Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 16 Marzo.

Accadde che:

1850 (172 anni fa): viene pubblicato il romanzo di Nathaniel Hawthorne, intitolato “La Lettera Scarlatta”. Ambientato in una Boston puritana, tratta le vicende di Hester Prynne, una donna che, per aver commesso il peccato dadulterio, viene costretta a portare cucita sul petto una A” scarlatta, così da rendere evidente a tutta la comunità la sua vergogna e da costringerla ad unesistenza fatta di emarginazione. Allepoca della prima pubblicazione, il libro fece scandalo non soltanto per la tematica che trattava, ma anche perché fu interpretato come unincitazione alla liberalizzazione sessuale. In realtà, unico scopo dellautore era una denuncia nei confronti del falso moralismo che imperversava a quel tempo. Fin da subito, fu un vero e proprio successo editoriale e ciò gli valse un posto di riguardo fra i classici di letteratura americana. Poco dopo la sua pubblicazione, l’opera divenne il centro di dibattiti e discussioni infinite: molti lettori, infatti, fraintesero il significato del libro, credendo che fosse solo un libro “scabroso” su un adulterio. Ma moltissimi lettori si innamorarono della storia. Inoltre, l’autore godette dell’appoggio e del sostegno costante della famiglia, degli amici e del suo editore, e ciò contribuì al successo del romanzo, che fu tale da permettergli di vivere scrivendo, qualcosa di incredibile all’epoca, considerando che gli unici che potevano realisticamente farlo erano solo i preti e gli insegnanti.

1978 (44 anni fa): il segretario della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, viene rapito da un commando delle Brigate Rosse in via Fani. Poco dopo le 9, un commando delle Brigate Rosse entra in azione, bloccando le auto del presidente Dc Aldo Moro, uccide i 5 uomini di scorta (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino) e portano via Moro su una Fiat 132 blu. Poco dopo rivendicano l’azione con una telefonata all’ Ansa. Quella mattina era previsto il dibattito alla Camera dei deputati e il voto di fiducia per il quarto Governo presieduto da Andreotti: si trattava di un momento di grande importanza poiché, per la prima volta dal 1947, il PCI avrebbe concorso direttamente alla maggioranza parlamentare che avrebbe sostenuto il nuovo esecutivo. Principale artefice di questa complessa e difficoltosa manovra politica era stato Moro, presidente della Democrazia Cristiana. Moro venne caricato su un’altra auto e sequestrato, dando il via a una prigionia di 55 giorni durante i quali venne sottoposto al giudizio di un sedicente “tribunale del popolo”, mentre proseguivano incessanti le trattative per la liberazione in un’Italia terrorizzata e in una DC spaccata. Il 6 maggio del 1978 le Brigate Rosse diramarono un comunicato, il nono dal sequestro, annunciando “conclusa la battaglia” e l’esecuzione “della sentenza cui Moro è stato condannato”. Sull’Italia calò un silenzio attonito  che scandì un’attesa durata tre giorni. Il 9 maggio del 1978 il corpo di Aldo Moro venne trovato crivellato di colpi in una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, a poca distanza da piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.

Scomparso oggi

37 d. C. (1885 anni fa): muore, a Miseno (Napoli), Tiberio secondo  imperatore romano, appartenente alla dinastia Giulio-Claudia. Nato, a Roma, il 16 novembre 42 avanti Cristo, alla nascita ebbe il nome di Tiberio Claudio Nerone, regnò dal  14 al 37. Augusto lo adottò e lo designò suo successore al trono, essendo morti, in rapida successione, i suoi preferiti Gaio e Lucio. Tiberio accettò con titubanza la successione, mostrando una grande deferenza nei confronti del Senato e rinunciando a quei titoli onorifici, concessi ad Augusto, che potevano suonare comunque offensivi per i senatori. Nonostante tutte queste precauzioni, fallì ogni sforzo di trovare un accomodamento con il Senato, che si illudeva di poter recuperare un potere ormai definitivamente perduto. Nonostante i lunghi anni di continuo impegno al fronte Tiberio non amò mai la vita militare e fu quindi ben lieto di potersi appoggiare alle grandi capacità del figlio adottivo Germanico. Nel 26 Tiberio si ritirò nella sua villa di Capri, seguì un lungo periodo di intrighi di palazzo. Gli ultimi anni di Tiberio furono difficili per il mondo romano e mentre l’imperatore rimaneva a Capri, a Roma scoppiò una crisi finanziaria che acuì la difficoltà di rapporti con il Senato.