneggiatore, attore, regista, scrittore e drammaturgo. Culturalmente versatile, si distinse in numerosi campi, lasciando contributi anche come pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista. Pasolini dirà di se stesso: “Sono nato in una famiglia tipicamente rappresentativa della società italiana: un vero prodotto dell’incrocio… Un prodotto dell’unita’ d’Italia. Mio padre discendeva da un’antica famiglia nobile della Romagna, mia madre, al contrario, viene da una famiglia di contadini friulani che si sono a poco a poco innalzati, col tempo, alla condizione piccolo-borghese. Dalla parte di mio nonno materno erano del ramo della distilleria. La madre di mia madre era piemontese, ciò non le impedì affatto di avere egualmente legami con la Sicilia e la regione di Roma”. Nel 1928 è l’esordio poetico: Pier Paolo annota su un quadernetto una serie di poesie accompagnate da disegni. Il quadernetto, a cui ne seguirono altri, andrà perduto nel periodo bellico. Nel 1955 viene pubblicato da Garzanti il romanzo “Ragazzi di vita”, che ottiene un vasto successo, sia di critica che di lettori. Il giudizio della cultura ufficiale della sinistra, e in particolare del PCI, è però in gran parte negativo. Il libro viene definito intriso di “gusto morboso, dello sporco, dell’abbietto, dello scomposto, del torbido..”. La Presidenza del Consiglio promuove un’azione giudiziaria contro Pasolini e Livio Garzanti. Il processo da’ luogo all’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato. Il libro, per un anno tolto alle librerie, viene dissequestrato. Pasolini diventa, però, uno dei bersagli preferiti dai giornali di cronaca nera; viene accusato di reati al limite del grottesco. Nel 1961, realizza il suo primo film da regista e soggettista, “Accattine”, che viene vietato ai minori di anni diciotto e suscita non poche polemiche alla XXII mostra del cinema di Venezia.Nel 1972, presso Garzanti, pubblica i suoi interventi critici, soprattutto di critica cinematografica, nel volume “Empirismo eretico”. Essendo ormai i pieni anni settanta, non bisogna dimenticare il clima che si respirava in quegli anni, ossia quello della contestazione studentesca. Pasolini assume anche in questo caso una posizione originale rispetto al resto della cultura di sinistra. Pur accettando e appoggiando le motivazioni ideologiche degli studenti, ritiene in fondo che questi siano antropologicamente dei borghesi destinati, in quanto tali, a fallire nelle loro aspirazioni rivoluzionarie. La mattina del 2 novembre 1975,  sul litorale romane ad Ostia, in un campo incolto in via dell’idroscalo, viene trovato morto. Ecco alcuni suoi pensieri sulla famiglia, che dimostrano la sua originalità: “La repressione, l’oppressione, la mancanza di libertà, il conformismo, l’ipocrisia, son tutti strutturati, maturati in seno alle famiglie, perché la famiglia è nata come una piccola difesa, un po’ meschina che fa l’uomo per difendersi dal terrore, dalla paura, dalla fame… È un meccanismo di difesa per cui l’uomo si crea una tana e nella tana fa quello che vuole: il padre opprime i figli ecc… Detto questo, la famiglia è anche il covo delle cose più belle dell’umanità. Le due cose sono orrendamente inestricabili”.

Sull’amore, invece: “A che serve l’aver amato e l’aver conosciuto nel passato? A niente, quel che conta è l’amare e il conoscere al presente: un amore vissuto nel ricordo e l’anima imprigionata nel rimpianto non vola più”.